Malga Lavazzè, storico esempio di proprietà collettiva di boschi e pascoli
Situata nel territorio di Rumo, in val di Non settentrionale, appartiene alla Consortela Lavazzè o Regalia del Zòm: questo percorso oltre al paesaggio consente di apprezzare il senso di istituzioni antesignane delle moderne organizzazioni non profit
TENNO San Lorenzo, tra simbolismo longobardo e leggende antiche
SOPRAMONTE Sant'Anna: riscoprire la memoria dell’antico ospizio
DOLOMITI Forte Dossaccio, balcone montano e testimone della storia
La malga Lavazzè storicamente appartiene alla Consortela Lavazzè o Regalia del Zòm, uno degli esempi di proprietà collettiva dei boschi e dei pascoli del Trentino.
Tra i famosi casi trentini di "terre collettive", oltre a questa, facente parte della più ampia e vicina Consortela di Rabbi, sorta dopo l'estinzione del feudo dei Thun e della secolarizzazione del principato vescovile avvenuta nel 1803, si ricordano quelle delle Regole di Spinale e Manez (Dolomiti di Brenta), la Magnifica Comunità di Fiemme (Lagorai), Regola Feudale di Predazzo (Latemar-Feudo) e il Consorzio Alpe Vederna (Vette Feltrine, Primiero).
La differenza tra questi esempi di "terre comuni" e l'Asuc (Amministrazione separata dei beni di uso civico) sta nel fatto che nelle seconde la proprietà è dei frazionisti o dei cittadini di quel determinato Comune, mentre nel primo caso i proprietari sono discendenti di antichi abitanti originari, i quali riuscirono nel tempo ad acquisire e mantenere la proprietà delle terre, facendosi sempre riconoscere dal principe vescovo o dal regnante di turno.
Le terre e i loro frutti sono amministrati secondo una logica che non ha finalità di lucro, poiché tutti i proventi derivati dalla gestione vengono reinvestiti a beneficio del territorio stesso e dei membri della comunità.
Sotto certi aspetti le proprietà collettive sono dunque istituzioni antesignane delle moderne organizzazioni non profit: non a caso in Trentino sin dalla fine dell'Ottocento si sviluppa uno dei movimenti cooperativi più forti al mondo.
Ogni Consortela è governata da uno statuto nel quale sono elencati i criteri di collegamento tra persona fisica e appartenenza alla Consortela: la proprietà di un camino fumante, la proprietà di un bene entro i confini di una data località, la proprietà pro tempore di uno dei masi registrati in un elenco, il portare un certo cognome.
I nomi degli aventi diritto risultano da un libro dei soci che viene tenuto aggiornato dal Direttore della Consortela, annotando le variazioni per effetto di compravendite o successioni.
I Thun e la valle di Rumo
Così come per la Consortela di Rabbi, anche questa di Rumo è nata sulle macerie della dinastia dei Thun. Il legame tra la valle e la famiglia Thun risale ai primi anni del 1400, a quando si leggono le prime testimonianze scritte delle decime dovute al castello di Rumo, avamposto di controllo dei Thun verso le vie di transito per la val d'Ultimo.
Gli abitanti delle frazioni di Rumo – il comune infatti accoglie gli abitanti di Mione, Ronco, Corte Inferiore, Marcena, Mocenigo, Corte Superiore, Scassio, Bagni, Lanza, Cenigo, a testimonianza dell'insediamento a maso tipico della cultura baiuvara –, dovevano ai Thun, oltre che denari, segale, frumento, avena, castroni, capponi, formaggio, smalzo, capretti e perfino scandole de lares.
Il toponimo Lavazzè
La malga Lavazzè è indicata nei documenti anche come Lavacè, da Lavaceto, accomunabile all'omonimo passo Lavazè tra la val di Fiemme e la val d'Ega, e deriva il suo nome dal latino lapathium che indica il farfaraccio (Petasites officinalis) e il romice bastardo (Rumex obtusifolius), entrambi a foglie grandi e che crescono prevalentemente su terreno grasso, vicino alle malghe. Il termine si presenta anche nella forma dialettale slavazi. Il toponimo si riscontra in territori dove sorgono malghe, come Lavacei in val Badia, Lavazè a Bieno (Valsugana), Lavacei nel Bellunese, ecc.
