«La lezione della Marmolada per ripensare il nostro rapporto con le montagne»
Il professor Mauro Varotto ha scritto un libro che esamina il caso tragicamente simbolico della Regina delle Dolomiti, condannata all'estinzione dal surriscaldamento climatico: una vicenda drammatica da trasformare in opportunità per modificare un modello di sviluppo energivoro e insostenibile
LA TRAGEDIA Tre anni dopo, la Marmolada ricorda le sue vittime
DATI In un anno ha perso altri sette metri di ghiacciaio
CRISI Marmolada e Adamello: 10 centimetri in meno al giorno
Mauro Varotto insegna geografia all’Università di Padova e da venticinque anni misura il ghiacciaio della Marmolada per il Comitato glaciologico italiano ed è uno dei testimoni più fedeli della sua inesorabile ritirata.
Nel 2024, in collaborazione con la Rete delle università per lo sviluppo sostenibile, ha promosso il Manifesto per un’altra Marmolada (che pubblichiamo qui sotto), un invito alla conversione di un modello di sviluppo energivoro e dissipativo.
Da poco Varotto è in libreria con un nuovo volume, «La lezione della Marmolada» (People edizioni, 128 pagine, 14 euro), un «tentativo di evitare che il sacrificio della Regina sia avvenuto invano».
Appena due mesi fa gli ultimi dati hanno certificato l'arretramento medio di sette metri sul ghiacciaio dolomitico rispetto al 2024, e un generale assottigliamento delle fronti.
Lo aveva rilevato la Campagna glaciologica partecipata sulla Marmolada, coordinata dallo stesso Varotto e promossa dal Museo di geografia dell'Università di Padova, che ha visto collaborare i ricercatori dell'ateneo, l'Arpav centro valanghe di Arabba (Belluno) e il Comitato glaciologico italiano.
«L'analisi - aveva spiegato lo stesso Mauro Varotto presentando il monitoraggio, lo scorso 8 settembre - conferma il trend degli ultimi decenni, e dimostra che, al di là di alcune fasi relativamente fresche, le alte temperature estive e le ridotte precipitazioni invernali non consentono al ghiacciaio di rimanere in equilibrio.
Ma al di là delle dimensioni del ritiro, ciò che impressiona è il progressivo assottigliamento delle fronti, la comparsa di detrito superficiale e finestre rocciose sempre più ampie all'interno del ghiacciaio, il che non fa ben sperare per l'evoluzione dei prossimi decenni. Il paesaggio glaciale è ormai un relitto del passato che non appartiene più al nostro tempo, se non in forma inerziale».
E già in quell'occasione, lo studioso veneto osservava: «La lezione della Marmolada è questa: pioniera degli impianti di risalita, e quindi dell'industria dello sci di massa, oggi forse dovrebbe essere la pioniera di una visione diversa per il futuro, che sia più sostenibile e più coerente e più sensata per le nostre montagne.
Quest'anno, la Marmolada purtroppo continua a ritirarsi nonostante un'estate che ha avuto tutto sommato anche delle interruzioni di caldo significative. Però evidentemente la poca neve invernale, oppure la neve tardiva che fonde molto rapidamente nel periodo primaverile, non consente al ghiacciaio di alimentarsi e quindi di rimanere in equilibrio.
Anche oggi sul fronte di Serauta (la forcella a 2,950 metri, ndr) abbiamo avuto ritiri da 12 a quattro metri. Quindi il ghiacciaio continua ad arretrare, ma soprattutto continua a perdere volume, e si vede sempre di più il divario tra la neve che viene coperta dai teli per la pista da sci e la superficie del ghiacciaio, che scende sempre di più».
E secondo Varotto, i teli in polipropilene, in materiale plastico che poi rilasciano comunque residui anche sul ghiacciaio, sono efficaci per mantenere la neve d'annata sulla pista da sci: «Non servono sicuramente a salvare il ghiacciaio. Il punto di domanda è: fino a che punto continuare a mantenere una industria dello sci che dal punto di vista dell'equilibrio ambientale e climatico è sempre più pesante, sempre più dissipativa dal punto di vista dell'energia e degli impatti?».
Tematiche di estrema importanza e attualità, approfondite nel nuovo libro. La Marmolada, scrive l'editore lombardo presentando il testo,è una montagna-simbolo della modernità: divisa e contesa nel primo conflitto mondiale, montagna “perfetta” sfruttata per il suo oro bianco nei decenni del boom economico, oggi emblema tragico del riscaldamento globale dopo la tragedia del 3 luglio 2022.
A partire dalla sua leggendaria origine, la Regina delle Dolomiti rimane per tutti perenne monito: una maledizione che si trasforma in invito a riconsiderare la fine prossima del ghiacciaio come grande opportunità per ripensarla e insieme ripensarsi, per i secoli a venire.
«Ripensare la Marmolada - sottolinea Varotto - significa ripensare il nostro rapporto con le montagne, per rendere più abitabile il nostro pianeta; ma significa soprattutto riscoprire il pensiero simbolico della leggenda, un pensiero che unisce e riconnette, che recupera la dimensione circolare del nostro vivere, diventato un rettilineo impazzito. Un'altra Marmolada, un'altra montagna, un altro modo di stare al mondo».
