Giro del lago di Valdurna e la chiesa di San Nicolò: tra narrazioni, arte e antiche leggende
Un affascinante percorso in Alto Adige, nella parte più selvaggia della Val Sarentino, in una valle chiusa da una corolla di montagne impervie, verso un piccolissimo villaggio che un tempo invece era crocevia di commercianti, artigiani, pellegrini e soldati sulle mulattiere che erano scorciatoie fondamentali tra Bolzano e il Brennero
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Non sono molti gli escursionisti che arrivano fin quassù, a Valdurna (m 1540).
Nella parte più selvaggia della Val Sarentino, in una valle chiusa da una corolla di montagne impervie, si scoprono nella chiesa di San Nicolò delle vere e proprie ricchezze artistiche.
Eppure da questo piccolissimo villaggio che porta il nome del Santo protettore delle acque – in passato la dedicazione era però a San Vito, facente parte del gruppo dei 14 Santi Ausiliatori, protettore dalle malattie particolari –, un tempo transitavano commercianti, artigiani, pellegrini e soldati.
Diverse mulattiere, scavalcando i passi sovrastanti, collegavano direttamente Bolzano con l'alta Val d'Isarco e quindi col passo del Brennero risparmiando qualche giorno di viaggio.
Uno di questi passi conduceva in Val Scaleres (Forcella Fana, m 2455), quindi a Bressanone, un altro scavalcava la Flagger Scharte (m 2436, nei pressi dell'odierno rifugio Vallaga) e scendeva, per una lunga quanto selvaggia vallicola, a Mittwald/Mezzaselva.
Un altro, attraverso la Forcella di Valdurna (m 2235), conduceva direttamente al Passo Pennes e giù a Sterzing/Vipiteno.
Come si nota il villaggio di Valdurna non era poi così isolato. Infatti il primo documento in cui si fa menzione di Valdurna risale al 1237, e vi si testimonia che un certo Enrico e la moglie Perchta donarono un terreno sito a Truns in Valdurna al celebre convento di Novacella, presso Bressanone.
Oggi passando per Bolzano si impiegano diverse ore per collegare i due punti mentre un tempo, scavalcando la forcella del Corno del Ceppo, si arrivava in due ore al monastero, transitando dalla leggendaria fontana chiamata Münnichbrunnen, che sgorga fresca e miracolosa in un antichissimo luogo di culto dei pastori.
Invece, per quanto riguarda la chiesa, il primo documento è un beneficio del 1405: un uomo malato, Weigant an der laene, lasciò in dono quattro libbre veronesi di denaro al Santo perché lo guarisse.
Un tempo la chiesa era dedicata a San Vito e questo lo sappiamo perché, nel 1986, durante dei lavori, furono portati in superficie, nascosti da ben dieci strati di calce, diversi affreschi che narrano la leggenda di San Vito: vediamo una fustigazione, il carcere, la tortura nel forno, la forca e la morte del martire.
Ma come nacque questo lago? Si narra ancor oggi ai figli dei contadini dei masi questa leggenda dal forte sapore moraleggiante.
Infatti, un tempo, al posto del lago c'erano diversi masi, prati e orti, appartenenti ad un contadino. Da buon cristiano il contadino sapeva che doveva smettere di lavorare quando si terminava, il sabato, di recitare l'Ave Maria, la salutatio angelica.
L'Ave Maria si suonava mezz'ora o tre quarti d'ora dopo il calar del sole e una volta le ventiquattro ore che scandivano la giornata venivano calcolate a partire da quel momento, quindi da sera a sera.
Ebbene, dopo quell'ora era pericoloso sia lavorare che girovagare per i luoghi deserti perché si era in preda al disorientamento e facile vittima del Maligno.
Inoltre quell'ora preannunciava già il giorno dedicato a Dio, la Domenica, e quindi al riposo ma soprattutto alla preghiera.
Chissà per quale motivo, forse perché era in arrivo un temporale oppure perché era in ritardo, il contadino decise di continuare a tagliare il fieno e a rastrellarlo.
Quassù le impervie foreste precipitano a valle, i prati sono talmente ripidi da far venire le vertigini soltanto a guardarli e la collocazione geografica fa sì che i temporali e la pioggia siano di casa.
Il contadino non desiderava altro che mettere al riparo ciò che gli permetteva di vivere e di sfamare gli animali che aveva in stalla. Ma facendo questo attirò su di sé le ire del Divino che lo punì severamente: piovve talmente che al posto del maso e del podere si formò un lago.
Nell'ultimo riquadro è inserito Sant'Ulrico, riconoscibile dal pesce e venerato quale patrono speciale delle acque e dei fiumi. Il sottostante lago forniva infatti ottime carpe che, nel quadro, vengono donate al vescovo di Augusta.
Ai fedeli del villaggio, a Pasqua, spettava invece, assieme alla comunione, un buon bicchiere di vino. Tutte le pareti sono comunque affrescate, una sorta di "filmato" a 360° di evidente scuola artistica veronese. Certe opere – almeno alcune di quelle presenti sugli altari, ovvero i santi Francesco d'Assisi, Sant'Elena, San Lorenzo, San Michele e San Giovanni Battista –, sono state commissionate dal ricco mercante Vintler, lo stesso che acquistò e fece affrescare Castel Roncolo a Bolzano.
Successivamente vennero riportati alla luce altri affreschi nel presbiterio e sulla parete frontale sopra l'arco trionfale, raffiguranti la leggenda di San Nicolò, gli Apostoli, Cristo in mandorla, le vergini savie e le vergini stolte.
Nel 1990 vennero portati alla luce, sulla parete nord, gli affreschi che rappresentano il ciclo della Passione di Cristo, raffigurati in 14 quadri, come su un tendone quaresimale.
Si inizia con la Resurrezione di Lazzaro e si termina con la Resurrezione di Gesù, mentre la Crocifissione è stata inserita al centro e la flagellazione spostata sopra l'altare laterale.
Tutto, qua dentro, ci invita all'osservazione, a scoprire particolarità, asimmetrie e dettagli intriganti.
Come San Michele che, invece di essere imparziale pesatore di anime, è stato dipinto mentre dà una mano ai diavoli a spingere le anime dannate verso il fuoco eterno dell'Inferno.
[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Passeggiare, Trentino-Alto Adige. 35 semplici itinerari per grandi e piccoli", edizioni Curcu&Genovese, 2016]
ITINERARIO
Accesso stradale
Valdurna (m 1540) si raggiunge da Bolzano risalendo la spettacolare Val Sarentino fino ad Asfeld/Campolasta, quindi a destra fino alla nostra meta. La strada si chiude nei pressi del parcheggio.
Punto di partenza/arrivo
Parcheggio di Valdurna (m 1540).
Percorso
Dal parcheggio si percorrono un centinaio di metri lungo la stradina asfaltata che conduce al paese – chiusa al traffico –, quindi prendiamo a destra il sentiero che costeggia tutto il lago. Itinerario circolare.
Tempi
Ore 1.30.
Dislivello
Pochi metri.