alpinismo

Piolets d’Or, menzione speciale per le slovene Anja Petek e Patricija Verdev

Premiate per la prima ascensione lungo la cresta orientale alla vetta del Lalung I, a quota 6.243, nell'Himalaya indiano, con una spedizione tutta al femminile. Diffusi anche i nomi del membri della giuria dell'edizione 2025 del premio internazionale che andrà in scena dal 9 al 12 dicembre a San Martino di Castrozza
DECALOGO Rispetto per le vie alpinistiche: l'appello



Menzione speciale per l’alpinismo femminile del premio Piolets d’Or 2025 per le alpiniste slovene Anja Petek e Patricija Verdev, in particolare per l'ascesa lungo la cresta est al seimila Lalung I, nell'Himalaya indiano, l'anno scorso. 

«Con l’intento di promuovere l’alpinismo femminile, questa menzione speciale - scrivono gli organizzatori del premio - consiste in un riconoscimento dedicato a un’ascensione compiuta da un team di sole alpiniste durante l’anno precedente oppure a un’alpinista per i diversi risultati raggiunti l’anno precedente, oppure all’intera carriera di un’alpinista. Questa menzione speciale è considerata il primo step di un format che evolverà nei prossimi anni in base ai feedback che si raccoglieranno.

L'evento è in programma dal 9 al 12 dicembre a San Martino di Castrozza, sarà la terza edizione del prestigioso riconoscimento internazionale dedicato all’alpinismo.

Il premio alle due alpiniste slovene e altre informazioni in anteprima sui contenuti dell'iniziativa sono stati rivelati sul palco del Festival dello sport di Trento.

Fra i nomi annunciati, quelli dei sette esperti alpinisti provenienti da tutto il mondo, che compongono la giuria: Ethan Berman, Aymeric Clouet, Young Hoon Oh, Ines Papert, Enrico Rosso, Jack Tackle e Mikel Zabalza.

Diffusa anche la lista delle “prime ascensioni” più significative del 2024. 

«Si tratta - si legge in una nota dell'Apt - di una lista rappresentativa delle ascensioni significative e innovative compiute in varie regioni montuose del mondo. Nonostante non tutte le scalate qui elencate possano essere potenzialmente papabili alla candidatura al Piolets d’Or, tutte sono considerate degne di nota e cariche di avventura all’interno della regione in cui sono state compiute, trattandosi nella maggior parte dei casi di terreni inviolati e di ascensioni con arrampicata tecnica in stile leggero».

Per tornare alla spedizione sul Lalung I (vetta di 6.243 metri), ecco i dettagli riferiti dagli organizzatori del premio: «Prima ascensione lungo la cresta orientale – Here comes the Sun (sviluppo di 2.000 m, M6+ AI5) – 9-14 settembre. Traversata della montagna e discesa lungo la cresta occidentale e la parete nord.

La valle del Lalung sorge a sud-ovest del fiume Suru, leggermente a sud-est delle più famose cime Nun e Kun. Alla sua sommità sorgono Chiling I e II e il Lalung I, II e III, che si trovano ai confini dei distretti di Zanskar e Kishtwar.

La storia alpinistica di quest’area è documentata solo grossolanamente e fino a poco tempo fa alla maggior parte delle cime e delle valli venivano attribuite erroneamente una plètora di nomi e altitudini confuse.

Una cosa però è chiara: prima del 2024 nessuna delle cime del Lalung ha avuto un’ascensione documentata.

Nel settembre del 2024, dopo aver allestito un campo base avanzato a valle, a 4.800m, le slovene Anja Petek e Patricija Verdev, parte di una spedizione femminile composta da 4 donne, sono salite lungo l’affilata e difficile cresta est del Lalung I nell’arco di cinque giorni, passandone uno e mezzo chiuse all’interno della tenda a causa del brutto tempo.

Durante la serata finale, poco sotto la cima, hanno perso i pali della tenda a causa del vento e hanno dovuto trascorrere la notte nei sacchi da bivacco. Nonostante la foschia della mattina seguente abbia reso difficile il proseguimento, le alpiniste hanno raggiuto la cima alle 9 del mattino del 14 settembre.

Le due alpiniste hanno poi compiuto una lunga discesa lungo la cresta ovest, prima di compiere cinque calate in corda doppia sulla parete nord, per raggiungere il ghiacciaio del Lalung alle 18:30.

Lì, hanno deciso di proseguire la discesa fino al campo base avanzato, che ha richiesto altre otto ore.

Scendendo verso quello che pensavano fosse un campo base tranquillo, Petek e Verdev hanno scoperto che l’esperienza vissuta dalle connazionali in loro assenza è stata tutt’altro che rilassante. Il campo è stato soggetto a visite notturne da parte di orsi che hanno strappato o distrutto le tende e rubato gran parte del cibo.

