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La montagna va vissuta, ma non come parco giochi: le proposte Uncem

A Ferragosto l'Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani diffonde un manifesto che parla di rispetto per questi ambienti fragili ma anche di rapporto con chi li abita: «In quest'estate di flussi in aumento, abbiamo sentito troppe banalità sul turismo. La montagna accoglie sempre, ma serve un patto di fiducia»

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“Non si scherza su caro-ombrellone che fa cambiare flussi, piuttosto che con riconoscimenti Unesco. Troppe banalità abbiamo sentito fin qui. Come l’inversione di flussi dal mare alle vette in nome dei costi, come se la montagna fosse tutta ‘gratuita e libera’, piuttosto che la voglia di rinunciare a un bellissimo, straordinario secondo noi, riconoscimento Unesco perché avrebbe portato solo danni, con flussi aumentati. Banalità. Chiacchiere. Parliamo di cose serie. Lo abbiamo fatto con alcuni punti diffusi  in un Manifesto Uncem. Opportunità e impegni per tutti”.

Lo afferma Marco Bussone, il presidente nazionale dell'Uncem, l'Unione nazionale omuni comunità enti montani, organizzazione che a ridosso di Ferragosto ha diffuso un documento intitolato "Montagna da vivere", nel quale si affrontano alcuni punti nevralgigi della questione, fra turismo, altre attività economiche, narrazione mediatica fuorviante, realtà delle comunità che sulle terre alte abitano.

Negli ultimi mesi, con l'avvio della stagione estiva, è tornata spesso al centro del dibattito sui media la questione dei flussi turistici e dei comportamenti in montagna (dei visitatori ma talvolta anche degli operatori economici).

Sulle Dolomiti si discute di come mitigare l'impatto del turismo in alcune mete celebri e probabilmente troppo o "mal" frequentate. 

La questione montagna, insomma, è un terreno che anche in futuro richiederà capacità di analisi, creatività, consapevolezza.

Intanto, ecco il testo del manifesto Uncem.

«La montagna è piena di luoghi da vivere, che però sono in primis luoghi di vita delle comunità che li abitano tutto l’anno. Occorre rispetto, attenzione, senso dei luoghi. La montagna accoglie sempre, le comunità sono in attesa, a braccia aperte, ma serve un patto di rispetto e di fiducia che parta da turisti e persone in arrivo sui territori. Bar e ristoranti sono per te. Sono comunità. Sono aperti, sono accoglienti. 

Consumare prodotti locali nei bar e nei ristoranti è un gesto di amore per i territori. I bar e i ristoranti sono pezzo portante delle comunità vive. I bar e gli esercizi commerciali sono vitali e generativi nei paesi. Sono necessari, sono il presente e il futuro dei paesi che si riuniscono e si ritrovano.

 
L’ambiente montano che ci piace e ci emoziona è fatto di paesaggi, di paesi, di case e prati, di foreste e acque, di storia e di storie che sono frutti della presenza antropica.
Agricoltura e Allevamento punto fermo di questo lavoro. Il turismo viene dopo. Paesaggio è ambiente e comunità che lo plasma in un’alchimia complessa che va rispettata, tantopiù nel pieno della crisi climatica. Sui sentieri come in un prato, in una strada nel borgo, tra le case, guarda e scopri quel senso di appartenenza delle comunità, gli spazi e i beni comuni, conoscendone peculiarità e culture.
 
In questo sta il senso della scoperta, ogni volta che sali, della montagna che non è parco giochi a beneficio delle città e neanche luogo della wilderness con la natura che fa quel che vuole. Ambiente e comunità insieme sono il paesaggio, sono luogo di vita. Ma non sono cornice per chi arriva e fruisce fugacemente della montagna. Sono spazio di vita di ecosistemi che consentono alle aree montane di continuare a (ri)generarsi dopo troppi decenni di spopolamento e abbandono. Le comunità tornano oggi a essere vissute. Anche grazie a un nuovo turismo.
 
Compra in valle. La Montagna vivrà. Ogni volta che sali, anche solo per un’escursione breve, fermati in un negozio del territorio. Nel negozio, nel bar, acquista i prodotti tipici del territorio e del paese dove ti trovi da portare a casa – o per la tua escursione, per il tuo pic-nic. È un segno di vicinanza al territorio stesso e un atto di sostegno all’economia locale. Grazie a quel gesto, la montagna vivrà.
 
Attenzione. Non tutto è gratis.  Paghi il parcheggio, la ZTL, la Zona C in città dove vivi o lavori? E l’autostrada? Bene. E dunque anche in Montagna non tutto può essere regalato, non tutto è gratis. Uncem te lo dice con grande franchezza. Negli ultimi dieci anni, molti territori montani, alpini e appenninici, in Italia e non solo, hanno sperimentato iniziative per dare un valore a pezzi di territorio che hanno particolare fruizione e tipo di accesso. Non tutto è gratis.
Come paghiamo i parcheggi in città, possiamo, vogliamo introdurre alcune aree parcheggio a pagamento nelle aree montane. O dei tornelli per regolare i flussi sui sentieri. Non sembri strano. O delle navette per portarti in luoghi incontaminati, senza auto, oppure strade con un pedaggio.
 
Tre euro per una giornata, cinque per un voucher, un ticket [gratis – quindi nessuna tariffa – se mi fermo a mangiare in un bar o in un ristorante del paese].
Ogni territorio fa le sue scelte e le sue proposte. E fa bene a farle. Rispettale. Un parcheggio o una navetta a pagamento nelle aree montane non sono uno scandalo. I proventi possono essere reinvestiti dagli Enti per una migliore promozione, per migliori servizi, per nuovi servizi. Per te. Non tutto e gratis. Ma quell’euro investito bene, da te sul territorio, ti darà il centuplo, il massimo, sempre».












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