GENERAZIONI

Mezzocorona, Piergiorgio Trapin: tra la viticoltura e l'agriturismo

Incontro con un imprenditore, oggi 72enne, che ha contribuito alla trasformazione della viticoltura rotaliana ed è stato impegnato per decenni ai vertici delle organizzazioni di categoria, nonché  consigliere comunale

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CARLO BRIDI


La storia di questa settimana della rubrica come eravamo viene dal cuore della piana Rotaliana, Mezzocorona, ed è quella di un imprenditore che da viticoltore si è convertito alla apertura e gestione di un locale agrituristico.

Parliamo di Piergiorgio Trapin, 72 anni, che fin dagli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso era impegnato nel locale Club 3P - uno dei più forti del Trentino - ed era noto per la sua abilità in ambito trattoristico. Ha vinto infatti molte gimkane trattoristiche a livello provinciale, fino a 12 in un anno, ma anche a livello regionale.

Trapin ha contribuito alla trasformazione della viticoltura rotaliana che dal primato della quantità è passata a puntare prioritariamente sulla qualità, sotto la spinta della locale Cantina Mezzacorona, ma anche di diversi vignaioli del posto che trasformavano le loro uve in azienda. 

L’azienda di Trapin è estesa su 4,5 ettari, la frutticoltura come la maggior parte delle aziende è stata ridotta od abbandonata. Ora domina la viticoltura e le varietà dominanti sono il Teroldego Rotaliano nelle zone classiche, poi lo Chardonnay base spumante e il Rulender.  

Anche la zona delle “bonifiche” fra Mezzocorona e Roverè della Luna, è stata trasformata quasi tutta in vigneto. 

Cominciamo con una domanda per fare un quadro della agricoltura di Mezzocorona, com’è cambiata negli ultimi 50 anni?

«Innanzi tutto nella meccanizzazione agricola, a Mezzocorona agli inizi degli anni Sessanta c’erano una quindicina di trattori e un centinaio di cavalli, la forza lavoro che aveva dominato per centinaia d’anni. Siamo passati dal Medioevo all’agricoltura moderna nell’arco di pochi anni».

Ma anche dal punto di vista varietale aveva fatto grandi progressi, sotto la spinta della Cantina Mezzacorona, dove Fabio Rizzoli, direttore per oltre 30 anni, che il nostro protagonista di oggi, definisce il nostro Napoleone.

Fino agli anni 2000 l’obiettivo era quello di produrre quantità cercando anche di mantenere la qualità, ma questa non era prioritaria, come è successo negli ultimi decenni. 

«La cooperazione - prosegue Trapin - a Mezzocorona è sempre stata forte, avevamo 3 cantine sociali, un magazzino frutta che aveva un ruolo strategico perché la frutticoltura era la coltura dominante del periodo.

Ma visto che c’erano ancora molte vacche, piccole stalle con 2-3 capi, c’era anche il caseificio sociale. Poi il Club 3P avviò, con la costituzione del Gruppo vasche, l’acquisto dei fitofarmaci e la predisposizione dei prodotti da usare in forma collettiva: una differenza enorme dalla difesa di oggi, che è calibrata ad ogni coltura e ad ogni zona, con interventi mirati in base ai protocolli di autodisciplina». 

Ma veniamo al profilo, di Trapin: si è sposato giovane ed ha avuto 3 figli, il più grande ora ha 49 anni. Poi una seconda donna dalla quale ha avuto altri 3 figli, questi ora hanno 5, 10 e 14 anni.Di questi ultimi, il più grande frequenta San Michele ed è molto bravo.

Forte l’impegno nel sociale, Trapin per 10 anni è stato presidente della grossa sezione dell’Unione contadini quella di Mezzocorona, dal 1987 al 2000 membro del Consiglio provinciale e della giunta dell'Unione contadini, rappresentando questa anche in Camera di commercio. Ma per un decennio è stato anche consigliere comunale.

È sempre stato un gran viaggiatore: ha visitato la maggior parte degli Stati degli Usa, ma è stato anche in altri continenti. La voglia di sapere, di conoscere non lo ha mai abbandonato, anche adesso dedica oltre un’ora e mezza ogni giorno alla lettura e all’aggiornamento. 

Nel 2000 ha aperto a Mezzocorona un agriturismo con quattro appartamenti e 18 posti letto. Non offre né prime colazioni né ristorazione, precisa. La gestione dell’agriturismo è nelle mani della seconda moglie, mentre lui si dedica all’azienda viticola.

Trapin non si è mai pentito della scelta fatta oltre 50 anni orsono, anzi è sempre stato fortemente convinto che la sua professione era quella dell’agricoltore. 

I rapporti fra la difesa fitosanitaria e l’ambiente sono cambiati moltissimo: «Nel 1975 facevamo 7-8 trattamenti alle viti, ma i prodotti usati erano molto pericolosi per le persone ed anche per gli animali e per l’ambiente. Ora i trattamenti sono un numero doppio ma i prodotti usati sono molto meno impattanti.

Io pratico la permacoltura e utilizzo la confusione sessuale per gli insetti. Così do grande spazio alla natura, perciò non ritengo necessario introdurre il metodo biologico». 

Ma consiglierebbe oggi a un giovane di fare il viticoltore?

«Fare il viticoltore richiede grande conoscenza e non devi permetterti errori, perché ne va del tuo reddito. La vita si regge su equilibri da cercare costantemente, io sono riuscito ad organizzare il mio lavoro andando anche al mare con la famiglia, non voglio essere schiavo del mio lavoro...».













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