La particolarità geologica
L'edificio è collocato in una delle più importanti zone geologiche europee. Mentre saliamo lungo la stradina, il nostro sguardo noterà facilmente la struttura geologica del luogo. Ci troviamo infatti tra le rocce cosiddette di mantello, assai rare in Italia, che hanno una formazione antichissima nell'ordine di 400 milioni di anni. Questo perché la zona si trova sulla faglia delle Giudicarie tra il blocco africano ed euroasiatico, con una serie di emergenze che sono visibilissime anche nel fondovalle lungo la strada che collega i Frari a Revò e Tregiovo, lungo il rio Pescara.
Le acque ferruginose
Grazie a questa particolarità geologica le acque che vi scorrono, come quelle della vicina val di Bresimo, sono ricche di ferro, conosciute e rinomate già in epoca passata. La località Bagni, così come Fontane, è la testimonianza dell'importanza di quest'acqua, ritenuta medicamentosa. Forse è per tutto questo, per la vegetazione, l'acqua e l'aria frizzante, che il latte e il formaggio nato dal bianco liquido hanno delle caratteristiche organolettiche speciali, tanto da far invidia, si dice, perfino al vicino Orco dell'Ozol.
L'Orco dell'Ozol
Tormentatore dei contadini di Mione e Marcena che si recavano al lavoro nei campi di Montagnana. La leggenda dice che lassù, sull'Ozol, non c'erano pascoli, solo foreste, e i contadini dovevano strappare con fatica ogni frutto dalla terra. L'invidioso orco ne combinò di tutti i colori finché un contadino, trovandosi in pericolo insieme alla sua famiglia, riuscì ad affrontarlo ed ucciderlo. Il cadavere fu scoperto dal proprietario del maso Bolego che stava cacciando con i propri cani.
Il Ciasolet e le altre malghe
Uno dei formaggi nati nelle malghe della val di Lavazzè – oltre alla nostra malga si annoverano quelle di Stablei e Grumi, mentre la vecchia malga Val(le) è stata trasformata, nel 2009, nell'attuale Rifugio Maddalene – è il famoso Ciasolet, un formaggio caratteristico di pasta bianca tendente al paglierino, con la presenza di una moderata occhiatura nella pasta data da piccole bolle d'aria formatesi durante la maturazione.
Lo stesso formaggio un tempo faceva gola alla strega delle Prade, che abitava nel castello di Placéri a Marcena, e al suo aiutante, l'orco dei Ciantòni. Ne volevano così tanto dagli abitanti di Rumo che quest'ultimi, grazie anche all'aiuto degli gnomi che abitavano in località Brisa e degli animali del bosco, riuscirono a mandarli via dalla valle e nessuno seppe mai dove si fossero nascosti.
Il consiglio dell'escursionista
Dalla Malga Lavazzè, seguendo il segnavia n. 134, si può salire in poco più di un'ora alla malga Masa Murada (m 2046), una delle rare malghe del Trentino non raggiungibile da strada ma soltanto per sentiero. Ci troviamo in un severo scenario che soltanto montagne come le Maddalene o il Lagorai sanno regalare.
La malga Masa Murada, della Consortela Lavazzè, è stata data in gestione all'Università di Bologna che ne ha fatto un centro studi geologici, dedicandolo al professor Lauro Morten, originario di Rumo. È una malga-scuola, dove possono alloggiare 30 studenti e docenti – su richiesta potranno pernottare anche scolaresche e gruppi organizzati –, occupati a studiare questo habitat geologico davvero speciale.
ITINERARIO
Accesso stradale
La valle di Lavazzè è raggiungibile dalla val di Non al confine con la val di Sole. Superato il ponte di Mostizzolo si devia a destra, attraversando il territorio del Mezzalone, fino ad arrivare a Rumo, frazione di Mocenigo (m 1050). Qui si svolta a sinistra toccando la frazione di Bagni (m 1054) e, inoltrandosi nella valle di Lavazzè, si arriva in pochi minuti in località Fontane (m 1104), dove si lascia l'auto.
Punto di partenza/arrivo
Località Fontane (m 1104).
Percorso
Dal parcheggio ci si inoltra nella valle verso il suo termine, accompagnati dall'impetuoso rumore del torrente Lavazzè – originariamente si chiamava Rumés –, scortati dalle alte montagne. La stradina, asfaltata, è chiusa al traffico privato: ciò consente quindi anche ai passeggini di percorrere l'itinerario. La malga, visibile fin dalla partenza, è adagiata al centro di un suggestivo anfiteatro d'alta montagna. Il rientro avviene dalla stessa.
Tempi
Ore 1.45 andata, un po' meno il ritorno.
Dislivello: m 540.