Manolo e Mauro Corona scrivono un "diario" a quattro mani
Il celebre autore e alpinista di Erto, ospite a Radio 24, rivela che sta lavorando alla stesura di un nuovo libro insieme al grande scalatore e suo storico amico Maurizio Zanolla, che vive in Primiero: «Un dialogo nel quale rievochiamo la nostra vita sul verticale»
LIBRO Manolo si racconta senza rete: «Eravamo immortali»
DOCUMENTARIO Mauro Corona: «La mia vita finché capita»
Due icone della montagna, due leggende delle Dolomiti, due grandi amici, che scrivono un libro a quattro mani: Mauro Corona e "Manolo" cioè Maurizio Zanolla.
Lo ha rivelato venerdì scorso lo stesso Mauro Corona, da pochi giorni in libreria con il nuovo volume I sentieri degli aghi di pino (Mondadori), durante la trasmissione di Radio 24 Uno, nessuno, 100Milan.)
Parlando con i conduttori Alessandro Milan e Leonardo Manera, il celebre scrittore e alpinista di Erto ha spiegato che insieme al famoso pioniere del free climbing sta lavorando a un testo, che sarà dato alle stampe dalla stessa Mondadori: «Lui è un tipo molto schivo ma ha scritto un libro meraviglioso Eravamo immortali. E ora ne stiamo facendo uno in due, un dialogo fra noi due, dove rievochiamo la nostra vita sul verticale. Ormai siamo più bravi sul verticale che sull'orizzontale, quindi possiamo liberarci...», ha rivelato Mauro Corona, che lo scorso 10 novembre è stato protagonista di un'affollato e apprezzato incontro, a Borgo Valsugana, sul nuovo romanzo, in libreria da poche settimane.
I sentieri degli aghi di pino, che nella prima edizione è stato caratterizzato da un problema in fase industriale (manca un intero capitolo, consultabile perciò online), è il racconto delle le vite di due fratelli, vite inconciliabili.
Cresciuti tra il respiro del bosco e lo sguardo severo e spoglio delle cime, il ragazzo e la ragazza - si legge nella presentazione - hanno ricevuto gli insegnamenti del nonno, montanaro dalla saggezza antica, che ha tentato di trasmettere a entrambi il rispetto per la Natura in ogni sua forma e il valore della fatica buona, quella che rende prezioso ogni traguardo raggiunto. Eppure, ora che sono adulti, e quel tratto di sentiero condiviso è ormai alle spalle, i due hanno compiuto scelte diverse.
Lei, affiancando agli studi scientifici i rimedi naturali custoditi dai vecchi del paese natio, ha messo al primo posto la salvaguardia dell’ambiente e ha sviluppato una sensibilità ecologista pura e intransigente.
Lui, che dei moniti del nonno si è sempre fatto beffa, si è dato obbiettivi meno nobili, e della sua profonda conoscenza degli alberi ha fatto un’opportunità di guadagno.
Così, se per la sorella il taglio di un bosco è un imperdonabile affronto e una stupida autocondanna per l’uomo, per lui è la normale conseguenza del progresso, il frutto dell’inarrestabile evoluzione che vede l’essere umano e le sue necessità al centro di tutto.
Ritirato nella sua tana, tra i libri e le sculture che sono rimasti a fargli compagnia ora che la stanchezza lo ha allontanato dalle vette, il vecchio osserva questa nuova generazione un po’ persa, con preoccupazione ma anche con la benevolenza di chi crede che, se le radici sono buone, non tutto è perduto.
«Mauro Corona - scrive infine l'editore - sa essere al tempo stesso cantore di un passato che si sta perdendo e sentinella di un futuro pieno di incognite. In questo appassionato apologo, esplora le contraddizioni che sono alla base del rapporto tra l’uomo e la Natura, con lo sguardo di chi, dall’alto delle montagne, vede in anticipo arrivare la bufera, ma anche il primo bagliore di sole».
In Eravamo immortali (Rizzoli), Manolo detto Il Mago. O, semplicemente, Maurizio Zanolla si racconta.
Un ragazzo cresciuto in un ambiente che vedeva le montagne solo come fonte di pericoli, e che un giorno, quasi per caso, ha scoperto il fascino della roccia. Un mondo verticale retto da regole proprie, distante da costrizioni e consuetudini della società, capace di imprimere una svolta al suo destino.
Così, al rumore della fabbrica si è sostituito il silenzio delle vette. Uno dei più grandi scalatori italiani e internazionali racconta per la prima volta come ha scelto di affrontare le pareti alleggerendosi di tutto, fino a rifiutare persino i chiodi. Nella convinzione che la qualità del viaggio fosse più importante della meta, e che ogni traguardo portasse con sé una forma di responsabilità.
La famiglia, gli affetti, le prime scalate, le vie aperte spesso in libera e in solitaria, fino a capolavori dell’arrampicata come Eternit e Il mattino dei maghi: il racconto in prima persona delle esperienze più significative, intense e toccanti di una vita vissuta alla ricerca dell’equilibrio.
Manolo, al secolo Maurizio Zanolla (nato in provincia di Belluno, Feltre, 1958), è il più celebre scalatore free solo d’Italia. Pioniere dell’arrampicata libera, ha compiuto imprese storiche tra pareti e falesie. Vive in Trentino, con i figli e la moglie Cristina, in una casa che ha rimesso in piedi con le sue mani tra i boschi delle Pale di San Martino.
È stato fra l'altro il primo italiano a salire una via d’arrampicata di difficolta 8b. Ha superato in free solo difficoltà alpinistiche fino al grado 8a, già nel 1992 alla falesia di San Silvestro in Totoga sale la via Masala Dosa, sulle Pale di San Martino. Nel 2006, a 48 anni, sale il suo primo 9a, Bain de Sang nella falesia svizzera di Saint-Loup.
È uno dei più grandi scalatori italiani e internazionali: ha rivoluzionato la storia dell'alpinismo.
Mauro Corona, scrittore, scultore e alpinista è nato a Baselga di Piné nel 1950 ma è cresciuto a Erto, in Friuli, vicino alla diga del Vajont e al confine con la provincia di Belluno, cioè con Longarone.
La sua vita è immersa nel bosco e fra le montagne, così come i suoi fortunati romanzi. È diventato anche un personaggio apprezzato nei talk-show televisivi e alla radio. Ha aperto oltre 300 vie di arrampicata, principalmente nelle Dolomiti Friulane