l'evento

Himalaya e Karakorum i grandiosi teatri dei premi Piolets d’or

Da stasera, martedì 9 dicembre, a venerdì 12, gli appuntamenti a San Martino di Castrozza con l’edizione 2025 degli Oscar dell’alpinismo internazionale: ecco il dettaglio delle tre ascensioni scelte dalla giuria

PROGRAMMA Piolets d’or 2025: gli eventi a San Martino di Castrozza
IMPRESE Ecco le tre ascensioni scelte dalla giuria
CARRIERA Piolets d'or al russo Alexander Odintsov

PREMIO Menzione speciale per le slovene Petek e Verdev


FABRIZIO TORCHIO


L’Himalaya e il Karakorum sono i grandiosi teatri delle tre ascensioni vincitrici dei Piolets d’Or 2025 (la premiazione a San Martino di Castrozza dal 9 al 12 dicembre).

La giuria internazionale ha deciso di premiare la prima scalata della cresta sud-ovest del Kaqur Kangri (6.859 metri, Himalaya nepalese) effettuata dagli americani Spencer Gray e Ryan Griffiths.

Poi, la prima salita della cresta ovest del Gasherbrum III (7.952 metri, Karakorum pakistano), opera dello sloveno Aleš Cesen e del britannico Tom Livingstone, e la prima ascensione del pilastro nord dello Yashkuk Sar (6.667 metri) riuscita agli americani August Franzen, Dane Steadman e Cody Winckler.

Le tre ascensioni incarnano lo spirito del premio a partire dall’avventura vissuta sul Kaqur Kangri, remota montagna di roccia e ghiaccio situata nel Nepal occidentale, dal 15 al 21 ottobre 2024. Gray, Griffiths e Matt Zia vi sono arrivati in otto giorni di cammino. Dopo un primo tentativo fino a 5.800 metri, Gray e Griffiths hanno attaccato la cresta trovando buona roccia (gneiss granitico), ghiaccio e terreno misto e raggiungendo la parete finale. Dalla vetta sono scesi dalla cresta nord-ovest, mai percorsa, completando - osserva la giuria - «una delle vie più difficili mai salite nel Nepal occidentale».

Una salita tecnicamente difficile, condotta in buono stile su una linea elegante con la traversata della montagna e che lancia un messaggio: nelle regioni poco visitate dell’Himalaya ci sono ancora mete inesplorate e impegnative.

La prima ascensione della cresta ovest del Gasherbrum III (via Edge of Entropy) si sviluppa invece per quasi 3mila metri dal campo base alla vetta. Aleš Cesen e Tom Livingstone hanno aperto la via dal 31 luglio al 4 agosto attraversando la montagna. Ostacolati dal forte vento, hanno raggiunto la base della cresta ovest, a circa 7mila metri.

In due giorni hanno salito la cresta, bivaccando all’aperto a 7.900 metri per l’impossibilità di montare una tenda. Giunti in vetta sono scesi al campo IV della via normale del Gasherbrum II e poi al punto di partenza. Per la giuria si tratta di «una via lunga, difficile e impegnativa su una montagna raramente salita e ad una quota di poco inferiore agli 8mila metri».

Salita con stile alpino leggero, indica che l’avventura di qualità su terreno inesplorato è ancora possibile sulle montagne più alte del mondo.

La giuria ha espresso grande apprezzamento per la via «Tiger Lily Buttress» al pilastro nord dello Yashkuk Sar, magnifica montagna di roccia e ghiaccio salita dal 19 al 23 settembre. Il pilastro si alza per duemila metri dal ghiacciaio Yashkuk Yaz occidentale. August Franzen, Dane Steadman e Cody Winckler, dopo aver tracciato una nuova via sul Sax Sar (6.240 metri), hanno attaccato il pilastro, sperando di essere al riparo dal crollo di seracchi, su ghiaccio ripido e neve con bivacchi esposti a 5.600 e a 5.900 metri.

Dopo aver assistito al crollo di un enorme fungo hanno deviato su una linea alternativa, hanno passato la notte a 6.200 metri («il bivacco più aereo della nostra vita») e su terreno misto hanno raggiunto una zona pianeggiante dove hanno bivaccato in un crepaccio. Raggiunta la vetta sono scesi per 600 metri sulla parete ovest e quindi sulla nord.

Menzione speciale della giuria, infine, per la prima ascensione femminile di una montagna di 6.243 metri nella regione dello Zanskar - Lalung I - nell’Himalaya indiano. «Nel settembre del 2024 - spiega la giuria - le slovene Anja Petek e Patricija Verdev, parte di una spedizione femminile composta da 4 donne, sono salite lungo l’affilata e difficile cresta est del Lalung I nell’arco di cinque giorni, passandone uno e mezzo chiuse all’interno della tenda a causa del brutto tempo.

Durante la serata finale, poco sotto la cima, hanno perso i pali della tenda a causa del vento e hanno dovuto trascorrere la notte nei sacchi da bivacco. Nonostante la foschia della mattina seguente abbia reso difficile il proseguimento, le alpiniste hanno raggiunto la cima alle 9 del mattino del 14 settembre.

Le due alpiniste hanno poi compiuto una lunga discesa lungo la cresta ovest, prima di compiere cinque calate in corda doppia sulla parete nord, per raggiungere il ghiacciaio del Lalung alle 18.30. Lì, hanno deciso di proseguire la discesa fino al campo base avanzato, che ha richiesto altre otto ore». 













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