Romeno, Matteo Calliari: tra la vita nei frutteti e la passione per la montagna
Il giovane noneso, 25 anni, erede di una famiglia di agricoltori che vivono al maso da circa quattro secoli, ha creato una società con il papà Sergio: coltivano diverse varietà di mele, anche biologiche, mirtilli e vite. «Cerco di lavorare nel rispetto del suolo, della biodiversità e dei tempi che la natura ci impone, limitando l’uso di prodotti chimici»
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La storia del giovane protagonista di questa settimana viene da Romeno, e precisamente dal Maso San Bartolomeo, ed è quella di un giovane di 25 anni, erede di una famiglia di agricoltori che vivono al maso da circa quattro secoli. Parliamo di Matteo Calliari, nipote di Fabio Calliari, grande protagonista della frutticoltura in quel di Romeno, all’epoca in cui la maggioranza delle aziende era dedita alla zootecnia.
Ma anche persona impegnata per decenni a sostegno dei progetti che il fratello Babà Camillo presentava dalla Tanzania.
Matteo si è diplomato al liceo scientifico, per cui non poteva accedere al brevetto professionale agricolo. È per questa ragione che l’autunno scorso si è iscritto al corso biennale delle 600 ore organizzato dalla FEM.
Un corso, precisa subito Matteo, organizzato molto bene, fra l’altro, si incastra molto bene in un periodo relativamente tranquillo in azienda e gli insegnanti sono molto qualificati. Chiediamo a questo punto quali sono i moduli che ti sono piaciuti di più e Calliari non ha dubbi: il terzo modulo incentrato sulle tecniche di produzione delle mele, che porta alla luce aspetti pratici rilevanti, ha attirato molto la mia attenzione.
Avendo già fatto il primo anno di corso, ha potuto presentare la domanda per il premio d’insediamento già a gennaio dell'anno scorso. Se il premio dei 40 mila euro arriverà, Matteo avrebbe intenzione di aumentare la superficie aziendale.
Da quando è entrato in azienda, subito dopo le scuole superiori, ha creato una società agricola semplice con il papà Sergio, è diventato così contitolare dell’azienda. La data coincide con il momento nel quale ha presentato la domanda d’insediamento.
Perché la scelta di fare il frutticoltore?
«È stata una scelta guidata dalla passione per la coltivazione della terra e dei frutteti in particolare, tramandata dalla famiglia specialmente dall’esempio di nonno Fabio. In azienda ora siamo solo io e mio padre con il nonno che ci dà ancora una mano.
La superficie complessiva dell’azienda è di 5,5. ha e le colture praticate sono principalmente le mele delle varietà Golden Delicious, Gala Red Delicious, Kisuri/Morgana più due piccoli appezzamenti coltivati a mirtillo fuori terra, ed uno è coltivato a vite».
Quali progetti ha in mente, guardando al futuro e quali sogni nel cassetto?
«Penso soprattutto ai rinnovi di alcuni frutteti ormai obsoleti. Mi piacerebbe molto riuscire ad integrare la produzione aziendale con qualche prodotto trasformato con la mia materia prima, ad esempio il vino da lavorare in azienda facendo una mia piccola cantina».
È pentito della scelta agricola?
«Assolutamente no, sono cosciente che è una professione molto difficile, sono tante le sfide che ci attendono, ma non sono affatto pentito. Le difficoltà fanno parte della scelta imprenditoriale, e le soddisfazioni riescono a compensarle».
Quali sono i suoi rapporti con l’ambiente?
«Cerco di lavorare nel rispetto del suolo e della biodiversità e dei tempi che la natura ci impone, limitando l’uso di prodotti chimici e adottando tecniche sostenibili.
Siamo in presenza di un’azienda biologica fin dal 2017, purtroppo al giorno d'oggi siamo in un periodo in cui la pressione della malattia degli scopazzi è molto forte e sono costretto a ridurre la superficie coltivata con metodo biologico se voglio produrre mele che siano oltre che buone anche senza difetti estetici.
Certo il problema scopazzi ci preoccupa molto, ma sono convinto che l'agricoltura biologica sia un ottimo metodo di produzione che mette in primo piano la tutela per l'ambiente e la sostenibilità ma molto difficile da praticare su colture perenni come il melo».
Le mele prodotte da Calliari, vengono conferite al consorzio frutta AVN di Casez che a sua volta è socio di Melinda. Una Op molto ben organizzata che riesce a valorizzare le nostre mele e i nostri mirtilli con delle liquidazioni che ci soddisfano.
«Essendo le nostre mele biologiche, Melinda le valorizza molto bene, mediamente il prezzo liquidato è superiore dal 50% di quello pagato per la produzione integrata, ciò compensa la minore produzione ad ettaro che attualmente è nell’ordine del 20-30%».
Matteo è impegnato anche nel sociale, fa parte del gruppo giovani di Salter, paese in cui abita.
Ma è un giovane molto impegnato anche negli hobby: pratica lo scialpinismo, arrampica in montagna, ama molto viaggiare.
Ma cosa dicono gli amici della scelta professionale, ci sono giovani colleghi in paese?
«Alcuni sostengono che in campagna si lavori troppo, io non faccio mai caso al tempo trascorso tra i filari. Credo che il mio paese sia uno di quelli in cui ci sono più giovani che lavorano in agricoltura in tutta la val di Non...».