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Wwf: allarme per l'inquinamento nel lago di Garda

A lanciare il grido d’allarme è Paolo Zanollo portavoce del Wwf Bergamo-Brescia: «Il primo grande nemico è ancora un sistema fognario indegno di un territorio turistico, ci sono ancora comuni che non hanno separato acque nere e acque bianche mentre sostanze tossiche e insalubri finiscono nel lago. Ma invece di intervenire, si spendono milioni in lungolaghi, passerelle, piazze vetrina e promozione turistica»

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DANIELE PERETTI


Lago di Garda. La definizione di «acque eccellenti per la balneazione» è solo uno slogan rassicurante che non tiene conto del reale stato di salute del lago di Garda. Lago che al di là del marketing è in sofferenza, ecologicamente compromesso nella trascuratezza generale.

A lanciare il grido d’allarme è Paolo Zanollo portavoce del Wwf Bergamo – Brescia che lancia una serie di circostanziate denunce.

«Si parla - osserva - solo dell’aumento delle temperature, e certo, il cambiamento climatico pesa. Ma il primo grande nemico del Garda è ancora un sistema fognario indegno di un territorio turistico.

Siamo nel 2025 e ci sono ancora comuni che non hanno separato acque nere e acque bianche. Questo significa che ogni giorno entra fognatura con sostanze e materiali tossici e insalubri direttamente nel lago e con casi di pioggia importante la quantità in entrata è maggiore e incalcolabile, come il danno che crea. È inaccettabile. È vergognoso. E soprattutto è taciuto.

Intanto si spendono milioni in lungolaghi, passerelle, piazze vetrina e promozione turistica. Ma mettere mano alle fognature? Non fa notizia, non porta consenso, non si inaugura con un taglio di nastro.”

Un’altra criticità ignorata è quella delle Pcb e diossine che secondo il Wwf, alla pari delle microplastiche sarebbero presenti in tutta la colonna d’acqua. Critiche anche alla gestione delle specie aliene “trattate come un acquario aperto».

La loro presenza è per il Garda, un negativo primato europeo. Si tratta di specie invasive introdotte volontariamente o involontariamente dall’uomo che stanno alterando gli equilibri ecologici e soppiantando la fauna autoctona.

«Il Garda è trattato come una piscina pubblica - affonda Paolo Zanollo -, un parco divertimenti galleggiante, una vetrina da vendere al turismo di massa. La logica è: deve produrre ricchezza, deve portare visitatori, deve alimentare eventi, cantieri, pubblicità.

La salute dell’ecosistema? Marginale. Rimossa. Non redditizia. Eppure un lago non è un bene economico. È un organismo vivente, complesso, naturale. E se lo riduciamo a scenografia, prima o poi collassa. Lo dice la scienza, non l’emotività».

Elencati i capi d’accusa, ecco l’appello alle autorità: «Non serve sensibilità: servono scelte. Non serve marketing: servono responsabilità. La politica locale, regionale e nazionale deve prendere atto che lo stato del Garda non è un’invenzione ambientalista, ma un dato di fatto. Continuare a ignorarlo è negligenza, quando non complicità.

Chi amministra questo territorio deve decidere se vuole passare alla storia come chi ha protetto il lago o come chi lo ha svenduto per ragioneria e consenso». 

Sembrerebbe un concetto scontato, ma evidentemente lo si è in parte dimenticato: il Garda non è solo turismo che porta ricchezza e immagine.

Il Garda è un patrimonio naturale, un ecosistema unico nel suo genere che sta chiedendo aiuto senza trovare le giuste risposte. Manca il coraggio politico di scelte che potrebbero essere impopolari. Del numero chiuso o di un ticket d’ingresso per ovviare all’overtourism; se ne è solo parlato tanto, ma nulla è stato fatto. Ma le infrastrutture di una realtà di mille abitanti, come possono reggere alle 7mila presenze estive? 













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