Quest’anno la giuria e il comitato tecnico del Piolets D’Or hanno scelto il Lalung I per la menzione speciale per l’alpinismo femminile, riconoscendo la prima ascensione di una cima di 6.000m che sorge in un’area poco conosciuta, una traversata completa di una montagna, una discesa in puro stile alpino su terreno tecnico e il notevole impegno, con particolare riferimento all’attraversamento della cima durante il maltempo.

Tutti questi elementi sposano perfettamente i valori del Piolets d’Or e l’auspicio è che l’ascensione del Lalung I costituisca una fonte di ispirazione per l’alpinismo femminile». [nella foto, le due alpiniste premiate, credits: Piolets d'Or].

Piolets d'Or si svolge in Trentino per la seconda edizione consecutiva, un omaggio alle Dolomiti, una delle principali catene montuose delle Alpi e del mondo, in particolare per le sue infinite possibilità di ascensioni su roccia.

«Ma anche - si legge in un comunicato dell'Apt locale - per il ruolo speciale che le Dolomiti hanno ricoperto per lo sviluppo dell’alpinismo classico negli ultimi 150 anni. Solo per citarne alcuni, alpinisti di livello mondiale come Angelo Dibona, Reinhold Messner o famosi arrampicatori come Manolo erano/sono originari delle Dolomiti; questo vasto massiccio con migliaia di vette – oltre alle Pale di San Martino, le Tre Cime di Lavaredo, la Marmolada, il Sassolungo, il Catinaccio e il monte Civetta sono probabilmente le più famose – ha attratto scalatori e alpinisti da tutto il mondo; nell'evoluzione dell'arte dell'alpinismo, notevoli ascensioni nelle Dolomiti di figure come Paul Preuss, Tita Piaz, Michele Bettega, Luigi Micheluzzi, Emilio Comici,  Riccardo Cassin, Cesare Maestri, Armando Aste, Georges Livanos, Pierre Mazeaud, Lino Lacedelli, hanno segnato la storia dell'alpinismo.

Per venire nello specifico al Primiero e dintorni e alle Pale di San Martino, gruppo montuoso a cavallo fra Trentino e Bellunese, l'Apt scrive ancora: «Chi non conosce San Martino di Castrozza non conosce le Dolomiti, recita una citazione dello scrittore e alpinista Gunther Langes, probabilmente il miglior arrampicatore nelle Pale di San Martino durante gli anni a cavallo tra le due Guerre mondiali.

Tra le sue innumerevoli scalate sulle Pale si ricordano in particolare Lo Spigolo del Velo sulla Cima della Madonna (il famoso “Schleierkante” in tedesco) e il Gran Pilastro alla Pala di San Martino.

San Martino di Castrozza si trova nel cuore di quella che può essere considerata la parte più selvaggia delle Dolomiti, a 1450 m di quota. Le Pale di San Martino, il gruppo più esteso delle Dolomiti, affascinano i visitatori con il loro inconfondibile skyline, riconosciuto in tutto il modo come simbolo delle Dolomiti.

La cima più importante è il Cimon della Pala (3184 m), definito anche “il Cervino delle Dolomiti”, scalato per la prima volta dagli alpinisti inglesi Francis Fox Tuckett e Edward Robson Whitwell e superato in altezza della Vezzana (3192 m), la più alta delle Pale.

Fu grazie ai viaggiatori (geologi e botanici soprattutto inglesi e successivamente alpinisti anche olandesi e tedeschi) che nella seconda metà dell'Ottocento giunsero nelle Dolomiti con lo scopo di scoprire nuove vette, che San Martino di Castrozza si trasformò in meta turistica, con pastori e cacciatori impegnati come guide alpine.

All'epoca erano loro gli unici a poter accompagnare i visitatori in montagna, conoscendo quei luoghi meglio di chiunque altro. La prima guida alpina della zona fu Michele Bettega, seguito da Giuseppe Zecchini, Antonio Tavernaro e Bortolo Zagonel.

Furono loro i primi ad essere riconosciuti come le “Aquile di San Martino”, una sorta di leggenda per i viaggiatori dell’epoca. Michele Bettega, per esempio, scalò il Cimon della Pala più di 250 volte. All'epoca San Martino di Castrozza era apprezzato anche da visitatori illustri, come Sigmund Freud, Arthur Schnitzler, che vi ambientò “La signorina Else, ma anche il re Alberto I del Belgio e Dino Buzzati.

San Martino di Castrozza è un campo base ideale in tutte le stagioni per attività di montagna come trekking, mountain bike, arrampicata, corsa, orienteering e canyoning. Una capitale alpina dallo spirito autentico, dove sperimentare un'ospitalità unica».













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