Ecco come sarà il nuovo rifugio Tonini: la Sat annuncia il progetto vincitore
Questa mattina, 15 gennaio, l'annuncio della scelta, fra 130 candidature provenienti anche dall'estero, caduta sull'opera dello studio RigonSimonetti: «Nasce da una riflessione profonda sul rapporto tra architettura e paesaggio, tra tradizione alpina e linguaggio contemporaneo, tra memoria del luogo e nuove esigenze funzionali». La storica struttura sull'altopiano di Pinè, vicina al passo Redebus, fu distrutta da un incendio nel dicembre 2016
FOTOGALLERY Una rinascita nel segno dell'armonia col paesaggio
IL DRAMMA Nove anni fa il rogo devastante al rifugio Tonini
Questa mattina, 15 gennaio, in una sala affollata alla Casa della Sat di Trento, è stato annunciato il progetto vincitore del bando per la ricostruzione del rifugio Tonini, nel Lagorai (comune di Baselga di Pinè), che fu distrutto da un incendio nel dicembre 2016.
Il progetto vincitore porta la firma dello studio RigonSimonetti, composto dagli architetti Francesco Rigon (capogruppo), Margherita Simonetti e Filippo Brutto, insieme al gruppo tecnico Bim Design Group, con l'architetta Claretta Mazzonetto, e agli ingegneri Federico Saccarola e Andrea Giangiuilo.
«Il progetto – ha spiegato l'architetto Francesco Rigon – nasce da una riflessione profonda sul rapporto tra architettura e paesaggio, tra tradizione alpina e linguaggio contemporaneo, tra memoria del luogo e nuove esigenze funzionali. L'approccio progettuale è guidato da valori quali sobrietà, rispetto del contesto, misura e qualità, elementi centrali della migliore architettura d'alta quota».
Il nuovo Tonini - si legge nel comunicato diffuso dalla Sat - si presenta come un'architettura sobria e radicata, capace di inserirsi nel paesaggio con la naturalezza delle strutture d'alpeggio circostanti: ma al tempo stesso immediatamente riconoscibile per chiarezza compositiva e precisione costruttiva.
Grande attenzione è dedicata al rapporto con malga Spruggio – ha proseguito Rigon – riprendendo la morfologia tipologica e formale.
Il "Tonini" rinasce nel segno di un’architettura sobria in sintonia con il paesaggio
«Il nuovo rifugio Tonini si presenta come un’architettura sobria e radicata, capace di inserirsi nel paesaggio con la naturalezza delle strutture d’appoggio circostanti, ma al tempo stesso immediatamente riconoscibile per chiarezza compositiva e precisione costruttiva».
Così la Sat descrive la struttura che sostituirà quella distrutta da un incendio nel 2016: questa mattina, 15 gennaio, l'annuncio del progetto vincitore della gara cui hanno partecipato 130 proposte: è stata scelta l'opera dello studio RigonSimonetti.
In queste foto di Claudio Libera, alcuni momenti della presentazione e immagini del rendering del futuro rifugio Tonini. QUI L'ARTICOLO CON TUTTI I DETTAGLI
«La nuova struttura – ha proseguito Rigon – ricalca il sedime del precedente rifugio ed instaura un forte dialogo con la vicina malga Spruggio riprendendo la forma allungata, il rapporto tra legno e pietra e l'impostazione tipologica.
Una parte delle pietre del vecchio Tonini sarà recuperata e integrata nel nuovo basamento minerale, mantenendo così un legame materiale e ciò che resta in una base solida per il futuro».
Il recupero della preesistenza non è soltanto simbolico: la pietra antica sarà infatti "annegata" nel nuovo basamento in calcestruzzo aerato, restituendo nel profilo irregolare della fondazione l'eco fisico dei ruderi oggi distrutti.
L'architettura introduce inoltre elementi che valorizzano l'esperienza degli ospiti: le finestre delle camere, piccoli "occhi" orientali verso la valle, con scuri bianchi e azzurri che si sollevano come palpebre, e, al piano terra, una sala passante che mette in relazione visiva il pendio a sud con la malga a monte.
Dal punto di vista costruttivo, il rifugio combina i materiali della tradizione alpina (pietra e legno) con tecniche avanzate di prefabbricazione, necessarie per ridurre i tempi di cantiere e affrontare le difficoltà operative in quota.
L'assetto funzionale è compatto e razionale, pensato per minimizzare il consumo di suolo e l'impatto sul versante.
