Castello di Fiemme, Luisa Bertoluzza: testimone di un'agricoltura al femminile
Intervista con l'imprenditrice attiva da decenni in ambito zootecnico, che ha fatto anche lunga carriera nel movimento donne di Coldiretti: «Oggi molte aziende sono condotte da donne che hanno infranto il soffitto di cristallo occupando "la stanza dei bottoni”»
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La storia di questa settimana viene da Castello di Fiemme, ed è quella di una imprenditrice agricola che ha fatto lunga carriera nel movimento femminile di Coldiretti arrivando a ricoprire il prestigioso ruolo di vice delegata nazionale.
Ora, all’età di 71 anni, è ancora attiva nell’azienda di famiglia. Infatti la abbiamo trovata in malga mentre custodisce la sua mandria.
Parliamo di Luisa Bertoluzza, che è sempre molto attiva anche nel mondo dell’associazionismo.
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Luisa, come sta vivendo la terza età nella sua valle di Fiemme? Ha nostalgia degli anni ruggenti di impegno in prima linea nella difesa degli interessi delle donne imprenditrici agricole?
«Il logorio della vita moderna come recitava un vecchio slogan della pubblicità del Cinar, è arrivato anche in val di Fiemme... Io comunque vivo serenamente la mia terza età impegnata nell'attività della mia azienda agricola.
Certo ho nostalgia degli anni ruggenti, come dice Lei, e non perdo l'occasione per ricordare ai miei nipoti qualche aneddoto di quel periodo».
Possiamo fare un confronto fra l’agricoltura di oltre 50 anni or sono e quella attuale? Innanzitutto qual è stata l’evoluzione colturale in oltre mezzo secolo?
«Sicuramente l'agricoltura ha subito un'evoluzione importante: la tecnologia ha reso il lavoro agricolo più agevole, con meno fatica fisica. Sono intervenuti macchine ed attrezzi agricoli, pensiamo al lavoro nella fienagione, sono diverse le strategie aziendali messe in campo per migliorare le svariate produzioni, sia i quantità che in quantità.
L'agricoltura di oggi non è più di sussistenza, oggi l'agricoltore ha acquisito le conoscenze e le competenze per essere definito imprenditore».
Il ruolo della donna in campagna è molto cambiato, lei ha vissuto i grandi passaggi: come li ricorda?
«Con soddisfazione. Oggi molte aziende sono condotte da donne che oltre a svolgere l'attività agricola hanno infranto il soffitto di cristallo occupando "la stanza dei bottoni”».
La vostra è solo un’azienda zootecnica o gestisce anche agriturismo?
«Oggi mi occupo solo dell'azienda, ma per parecchi anni ho curato anche l'attività di agriturismo».
La zootecnia di montagna sta soffrendo molto, secondo lei può avere un futuro e se sì a quali condizioni?
«Non è solo l'agricoltura di montagna che sta soffrendo. Il cambiamento climatico gioca un ruolo molto critico, la presenza dei grandi predatori, che spesso denunciamo, è per noi zootecnici un altro grosso problema, perché queste presenze hanno reso problematica l'attività del caricamento delle malghe. La burocrazia è un altro punto dolente».
Le condizioni perché l'agricoltura di montagna possa resistere?
«Questa una bella domanda, che implica una risposta molto articolata. Le piccole aziende agricole montane rischiano di sparire perché in difficoltà nel coniugare il loro lavoro con un'infinità di regole, norme e quant'altro sono molto pesanti. Questo è un vero peccato per il futuro delle nostre valli di montagna».
Ma lei, viste le difficoltà, si è mai pentita della scelta professionale fatta tanti anni fa?
«Assolutamente no. In valle di Fiemme, erano poche le donne che hanno scelto di lavorare a tempo pieno in azienda e nell’allevamento in particolare, le mie amiche mi dicono che per loro è ancora incomprensibile la mia scelta di fare l’allevatrice, per me è diventata una scelta di vita...».
Quali i suoi rapporti con l’ambiente?
«Per noi allevatori il rispetto dell’ambiente è fondamentale, e il ruolo che svolgiamo per mantenere verdi i nostri prati ed i nostri pascoli è enorme e ci viene scarsamente riconosciuto. C'è un rapporto di rispetto, assolutamente non di sfruttamento: il mantenimento e l'attività di pascolo montano ne sono la prova».
Consiglierebbe ad una giovane di fare la professione dell’allevatore e se sì a quali condizioni?
«Credo che la scelta di esercitare questa professione debba rimanere del tutto personale e non un consiglio certo: la passione è fondamentale».
Luisa, che coltivare l’hobby della lettura, conclude affermando: «È stato un piacere condividere un po' della mia esperienza e non mi stancherò mai di ricordare che l'agricoltura è il settore primario perché soddisfa i bisogni fondamentali dell'essere umano...».