Manolo si racconta senza rete: «Eravamo immortali»
Si chiama proprio così il libro di Maurizio Zanolla che oggi verrà presentato in anteprima Appuntamento questa mattina al Teatro Sociale. L’elogio di Corona: «È un capolavoro»
Maurizio Zanolla, Manolo o, se preferite, Il Mago riesce sempre a stupire. Lo ha fatto quando aveva vent’ anni cambiando il modo di interpretare l’ arrampicata, lo ha fatto rimanendo sempre sé stesso anche quando altri, molto meno forti di lui alpinisticamente, salivano su piedistalli improbabili (o, peggio, si proponevano come maestri), lo fa ora con un libro: “Eravamo immortali”, Fabbri editori. Oggi, in anteprima al Trento Film Festival, lo presenterà al Teatro Sociale, alle 11.30. Con una modestia che rimane valore sconosciuto per buona parte del mondo, quest’ uomo, mette a nudo la sua vita e quella interiore, in particolare, con una scrittura essenziale ed intensa. Sulla punta delle dita, come sempre ha fatto e fa nelle sue arrampicate. Probabilmente anche nella scrittura - come già sulle sue amate vie di roccia, la “Eternit”, per esempio, delle Vette Feltrine o i 900 metri della temuta e difficile Carlesso-Sandri (7a) della Torre Trieste (gruppo Civetta, salita da Manolo, in libera, alla fine degli anni Settanta) - la “via” maestra rimane la sua enorme capacità di concentrazione. “Non provavo soddisfazione ad arrivare primo... - scrive riferendosi alle gare di ginnastica artistica che vinceva da bambino - Adoravo, invece, il controllo fisico e mentale richiesto per l’ esecuzione degli esercizi, cui doveva accompagnarsi una continua attenzione anche ai più piccoli dettagli”. Racconta affreschi di vita con potente freschezza. La realtà sconfina nel leggendario ma non tanto perché la narrazione mescoli reale e meraviglioso, il riferimento non è di genere letterario, bensì al carattere delle vicende vissute da Manolo. Non a tanti capita di avere una vita come la sua, intrisa di peripezie e ostacoli (tosti) di vario tipo e di trovare equilibrio (non solo fisico), e poi ricercarlo con sempre maggiore “ostinazione”, scalando in libera pareti verticali con appigli di pochi millimetri. “La parete - scrive Manolo - continuò a impennarsi, e quando una stretta e ripida fessura ci costrinse a rallentare avvicinai Gigi quasi a raggiungerlo. Il vuoto adesso sembrava senza fine. Era magnifico: nessun timore, nessuna paura, solo l’ immenso piacere di muoversi libero in quello spazio grandioso. Eravamo quasi a mille metri dal suolo...”. Ricerca di coerenza ed equilibrio sono i binari su cui Il Mago ha impostato tutta la sua vita e, l’ elegante tecnica alpinistica, è stata certamente un veicolo insolito, potente ed efficace. Certo non senza deviazioni, è pur sempre un appartenente al genere umano! Ma la capacità di profonda introspezione e la conseguente applicazione “ostinata” a migliorarsi, che già l’ arrampicata e, ora, anche la scrittura rivelano, raccontano di una persona con caratteristiche inusuali. L’ essenzialità della scrittura di Manolo riflette quella dei suoi gesti nella progressione in parete e - allo stesso modo - in totale libertà, con ugual leggero passo e inventiva, dona piacere all’ anima, così come, per l’ arrampicata, agli occhi e al cuore. “Gigi era scontroso, irascibile e permaloso. Ma libero. Sapeva chiedere scusa, perché era autoironico e intelligente, e così sensibile da essere perfino romantico. E camminava senza nascondersi dietro al suo carattere: gli stava davanti con coraggio, tagliandosi la strada nella vita con la sua sarcastica e pungente”, così scrive Manolo di un amico, uno spirito libero, Gigi Folle a cui, insieme a Stefano Volante, dedica “Eravamo immortali”. Erri De Luca dice che è un libro “senza sciatteria” e che dopo questo libro, “la parola alpinismo va coniata in un altro modo”. Lo scrittore napoletano tanto amato in Italia ma, ancor più, in Francia, non è solito elargire complimenti. Mauro Corona dice che il libro è un capolavoro. «Manolo è arrivato avanti nella vita, nel libro si è rivelato molto magari non lo aveva mai fatto, non aveva mai detto alcune cose però l’ aveva manifestato sul verticale». Aggiungiamo che scrivere non è mai una passeggiata, né per chi lo fa di mestiere, men che meno per chi magari, non è andato tanto oltre le relazioni tecniche, i diari di viaggio o qualche libricino per appassionati di montagna. Il contenuto è ciò che fa, sempre, la differenza. L’esposizione può avere tanti aiuti ma ciò che conta nasce dal cuore e dalla mente di chi scrive.