IL MANIFESTO PER UN’ALTRA MARMOLADA
CLIMBING FOR CLIMATE
Ghiacciaio della Marmolada, 7-8 settembre 2024
La Marmolada è una montagna-simbolo, un’icona delle Dolomiti e uno dei più studiati ghiacciai delle Alpi, oggi al centro di un accelerato processo di fusione che ha assunto i tratti della tragedia il 3 luglio 2022, con la morte di 11 persone travolte da una valanga di 64.000 tonnellate di ghiaccio e detriti di roccia. La fusione del ghiacciaio ha assunto dimensioni parossistiche e una rapidità inedita negli ultimi decenni: da una riduzione media di 2 ettari l’anno nel corso del XX secolo si è passati alla riduzione record di 13 ettari tra 2022 e 2023, che ha portato il ghiacciaio principale sotto i 100 ettari di estensione. A questi ritmi, il ghiacciaio più importante delle Dolomiti potrebbe avere non più di 15 anni di vita.
La Marmolada è emblema delle montagne del Novecento: montagna-confine, aspramente contesa sin dal primo conflitto mondiale, di cui emergono tuttora ordigni e resti; montagna-playground, anticipatrice del modello di sviluppo ski-oriented che qui vide nel 1947 la costruzione di uno dei primi impianti di risalita in Italia, da cui ha preso avvio una lunga contesa confinaria tra Veneto e Trentino per lo sfruttamento del suo “oro bianco”; montagna-sublime, sulle cui pareti rocciose sono state scritte pagine memorabili di storia dell’alpinismo. Oggi la Regina delle Dolomiti può divenire una montagna-laboratorio per il futuro, invitando a ripensare il modello di fruizione delle alte quote.
La Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile, in occasione dell’evento Climbing for Climate 2024 Ghiacciaio della Marmolada, nel rilanciare l’allarme sulla situazione drammatica dei ghiacciai italiani, intende proporre questo Manifesto come iniziativa concreta che faccia della Marmolada il simbolo di un’azione responsabile e coerente con la gravità del periodo climatico che stiamo vivendo.
Questo Manifesto intende rilanciare i contenuti degli appelli a una visione unitaria e gestione sostenibile già promossi a più riprese da Mountain Wilderness nel 1998, dal Patto della Marmolada nel 2003, dallo studio del MUSE di Trento nel 2007, dal documento “Marmolada per uno sviluppo sostenibile” nel 2020, invitando amministrazioni, istituzioni, associazioni, imprese e cittadini a condividere una visione e un progetto comune, in chiave politica, economica e culturale.
1. Dimensione politica
Per gestire la fase terminale del ghiacciaio è necessario un nuovo patto per la Marmolada, una cabina di regia che superi i vecchi motivi di contenzioso orientati al massimo sfruttamento economico e consenta il coinvolgimento di tutte le amministrazioni e di tutti i soggetti a diverso titolo interessati alla Marmolada intorno ad un grande progetto di riconversione, attraverso graduali ma tempestivi processi di transizione e soluzioni attuabili, con l’obiettivo di fare della Marmolada un modello esemplare di sviluppo sostenibile.
2. Dimensione economico-turistica
La Marmolada è chiamata a costruire una nuova immagine di sé promuovendo una frequentazione improntata alla sostenibilità economica, sociale, ambientale: istituzioni, operatori, imprese e associazioni dovranno impegnarsi in un progetto di fruizione alternativo al turismo di massa, che invece è basato su attività ad alto impatto concentrate nello spazio e nel tempo. È necessario abbandonare interventi strutturali orientati a una frequentazione di massa (aumento portata oraria degli impianti, sfruttamento sciistico con innevamento programmato, copertura di teli geotessili ad alto impatto ambientale ed energetico). Dovranno invece essere incentivate modalità di fruizione leggera, ospitalità diffusa, distribuita anche nei periodi di bassa stagione, attraverso una rete di piccole strutture ricettive, percorsi di scialpinismo legati alla neve naturale, escursionismo con ciaspole, circuiti ciclopedonali, tracciati escursionistici legati al patrimonio storico e geologico-naturalistico. Dovranno essere incentivate soluzioni trasportistiche collettive e a basso impatto, la rimozione o riqualificazione del patrimonio esistente, sistemi di certificazione per realtà economiche promotrici di filiere locali, soluzioni energetiche sostenibili per una Marmolada carbon free.
3. Dimensione scientifico-culturale
La Marmolada è chiamata ad essere, per la sua storia e la sua vicenda glaciologica, una montagna-maestra, luogo di formazione e sensibilizzazione al global warming per studenti, insegnanti, cittadini e associazioni. Le Università del Veneto e di Trento si impegnano a promuovere momenti di formazione e iniziative di sensibilizzazione orientate alla sostenibilità. Il coinvolgimento della Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile, la campagna glaciologica partecipata organizzata dal Museo di Geografia, la Carovana dei ghiacciai di Legambiente con la collaborazione di CIPRA Italia e del Comitato Glaciologico Italiano, i Musei della Grande Guerra sono i primi tasselli di un mosaico destinato ad arricchirsi e a coordinarsi attorno ad un Ecomuseo della Marmolada, che coniughi la sua storia geologica e glaciologica, l’epopea alpinistica e sciistica, la vicenda idroelettrica, la ricerca scientifica con iniziative di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico.
I proponenti di questo Manifesto si impegnano a immaginare un’Altra Marmolada entro il 2030, a supportare la realizzazione di iniziative in linea con la drammaticità del momento storico che stiamo vivendo, di cui la Marmolada è per tutti monito severo.
Ghiacciaio della Marmolada, 8 settembre 2024
RUS - Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile
Università di Padova, Ca’ Foscari Venezia, IUAV di Venezia, Verona
Università di Trento
Club Alpino Italiano
Mountain Wilderness
Legambiente
Carovana dei Ghiacciai
CIPRA Italia
Comitato Glaciologico Italiano
Comitato Scientifico “L’Altra Montagna”