Mezzocorona, Carlo Lechthaler: oltre mezzo secolo tra vigna e frutteto
L'imprenditore agricolo, noto anche per vari ruoli avuti nelle istituzioni locali, a ottant'anni è ancora attivo in azienda. «I cambiamenti nel tempo sono stati veloci e importanti. Siamo partiti dalla prevalenza della viticoltura, poi l'importante arrivo della frutticoltura con le relative infrastrutture»
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La storia di questa settimana viene ancora una volta da Mezzocorona ed è quella di un imprenditore agricolo di tutto rispetto che è ancora attivo in azienda, pur avendo raggiunto gli 80 anni, affiancato dalla splendida moglie.
Un’azienda la sua viti-frutticola della superficie di circa 3,5 Ha, così suddivisi: due terzi a vigneto e un terzo a frutteto.
Le varietà di viti coltivate sono in prevalenza Pinot grigio, a seguire Lagrein e Teroldego nelle zone classiche.
Le varietà di mele coltivate sono principalmente Gala, a seguire Fuji, Red delicius, Fengapi, Grannj, in ordine decrescente.
Parliamo di Carlo Lechthaler ottantenne ancora molto attivo in azienda che assieme alla moglie Margherita con la quale gestisce l’azienda. Un figlio maschio che, è diventato direttore generale delle Cantine Riunite & CIV di Reggio Emilia, che pur venendo a casa, a Mezzocorona tutti i fine settimana, ha pochissimo tempo da dedicare all’azienda paterna, salvo il periodo della vendemmia che vede di programmare come ferie.
C’è anche una figlia sposata: il genero Matteo Cattani, che fa il frutticoltore a Termon, quando c’è bisogno è pronto a dare una mano. Lui è un appassionato di frutticoltura, ma gli piace molto anche la viticoltura.
Carlo Lechthaler è stato impegnato una vita nel sociale, prima da giovane come segretario del locale Club 3P, poi consigliere comunale a Mezzocorona e per un decennio assessore comunale all’agricoltura della borgata e per diversi anni consigliere della Famiglia Cooperativa. Lechthaler ha anche un hobby: un piccolo orto che cura con piacere.
Carlo, possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di 55 anni orsono e quella attuale? Innanzitutto qual è stata l’evoluzione colturale in oltre mezzo secolo, nel campo frutticolo e in quello vitivinicolo?
«I cambiamenti nel tempo sono stati veloci e importanti. Siamo partiti da un’agricoltura dove la viticoltura era prevalente, ma non solo, fra le pergole c’era pure il fieno da tagliare per le mucche e il cavallo in stalla.
Il lavoro era prevalentemente manuale i mezzi venivano trainati dai cavalli. Più tardi è arrivato finalmente il trattore e non posso dimenticare il conflitto generazionale con mio padre, che ovviamente non vedeva di buon occhio le innovazioni.
Un grande cambiamento è stato pure l’arrivo della frutticoltura con le relative infrastrutture.
Così come fu innovativa la gestione delle acque per irrigazione e difesa dal gelo per la frutticoltura, prima c'erano gli impianti antibrina con i relativi pozzi privati e pure la gestione del pericolo gelata era dettata da controllo dei termometri sul campo. Più tardi, grazie all’arrivo dell’informatica, gli sms sono diventati un mezzo di grande aiuto.
In questi ultimi anni grazie al Consorzio di bonifica e alla lungimiranza dei suoi amministratori si è concretizzato un ottimo lavoro con il nuovo sistema di irrigazione ad ali gocciolanti, sia in frutticoltura che in viticoltura, gestito dai bravi acquaioli. Così si è sostituita l’irrigazione che utilizzava le tradizionali canalette».
Uno dei problemi sempre presenti all’interno del 3P era quello della difesa sanitaria: quale era l’approccio 50 anni or sono e quale oggi?
«All’epoca la difesa fitosanitaria, era gestita in proprio, avvalendosi del confronto fra noi giovani e con l’ausilio di un tecnico che incontravamo periodicamente. Attualmente i tecnici di settore (Cantina e Consorzio frutticolo), valutate le condizioni climatiche e gli stadi fenologici, ci inviano email o sms, facilitandoci molto il lavoro nella gestione fitosanitaria».
La cantina Mezzacorona è da sempre riferimento per l'enologia locale, come sono evolute le indicazioni ricevute?
«Nel passato non esistevano vincoli di quantità e qualità nella produzione ad Ha. Attualmente il disciplinare Doc e i suggerimenti dei tecnici preposti hanno migliorato la produzione in qualità».
Uno dei problemi più grossi è quello dei residui da fitofarmaci lasciati con il lavaggio degli atomizzatori, come avete risolto il problema?
«Ancora una volta il Consorzio di bonifica ha risolto questo grosso problema con la costruzione del centro di caricamento degli atomizzatori e il conseguente lavaggio. Il centro lavaggi, inoltre, filtra e ripulisce l’acqua sporca».
Lei è ancora titolare dell’azienda?
«Sì, proseguirò fino a quando la salute me lo permetterà, ovviamente con l'aiuto dei miei familiari. Intendo passare il tempo in campagna».
Si è mai pentito della scelta del lavoro in agricoltura?
«Assolutamente no anzi ho sempre fatto il mio lavoro con passione».
Quali i suoi rapporti con l’ambiente?
«Faccio il possibile per salvaguardare questa nostra terra, non abbiamo un pianeta di riserva».
Ha mai pensato al passaggio all’agricoltura biologica?
«Sì ci ho pensato, ma la mia azienda è fatta di piccoli appezzamenti, quindi il grosso problema della deriva non me lo permette».
Dove conferisce il prodotto? È soddisfatto delle condizioni?
«Conferisco l’uva alle cantine Mezzacorona e le mele al Consorzio. Sono soddisfatto della gestione e dei prezzi liquidati».