Forte Dossaccio, balcone dolomitico e testimone della storia
Lungo la mulattiera militare che sale alla fortezza austroungarica, costruita a fine Ottocento, si incontrano anche le riproduzioni di immagini militari scattate durante la Grande Guerra: siamo su uno sperone panoramico a monte di Paneveggio, in val di Fiemme
FAI Doss Castel, sulle tracce dei cacciatori mesolitici
CAMPODENNO San Pancrazio: Prà del Marcià, testimone dei secoli
LE GRAVE Vicino a Trento un ambiente lunare con pini bonsai
LIBRO Monte Baldo, quel fascino insieme alpino e mediterraneo
Un gruppo di militari asburgici posa dinanzi al fotografo: uno di loro, al centro, esibisce una serie di medaglie, attorniato dai commilitoni. In un’altra fotografia, una dozzina di loro - qualcuno calza gli stivali, tutti indossano pesanti cappotti - ispeziona la piatta sommità della fortezza. Sul tetto si notano delle cupole in calcestruzzo con pezzi di artiglieria.
In realtà quelle armi sono finte: quelli che spuntano dalle cupole non sono affusti di cannoni, ma semplici tronchi di legno destinati ad ingannare il nemico italiano.
Parliamo delle immagini scattate oltre un secolo fa e riprodotte sui pannelli che si incontrano lungo la mulattiera militare che sale a forte Dossaccio, la fortezza costruita fra il 1890 e il 1901 alla quota di 1.838 metri su di uno sperone a monte di Paneveggio, in val di Fiemme.
Un edificio in pietra eretto in vista del conflitto fra Austria-Ungheria e Regno d’Italia e che, dopo un restauro conservativo, oggi rappresenta un luogo di interesse storico-ambientale e un apprezzabile belvedere.
Se il rilievo montuoso del Dossaccio è per gran parte immerso nella foresta, la visuale è molto aperta dalla sommità.
La vista dai dintorni del forte spazia dai dirimpettai rilievi del Lagorai alle Pale di San Martino ed oltre. In basso si intravvede Forte Buso, non visitabile, opera in pietra costruita alla metà dell’Ottocento a difesa della Val Travignolo e della strada che vi transita.
Dal punto di vista storico, Forte Dossaccio è un testimone silenzioso della tragicità della guerra che sconvolse l’Europa fra il 1914 e il 1918.
Osservandolo da una prospettiva più ampia, è anche un tassello di quel notevole apparato di fortificazioni permanenti, a difesa del territorio trentino, realizzate dall’Impero Austro-Ungarico, in varie fasi, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.
Se le infiltrazioni verso Trento dei “corpi franchi” nel 1848 avevano indicato nel Trentino occidentale le direttrici da difendere erigendo fortificazioni (Giudicarie, Riva, Bus de Vela, Rocchetta), nel 1866 l’arrivo delle colonne italiane in Valsugana ad opera del generale Medici aveva richiamato l’attenzione sulla difesa dei valichi orientali.
I militari asburgici procedettero quindi a sbarrare con opere permanenti i valichi e le possibili vie di penetrazione, in questo caso attraverso Rolle, Valles e Paneveggio, oltre che da Falcade per il passo di San Pellegrino, dall’alto Cordevole attraverso Falzarego e passo Pordoi e così via.
A Paneveggio, la batteria che era stata realizzata per difendere gli accessi a Predazzo sarebbe stata insufficiente. Da Paneveggio alla Valle di Sesto furono una decina i forti costruiti per sventare possibili azioni italiane e, all’inizio del primo conflitto mondiale, l’allestimento di una linea di difesa sui crinali in quota del Lagorai (Rolle, Cavallazza, Colbricon…) venne preferito alla conca di Primiero.
Nel maggio del 1915 i ponti di Transacqua, di Fiera, di Siror, vennero fatti saltare. Agli alberghi di San Martino venne dato fuoco. Combattimenti fra pattuglie si verificarono nella foresta di Paneveggio, ma Forte Dossaccio non fu mai messo alla prova.
Progettato dal maggiore generale del Genio austro-ungarico Julius Vogl, con gli interventi di altri ufficiali come il capitano Franz Scholz ed Ernst Friedl, il forte venne realizzato in conci di porfido, come viene spiegato nelle tabelle informative, e armato con cannoni, mortai, mitragliatrici, riflettori.
Protetto da un profondo fossato e da linee di reticolati, disponeva di osservatori e “dominava” la zona, potendo colpire in ogni direzione.
Nel 1915 iniziò tuttavia il disarmo del forte, ritenuto ormai superato. Le cupole blindate vennero sostituite da quelle in calcestruzzo e i cannoni vennero spostati in caverna.
Non si rinunciò tuttavia all’effetto deterrente del forte e a quello di possibile bersaglio per le artiglierie nemiche.
Sulle cupole spuntarono allora i tronchi di legno, mentre i veri cannoni furono piazzati in una posizione più a nord che avrebbe consentito una migliore linea di tiro verso il fronte.
Il Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino, durante d’estate organizza delle interessanti (e partecipate) escursioni guidate al forte, di solito con partenza da Paneveggio. Durante la salita, gli esperti del Parco illustrano l’ambiente circostante, il valore della foresta, gli elementi di naturalità del luogo e, naturalmente, le singolari vicende storiche della fortezza.
Il Parco ha anche pubblicato un libro con la storia del forte, è il volume di Nicola Fontana intitolato “K.u.K. Werk Dossaccio. Storia di un forte corazzato di montagna 1886-1915”.
[Foto credits: Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino e ufficio stampa Provincia autonoma di Trento]