Il risultato è un edificio capace di generare continuità con la storia del Tonini, affrontando al tempo stesso le sfide contemporanee della sostenibilità, dell'accessibilità e della qualità architettonica.
LE MOTIVAZIONI DELLA SCELTA, TEMPI E COSTI
«Eterogenea e qualificata - scrive ancora la Sat - la giuria esaminatrice, composta da Alessio Trentini, commissario rappresentante per SAT; dall'architetto Andrea Picciotti, in rappresentanza della Provincia autonoma di Trento; dall'architetto Giuseppe Zeni, per il Comune di Baselga di Pinè; dal professor architetto Franco Tagliabue, designato dall'Ordine degli Architetti della provincia di Trento e successivamente nominato presidente della giuria; e dall'ingegner Claudio Sartori, in rappresentanza dell'Ordine degli Ingegneri della provincia di Trento.
A sintetizzare le ragioni della scelta del progetto vincitore è il presidente della giuria, Franco Tagliabue: «La qualità media delle proposte era molto elevata, e questo ha reso il lavoro della giuria lungo e articolato. Il progetto vincitore si distingue per l'equilibrio tra tradizione e contemporaneità, per il rapporto misurato con il paesaggio e per la capacità di reinterpretare in chiave attuale la tipologia del rifugio alpino. È un edificio sobrio e accogliente, costruito con i materiali delle tradizione – pietra e legno – e al tempo stesso tecnicamente adeguato e pronto a essere realizzato in un contesto difficile come quello del Tonini. Il valore combinato di questi elementi ha fatto emergere la proposta come la più completa e convincente».
Ancora, Tiziano Chlogna, coordinatore del concorso, ha evidenziato l'ampia e diversificata partecipazione, con 130 candidature provenienti da tutto il territorio nazionale e anche dall'estero.
La presenza più consistente è arrivata dalla Lombardia con 23 partecipanti, seguita da Trentino (21), Veneto (19) ed Emilia-Romagna (13), confermando il forte interesse delle regioni con maggiore tradizione progettuale e alpina. Numerose anche le proposte da Toscana (11), Piemonte (7) e Lazio (3). Altre regioni hanno contribuito con numeri più contenuti ma comunque significativi: Marche (4), Puglia (2), Umbria (2), Bolzano (5), Friuli-Venezia Giulia (2), Liguria (1) e Sicilia (1). Presenti anche candidature dall'estero, con proposte provenienti da Austria e Finlandia, a testimonianza dell'interesse internazionale verso un intervento inserito in un contesto di grande valore paesaggistico.
«Nel complesso – ha rilevato Chlogna - la distribuzione geografica conferma il carattere nazionale e transfrontaliero del concorso, capace di richiamare studi con competenze e sensibilità diverse, e di elevare ulteriormente la qualità del confronto progettuale».
Quanto alla definizione dettagliata dei costi, questa sarà parte integrante della prossima fase progettuale: «Nella redazione del progetto definitivo ed esecutivo – ha evidenziato il presidente della Sat, Cristian Ferrari – verranno sviluppate le stime economiche puntuali, in linea con i livelli prestazionali richiesti e con le condizioni di realizzazione.
Questo ci consentirà di accompagnare la Sat e il Comune sia nella programmazione finanziaria sia nella pianificazione esecutiva dell'intervento. Già nella fase concorsuale è stato definito un quadro economico chiaro entro cui gli studi erano chiamati a operare.
La base di riferimento era una stima parametrica del volume del nuovo edificio, dalla quota a derivato, un tetto massimo di spesa per la sola costruzione del rifugio fissato a 1.750.000 euro; soglia che i progetti non potevano superare.
Considerando tutte le altre voci necessarie – spese tecniche, oneri, allacciamenti, logistica in quota, sicurezza e imprevisti – il quadro economico complessivo è oggi stimato fra 2 e 2,5 milioni di euro». C. L.
Dalla relazione tecnico-illustrativa sono emersi i seguenti elementi chiave:
- due livelli fuori terra e un piano interrato
- ospitalità per 24 posti letto e spazi dedicati al gestore
- sala da 54 posti, bar e cucina con accesso diretto al piazzale
- struttura ibrida: basamento in pietra e calcestruzzo + volume superiore in legno
- forte integrazione paesaggistica con Malga Sprugio
- riuso della pietra del vecchio rifugio
- sistemi costruttivi prefabbricati per una cantierizzazione stimata in 5–6 mesi
- impianto ibrido (pompa di calore + biomassa) e fotovoltaico da 25,8 kWp
- prestazioni energetiche in classe A+