Denno, Giuseppe Gervasi: l'agricoltore con la passione del volley
L'imprenditore settantenne è attivo nell’azienda di cui è titolare il figlio Gabriele: coltiva mele di diverse varietà, dalle Golden Delicious alle Fuji, dalle Stark alle Gala e altre. «In mezzo secolo sono cambiate tante cose, i porta innesti nanizzanti hanno permesso di meccanizzare la raccolta, la potatura e il dirado»
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La storia di questa settimana viene ancora una volta dalla valle di Non, precisamente da Denno, ed è quella di un imprenditore agricolo, ora settantenne, Giuseppe Gervasi, che conosciamo da una vita.
È andato in pensione come coltivatore diretto, «ma ora lavoro più di prima», afferma Gervasi nell’introdurre il nostro colloquio.
«La titolarità dell’azienda - spiega - è attualmente di mio figlio Gabriele. Io continuo però a collaborare attivamente nella gestione, partecipando alle diverse operazioni colturali e alle decisioni aziendali.
Al momento non ho stabilito un termine preciso per il mio impegno: finché ne avrò la possibilità e finché il mio contributo sarà utile, continuerò a dare il mio supporto».
Ora è in pieno raccolto delle mele Golden Delicious e quest’anno sono particolarmente belle e la pezzatura è ottima, spiega Giuseppe.
«Ma oltre alle Golden - aggiunge - abbiamo anche altre varietà di mele in ordine decrescente sono Fuji, Stark, Gala, Canada Renetta, Gradisca e quest’anno abbiamo aggiunto le Fengapi.
A mio parere, la qualità principe rimane la Golden, mela facile da gestire, con rese ettaro maggiori se coltivate in zone vocate. Nel 2007 io e altri cinque agricoltori abbiamo costituito una società di coltivazione biologica denominata BioLuc, in affitto su proprietà comunale, e attualmente la nostra produzione si concentra sul Gala e Stark. Mentre le ciliegie sono delle varietà Cordia e Regina».
Giuseppe, possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di 50 anni or sono e quella attuale? Innanzitutto qual è stata l’evoluzione colturale in oltre mezzo secolo nel campo frutticolo?
«La varietà maggiore era la Renetta, con piante enormi che venivano raccolte con la scala. La frutta veniva messa nelle cassette e caricate a mano sul trattore.
Da allora sono cambiate tante cose: impianti più intensivi con porta innesti nanizzanti che hanno permesso di meccanizzare la raccolta, la potatura e il dirado tramite l’utilizzo del carro raccolta».
Lei è socio di una cooperativa frutticola, la Coba di Denno. Sul fronte del secondo grado, come valuta la costituzione e l’attività di Melinda?
«Penso che la costituzione di Melinda sia stata una scelta necessaria per ottimizzare la commercializzazione, la conservazione, l’imballaggio della frutta e la gestione del personale delle sedici cooperative esistenti».
È soddisfatto delle liquidazioni della Op?
«Nonostante negli ultimi decenni la liquidazione al kg sia stata più o meno costante, si è riusciti a compensare la resa a ettaro con incremento della produzione. Ad oggi dobbiamo comunque confrontarci con un forte aumento dei costi.
Negli anni è cambiata anche la produzione media ad ettaro, che ha raggiunto mediamente dai 500 ai 700 quintali».
Uno dei problemi sempre presenti è quello della difesa sanitaria: quale era l’approccio 50 anni or sono e quale oggi?
«Negli ultimi 40 anni la difesa fitosanitaria si è trasformata radicalmente. Si è passati da una lotta cieca a calendario per arrivare all’attuale difesa integrata o biologica che prevede il monitoraggio e l’intervento solo al bisogno.
Sono state introdotte tecniche alternative ai trattamenti come ad esempio la confusione sessuale e le reti anti drosofila per le ciliegie».
Negli anni Sessanta si era risposto con la costituzione delle vasche collettive per preparazione dei vari fitofarmaci, però questa scelta con la produzione integrata non è più possibile, quali sono i criteri di difesa oggi?
«Le cooperative si avvalgono dell’assistenza tecnica della fondazione Mach. Molte vasche ad oggi hanno cambiato servizio e si occupano dell’acquisto e fornitura di materiale per la difesa integrata e biologica».
Lei stato impegnato nel mondo associativo agricolo, Club 3P quando era giovane...
«Nel mondo cooperativo agricolo ha avuto ruoli di responsabilità entrando nel consiglio di amministrazione della Coba e, successivamente, ho ricoperto per 15 anni la carica di presidente del Consorzio irriguo di Denno.
Durante questo periodo abbiamo realizzato un’importante trasformazione degli impianti irrigui, passando dal sistema a pioggia lenta all’irrigazione a goccia, con un significativo risparmio nel consumo di acqua e una gestione più efficiente e sostenibile della risorsa idrica».
Si è mai pentito della scelta di fare il frutticoltore?
«No, non me ne sono mai pentito».
Quali i suoi rapporti con l’ambiente?
«Sono costantemente a contatto con la natura, sia a livello professionale che nella vita privata, e di conseguenza cerco di rispettarla nel modo più sostenibile».
Ha mai pensato a trasformare l’azienda in azienda biologica?
«Penso che ci vorrebbe molto coraggio e non sempre la sostenibilità economica è dalla tua parte. A complicare il tutto, negli ultimi anni, sono subentrate diverse nuove malattie che compromettono la produzione».
È riuscito a coltivare qualche hobby?
«Fin da giovane ho giocato a pallavolo e per diversi anni ho fatto l’allenatore. Quasi tutti i miei hobby riguardano lo sport che ancora oggi pratico».
Consiglierebbe a un giovane di fare la scelta dell’imprenditore agricolo e a quali condizioni?
«Nonostante le difficoltà e le preoccupazioni, consiglierei comunque di intraprendere l’attività di imprenditore agricolo: se svolta con impegno e passione, può dare delle grandi soddisfazioni personali».