ITINERARI

Passeggiata archeologica di Cavedine: scoperte lungo la strada "romana"

In valle dei Laghi una serie di epigrafi testimoniano la presenza di insediamenti in età romana, ma le indagini ipotizzano nuclei risalenti al Neolitico e hanno identificato alcuni siti dell’età del Bronzo

Sulle tracce degli abitanti preistorici al passo Redebus
Lago di Santa Colomba, tra canope e antichi sentieri


FABRIZIO TORCHIO


La «Carega del diaol» (o Trono della regina), la Fontana romana, la grotta detta «Cosìna» e le incisioni rupestri su lastre rocciose sono i punti di interesse della Passeggiata archeologica di Cavedine, un sentiero che la tradizione identifica come «strada romana», arricchito di nuova cartellonistica didattica ed aree panoramiche e di sosta presso i principali luoghi di interesse. 

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Più elevata del corso del Sarca, la valle di Cavedine è delimitata ad ovest da lungo un crinale boscoso e roccioso, un’alternanza di dossi, boschi cedui, coltivi bordati da muri a secco e terrazzamenti che testimoniano un’intensa attività agricola.

Le indagini archeologiche hanno accertato qui una presenza umana ben più antica dell’età romana: la valle sembra essere stata abitata fin da Neolitico e le ricerche hanno identificato alcuni siti dell’età del Bronzo. Come è noto, una serie di epigrafi rinvenute in Valle dei Laghi testimoniano la presenza in età romana di non pochi insediamenti, dai poderi coltivati da ex soldati delle legioni alle ville con vaste estensioni.

L’iscrizione più celebre è probabilmente quella commissionata da un certo Druinus, che a Toblino amministrava le proprietà di una ricca famiglia bresciana, quella del console Marco Manlio Avio Muciano; l’iscrizione funeraria della «Carega del diaol» è invece riferita al luogo di sepoltura di un certo Pliammo e della moglie Prima.

L’interesse archeologico si somma a quello per il paesaggio coltivato, quello attraversato ad esempio dalla strada che, da Cavedine, conduce alla Fontana romana, una fonte antica protetta da un avvolto in pietra. Alcuni gradini danno accesso ad una «stanza» sotterranea dove, in una vasca, si raccolgono le acque di una falda freatica.

È sempre fra i coltivi che ci si imbatte nel capitello dell’Assunta, realizzato con il contributo degli emigrati in America, mentre il secondo «tesoro» archeologico è la piccola grotta della Cosìna che - come viene spiegato da un pannnello illustrativo - durante l'Eneolitico-Bronzo antico (III-II millennio a.C.) è stata utilizzata come abitazione e come luogo di sepoltura.

Nel 1912 vi furono scoperti i resti di cinque individui, sepolti in posizione adiacente le pareti. «Il corredo funebre - si legge nelle note esplicative - era costituito da un recipiente in ceramica ad impasto grossolano decorato da semplici cordoni in rilievo». Accanto a uno dei sepolti venne trovata la cuspide di una lancia in selce.

«Nel Trentino - viene spiegato - si hanno numerose testimonianze circa l'uso fra il III e il II millennio di grotticelle e di ripari sottoroccia ai fini sepolcrali.

Mentre nelle grotte il morto era deposto in una semplice fossa, nei ripari, morfologicamente meno protetti, un accumulo di pietre circondava e copriva la salma normalmente deposta rannicchiata».

Poco a monte della grotta si trova una falesia utilizzata dagli arrampicatori, dove la sommità boscosa del crinale apre lo sguardo verso ovest, alle vette del gruppo di Brenta.

In direzione di Cavedine, invece, in località Fabian, un masso lavorato e a forma di sedia reca incisa l'iscrizione romana. È la “Carega del diaol”, e sul pannello esplicativo adiacente viene riportata l’iscrizione funeraria, interpretata come tale dalle parole incise: Pliammus Terti Mandilonis f(ilius) sibi et Primae Libertae ux(ori).

Pliammo, figlio di Terzo Mandilone, fece fare la sepoltura per sè e per la moglie Prima, una schiava liberata. L’epigrafe è stata datata al I secolo d. C., in un momento iniziale del processo di romanizzazione del Trentino.

La sepoltura vera e propria di Pliammo e della consorte, nonostante i saggi di scavo, non è stata rinvenuta, al pari dell'eventuale loculo-ossario che potrebbe essere stato ricavato nella roccia.

Un ulteriore luogo di interesse, con relativa tabella esplicativa, è costituito da alcune lastre rocciose di origine glaciale, sulle quali si può provare ad individuare delle iscrizioni rupestri. L’itinerario è descritto in una pubblicazione dell’Ecomuseo Valle dei Laghi scaricabile dal sito. Informazioni e descrizione si trovano anche sul sito web cultura.trentino.it (luoghi, dal quale sono tratte le immagini qui pubblicate), a cura del Dipartimento istruzione e cultura della Provincia autonoma di Trento.













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