Tassullo, Bruno Menapace: «La cooperazione fondamentale per l’agricoltura»
Val di Non, parla un testimone dell'evoluzione nel mondo contadino: a 76 anni è ancora molto attivo nell'azienda di famiglia, nella quale da molto tempo si affianca un agriturismo alla coltivazione di mele (anche bio) e mirtilli
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La storia di questa settimana viene dalla val di Non, precisamente da Tassullo nel comune di Ville d’Anaunia. È quella di Bruno Menapace, un imprenditore agricolo di 76 anni ancora molto attivo in azienda: anche in questi giorni invernali va a potare i meli, nonostante abbia ceduto le redini ormai da diversi anni al figlio Giovanni.
Bruno è sempre stato molto appassionato per il suo lavoro in azienda, ma ha profuso il suo impegno anche nella vita sociale. Fin da giovanissimo, negli anni ‘60, ha presieduto il Club 3P di Tassullo. È stato consigliere comunale, per un mandato in maggioranza e per un altro in minoranza e membro della giunta dell’allora Comprensorio della Val di Non.
È stato consigliere della Cassa rurale, ha fatto parte come consigliere del consorzio di miglioramento fondiario di Tassullo e della Cooperativa Sarc, rivestendo anche il ruolo di vicepresidente di quest’ultima. Quindi un intenso impegno nel sociale secondo quello che era il dettato della Coldiretti di vedere i propri rappresentanti nei vari campi del sociale.
Ha sempre creduto nell'integrazione e nella diversificazione del reddito dell’azienda agricola ed è per questa ragione che, insieme alla moglie Cristina, ha aperto da oltre vent’anni un agriturismo con servizio di pernottamento e prima colazione.
L’Agritur “Renetta” è ora gestito dalla nuora Luana, che dopo un’esperienza lavorativa in banca ha deciso di dedicarsi a tempo pieno all’attività di famiglia.
Nell’agriturismo si promuovono i prodotti locali e si offrono deliziose colazioni preparate in casa.
L’azienda agricola, in parte di proprietà e in parte in affitto, è coltivata prevalentemente a frutteto. Sono presenti diverse varietà di mele: oltre alle tre varietà dop (Golden, Renetta, Red Delicious), è stato dato molto spazio alla coltivazione delle varietà club suggerite da Melinda, quali Evelina, Gradisca Dolcevita, Sweetango, come pure Fuji e Gala.
Da quasi dieci anni è stata introdotta una piccola coltivazione di mirtillo gigante della varietà Top Shelf, coltivato in vaso, che viene conferito a Melinda come tutto il resto della produzione aziendale. Una coltura molto redditizia.
Bruno è attento anche all’introduzione della coltivazione biologica, infatti un appezzamento di circa un ettaro di Gala è coltivato secondo questo metodo.
Sullo stesso terreno è stato applicato di recente un impianto a punto fisso per la distribuzione sovra chioma dei trattamenti fitosanitari. Esso rappresenta davvero un sistema innovativo ed efficiente per il controllo delle crittogame del frutteto. La principale minaccia della coltura bio è costituita purtroppo dagli scopazzi.
Ma secondo lei qual è il ruolo della cooperazione agricola in Valle di Non?
«La cooperazione è indispensabile per la sopravvivenza dell’agricoltura in valle. Non oso pensare a come potrebbero vivere le nostre piccole aziende, quasi sempre di dimensioni familiari, in un mercato globalizzato.
Difficilmente potrebbero reggere da sole, avrebbero enormi difficoltà a restare competitive, sia sul piano economico sia su quello organizzativo. Le cooperative permettono di unire le forze, valorizzare le produzioni locali, condividere costi e competenze».
Data la sua lunghissima esperienza secondo lei vi sono delle prospettive per un giovane che sceglie di fare l’imprenditore agricolo oggi in Val di Non?
«Viviamo in una fase piena di incertezze e nel settore agricolo si avverte un clima diffuso di sfiducia, anche tra i più giovani. Tuttavia, ritengo che questa percezione non sia del tutto giustificata.
I risultati economici delle ultime annate dimostrano che, grazie anche alla forza delle organizzazioni cooperative presenti in val di Non, l’agricoltura può ancora offrire prospettive concrete. Chi sceglie oggi di diventare imprenditore agricolo trova un sistema strutturato, capace di accompagnare le aziende nella commercializzazione, nell’innovazione e nella gestione delle difficoltà di mercato.
È chiaro che servono competenze, visione e capacità di adattamento, ma con il supporto delle organizzazioni esistenti l’agricoltura in Val di Non può rappresentare non solo una scelta di vita, ma anche un’opportunità professionale solida. Vedo che qui in paese ci sono diversi ragazzi volenterosi che si sono fermati nelle aziende di famiglia».
Ma nel complesso qual è il clima che oggi si respira?
«Da un lato ci sono preoccupazioni legate all’incertezza dei mercati, al cambiamento climatico e all’aumento dei costi di produzione, che generano timori e insicurezza.
Dall’altro lato, però, c’è anche la consapevolezza di avere alle spalle un sistema solido, basato sulla cooperazione e su risultati che negli ultimi anni sono stati complessivamente positivi.
Credo si debba guardare avanti con moderata fiducia e con la convinzione di poter affrontare anche le sfide che ci attendono», conclude Menapace.