La posizione fortificata di malga Zures: montagna di memorie
Percorso nella storia della Prima guerra mondiale sul versante nord-occidentale del monte Altissimo, sopra Nago: qui si infransero gli sforzi dei combattenti italiani a partire dalla battaglia del 30 dicembre 1915 alla quale presero parte anche 27 volontari trentini anti-asburigici, tre dei quali morirono nello scontro. A tenere viva la memoria di questi luoghi è il gruppo alpini Nago, che ogni anno organizza anche una cerimonia al Doss Casina: appuntamento domenica 5 luglio con ritrovo alle 10 alla chiesetta militare
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C’è una montagna che forse meglio di altre simboleggia la natura “statica” e di trincea della Prima guerra mondiale e le lacerazioni che quel conflitto comportò per le minoranze etniche e linguistiche nell’Impero asburgico. Parliamo del versante nord-occidentale del Monte Altissimo, che sovrasta Nago, e della posizione fortificata di malga Zures.
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Qui si infransero gli sforzi dei combattenti italiani a partire dalla battaglia del 30 dicembre 1915 alla quale presero parte 27 volontari trentini, tre dei quali morirono nello scontro. Considerata strategica dai comandi austro-ungarici, per sbarrare il passo al nemico in direzione del lago di Garda e di Loppio, malga Zures rimase in mani asburgiche per l’intera durata del conflitto nonostante la vicinanza delle postazioni degli italiani che si erano trincerati al Dosso Alto, al Doss Remit e al Doss Casina.
E in quest’ultima località, il 21 settembre 1918, durante un’incursione austriaca, morirono altri sudditi dell’Impero Asburgico che avevano scelto di combatterlo: cinque volontari della Legione Cecoslovacca vennero catturati e quattro di loro furono poi impiccati a Prabi, vicino ad Arco.
Cinque cippi ricordano i caduti della Legione Trentina a Malga Zures: gli Alpini Mario Angheben, nato a Fiume da famiglia della Vallarsa; Arturo de Bonetti di Nago, Remo Galvagni di Rovereto, Cesare Tuonolo di Marina di Pisa, Guido Volo di Venezia.
Furono tra le tante vittime della battaglia del 30 dicembre 1915, il tentativo da parte italiana di impadronirsi della postazione che li vide attaccare le trincee austriache, dopo aver tagliato i vari ordini di reticolati, subendo poi il fuoco delle artiglierie piazzate nei forti gardesani e sul crinale del Creino.
La battaglia si concluse con un bilancio tragico: una sessantina i morti, una trentina i dispersi ed oltre 180 i feriti.
A tenere viva la memoria di questi luoghi è il Gruppo Alpini Nago, nato nel 1954 e intitolato al sottotenente Arturo de Bonetti, del Battaglione Val d’Adige, medaglia d’argento al Valore Militare.
Dobbiamo alla cortesia del Gruppo Ana di Nago, che la prima domenica di luglio di ogni anno organizza una cerimonia al Doss Casina (nel 2026, il 5 luglio con ritrovo alle 10 alla chiesetta militare), le notizie sulla battaglia e su questi luoghi della memoria.
Collaboratore di giornali e riviste nazionaliste, poeta, Arturo de Bonetti era studente alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Graz quando decise di attraversare il confine e andare a Milano.
Passato all’Università di Pavia, nel 1915 si arruolò nel 6° Reggimento Alpini e fu destinato alla 157ma compagnia del Battaglione Val d’Adige. Mandato a combattere sull’Altissimo, in vista della sua casa di Nago, come altri caduti della battaglia del 30 dicembre 1915, fu sepolto in una fossa comune. Una foto storica lo ritrae insieme a Cesare Battisti al Doss Casina.
Oggi, nel luogo in cui si trovava il piccolo cimitero di guerra, contrassegnato da una croce e dai resti di un altare, si notano ancora alcune lapidi.
In località “Sportel”, la postazione italiana più avanzata verso le linee austriache, un pannello riporta la toccante testimonianza di Francesco Mazzoldi, che nel 1924 accompagnò lo zio e cinque reduci della Legione Cecoslovacca a visitare i luoghi in cui avevano combattuto.
Resti di trincee e di postazioni costellano le zone di “Sportel/Sasso Sega” in piena vista del crinale, a settentrione, che da Nago si estende al monte Creino, accuratamente fortificato dagli austro-ungarici, a riparo del quale si trova la cosiddetta “Busa dei Capitani”, località dove sorgevano vari edifici militari e dove è stato ritrovato il bassorilievo del busto dell’imperatore Francesco Giuseppe.
In preparazione della battaglia di malga Zures, nell’autunno del 1915, all’attacco al Doss Casina aveva preso parte anche un gruppo di Futuristi inquadrati nel “Battaglione lombardo volontari ciclisti automobilisti”.
Fu il battesimo del fuoco per Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni ed altri artisti che avevano aderito al movimento. Nella trincea scavata a Dosss Casina Marinetti compose la sua “Battaglia a 9 piani”, parole in libertà con Alpini in vedetta, sibilo degli shrapnels, crepitio d’incendio.