Persone illese soccorse: la finanziaria estende l'obbligo di pagare l'intervento
Da Roma è in arrivo, su iniziativa del governo, una norma che prevede, per le richieste dovute a comportamenti colposi o irresponsabili, il pagamento a carico degli escursionisti del costo delle operazioni di ricerca, soccorso e salvataggio effettuate dalla guardia di finanza. A livello locale sull'arco alpino le varie autorità avevano già introdotto un sistema simile - IL PUNTO
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Ignorare i segnali di pericolo o essere mal equipaggiati in montagna non sarà più a costo zero: chi trovandosi ad esempio in cima a una montagna con i sandali - come raccontano sempre più spesso alcuni episodi di cronaca - non sarà in grado di tornare a valle e avrà bisogno del soccorso dovrà pagare per le operazioni di "ricerca, soccorso e salvataggio" effettuate dalla guardia di finanza, che come noto conta su un proprio corpo specializzato (Sagf).
La novità arriva con la manovra di bilancio, secondo quanto si legge in una prima bozza del ddl del governo.
Ovviamente, il pagamento scatterà nel caso di "dolo o colpa accertata" o nel caso la richiesta di aiuto sia "immotivata o ingiustificata", si legge nel testo. Sarà un decreto del ministero dell'economia a stabilire la tabella dei costi.
Per quanto riguarda in generale i costi di interventi di soccorso, in particolare con l'elicottero civile del 118 e il soccorso alpino, sono già regolamentati da disposizioni degli enti locali che hanno competenze dirette in materia sanitaria (Regioni e Province autonome) e dunque anche di emergenza in montagna.
Anche sulle Dolomiti e Prealpi di nordest, chi viene soccorso in montagna ma risulta incolume dovrebbe spesso pagare il costo parziale o totale dell'intervento, con regole e tariffe che variano fra Trentino, Alto Adige/Südtirol, Veneto e Friuli. Pure nel resto dell'arco alpino è prevista la partecipazione dell'assistito ai costi quando la richiesta di intervento non risulta motivata da reale emergenza sanitaria o da grave pericolo, magari legata a comportamenti imprudenti di vario genere.
Le cronache sia estive sia invernali sono piene di episodi, ben al di là dei casi "estremi" di intervento con l'elicottero: in molte circostanze a muoversi sono squadre di soccorritori via terra, per raggiungere in quota e accompagnare a terra escursionisti in difficoltà. Episodi spesso dovuti alla scarsa preparazione atletico o tecnica dei turisti, che aveva valutato erroneamente l'escursione prima di affrontarla oppure non avevano consultato le previsioni meteo.
Ma non mancano situazioni in cui, a prescindere dagli aspetti legati alle caratteristiche del percorso in quota, l'impossibilità a proseguire deriva dalla semplice assenza di un equipaggiamento sia pur minimamente adatto a un ambiente di montagna, a cominciare dalle calzature.
Va ricordato, peraltro, che il riferimento normativo a livello nazionale è il dpr 11/1992: «Gli oneri delle prestazioni di trasporto e soccorso sono a carico del servizio sanitario nazionale solo se il trasporto è disposto dalla centrale operativa e comporta il ricovero del paziente. Detti oneri sono altresì a carico del servizio sanitario nazionale anche in mancanza di ricovero determinata da accertamenti effettuati al pronto soccorso».
Normalmente, in caso di ricovero in pronto soccorso con un referto medico che attesta la gravità del caso, si paga solo il ticket sanitario di alcune decine di euro a seconda delle tariffe locali.
Per il recupero in montagna di persone illese, l'elisoccorso può costare 750 euro a intervento, in altri casi la tariffa viene calcolata sul tempo di volo (tra 90 e 140 euro al minuto, ma con un tetto massimo), oltre a quote per i costi delle manovre di terra.
Va infine rilevato che, specie nel caso di turisti stranieri, non sempre è possibile per le autorità sanitarie incassare effettivamente quanto dovuto.