dolomiti

In un anno la Marmolada ha perso altri sette metri di ghiacciaio

Oggi, 8 settembre, la conferma di un continuo arretramento: il dato emerge dalla Campagna glaciologica partecipata, promossa dal Museo di geografia dell'Università di Padova, a cura di ricercatori dell'ateneo, Arpav Centro Valanghe di Arabba (Belluno) e Comitato glaciologico italiano. «Attenzione al ruolo pesante dell'industria dello sci»

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Gli esperti l'avevano previsto e oggi arriva la conferma di un continuo, graduale, arretramento del ghiacciaio della Marmolada arrivato a 7 metri in un anno, ma anche di un generale assottigliamento dei sue fronti.

Il dato emerge dalla Campagna glaciologica partecipata sulla Marmolada, promossa dal Museo di geografia dell'Università di Padova, che ha visto la collaborazione di ricercatori dell'ateneo, Arpav Centro Valanghe di Arabba (Belluno), Comitato glaciologico italiano.

I dati aggiornati sono fondamentali per continuare il monitoraggio del ghiacciaio delle Dolomiti e comprendere meglio l'impatto dei cambiamenti climatici a scala locale.

Una tendenza che è saltata agli occhi con il disastro del 3 luglio 2022, con 11 vittime sotto l'enorme valanga. I dati raccolti confermano il continuo ritiro della tendenza osservata negli ultimi anni, nonostante alcune fasi relativamente fresche nel periodo estivo, con una nevicata che ha imbiancato il ghiacciaio a fine agosto.

"L'analisi - dice Mauro Varotto, docente di geografia - conferma il trend degli ultimi decenni, e dimostra che, al di là di alcune fasi relativamente fresche, le alte temperature estive e le ridotte precipitazioni invernali non consentono al ghiacciaio di rimanere in equilibrio.

Ma al di là delle dimensioni del ritiro - spiega - ciò che impressiona è il progressivo assottigliamento delle fronti, la comparsa di detrito superficiale e finestre rocciose sempre più ampie all'interno del ghiacciaio, il che non fa ben sperare per l'evoluzione dei prossimi decenni. Il paesaggio glaciale è ormai un relitto del passato che non appartiene più al nostro tempo, se non in forma inerziale".

"La campagna - prosegue Alberto Lanzavecchia, Università di Padova - ha permesso di osservare le ricadute del cambiamento climatico sull'industria dello sci nei territori di alta quota: la comparsa di tubi in prossimità delle fronti dimostra che è necessario sparare neve artificiale con i cannoni a quote sempre più alte, per aver più giorni neve a disposizione.

Ma questo impatta pesantemente sulla criosfera e sul paesaggio glaciale: i teli geotermici svettano sempre di più dalla superficie del ghiacciaio: un 'altare' alla pratica dello sci mentre tutto intorno il ghiacciaio viene sacrificato al divertimento e al modello di sviluppo dissipativo".

"La lezione della Marmolada è questa - osserva in conclusione Varotto -: pioniera degli impianti di risalita, e quindi dell'industria dello sci di massa, oggi forse dovrebbe essere la pioniera di una visione diversa per il futuro, che sia più sostenibile e più coerente e più sensata per le nostre montagne".

[Nella foto, la Marmolada vista dalla zona delle Tofane, credits: Zenone Sovilla]













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