intervista

I forti dell'Alto Garda, un immenso patrimonio da scoprire

Percorso storico nel territorio, con lo studioso Luca Zavanella, che ha censito le fortificazioni militari: in un sito Web mette a disposizione informazioni dettagliate e mappe delle opere sul fronte italo-austriaco nella Prima guerra mondiale. La ricerca prosegue e già ora parliamo di «1.670 tratti di sentieri, mulattiere, strade di arroccamento, 1.050 trincee, 850 postazioni, 600 opere in caverna, 1.650 posizioni logistiche»

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FABRIZIO TORCHIO


Nei mesi scorsi avevamo chiesto all’ingegner Luca Zavanella - che con il sito web Forti del Garda ha censito le fortificazioni militari nel territorio dell’Alto Garda - di quantificare il censimento delle opere di quello che fu il fronte italo-austriaco nella Prima guerra mondiale. 

Si tratta di numeri importanti: 1.670 tratti di sentieri, mulattiere, strade di arroccamento, 1.050 trincee, 850 postazioni, 600 opere in caverna, 1.650 posizioni logistiche. E sono numeri destinati a crescere, visto che la ricerca continua, come spiega l’ingegner Zavanella.

Come è proseguito il censimento delle opere fortificate?

«La ricerca si è orientata principalmente sul fronte trentino, in seguito all’interesse espresso da istituzioni locali (Comune di Ledro, Apt, Mag).

È stata mappata, allo scopo di attrezzare un itinerario storico, l’area del cosiddetto Osservatorio Orso, sopra Bezzecca, delineando anche la relativa viabilità militare e individuando una batteria di cannoni di grosso calibro realizzata con sbancamenti in roccia nelle vicinanze; è stato anche identificato l’ufficiale che lasciò il nome all’Osservatorio, del quale è stato reperito il foglio matricolare che ne delinea carriera e vicende personali.

L’interesse istituzionale non si è concretizzato ma la ricerca è proseguita con il rilievo completo del complesso di Monte Nodic: quest’area è molto ricca di interessanti manufatti in caverna poco conosciuti ed è storicamente rilevante in quanto fu oggetto dell’unica azione di conquista realizzata in questo settore dall’Esercito Italiano mediante un assalto del quale sono disponibili documentazione storica preparatoria e dettagliate relazioni successive, tra cui uno schizzo d’epoca con lo schema dello schieramento e dell’avanzata.

È in preparazione un itinerario da proporre alle istituzioni per ripercorrere le direttrici dell’assalto, inaugurandolo con un’escursione programmata a ottobre 2025, in coincidenza con il 110° anniversario.

Durante la mappatura sono emerse alcune batterie che appoggiarono l’operazione, presso una delle quali sono stati individuati numerosi crateri di impatto del fuoco di controbatteria delle postazioni austriache della Rocchetta, menzionato anche dalle relazioni storiche.

In prossimità dei confini con il territorio lombardo, tra le numerose trincee e opere in caverna non lontano da Punta Larici, sono state rinvenute alcune incisioni e scritte a lapis che identificano il reggimento di Fanteria e la compagnia Zappatori che vi erano posizionati».

Dove passavano le linee del fronte?

«A parte alcuni capisaldi abbarbicati in posizioni svantaggiate sul versante Nord della Val di Ledro e successivamente abbandonati, la linea di fronte principale italiana tra i laghi di Garda e Ledro era dislocata tra il caposaldo di Monte Nodic (successivamente alla conquista), Cima al Bal, il caposaldo di Lavi, la testa di Val Cadrione e gli schieramenti di Martinel e Dos del Trat. A tergo, altre linee fortificate seguivano il crinale Cima della Nara, M. Carone, Bocca Fortini.

Una terza linea, meno imponente, collegava Cima Larici, M. Palaer, M. Guil e Punta Mois, per ricongiungersi sul caposaldo principale del Carone.

Di fronte a queste postazioni, raggiunte e fortificate a partire dal settembre del 1915, saldamente arroccate sulla sommità del versante nord della Val di Ledro, stavano le munite postazioni Austriache, scavate in roccia prima dello scoppio del conflitto in vista di un cambiamento di alleanze da parte italiana.

Da queste posizioni, nonostante la sostanziale inferiorità numerica e, col tempo, logistica, non fu mai possibile scalzare i difensori, che continuarono a bersagliare le posizioni italiane in duelli di artiglieria e limitate attività di pattuglia fino agli ultimi giorni di guerra.

Le postazioni austriache, ben scavate e irrobustite con ferro e calcestruzzo, correvano sulla linea Cima Capi, Grotta Dazi, Rocchetta, Cima d'Oro, Cima Parì».

A cosa sta lavorando ora?

«Attualmente la mappatura sta completando le fittissime fortificazioni dislocate in profondità lungo i crinali tra le retrovie del Monte Nodic (cima al Bal, Cima Nara) e i capisaldi dei Passi Rocchetta e Guil, dai quali la spettacolare viabilità militare, protetta da ricoveri in caverna con viste superlative del lago, scende fino a Limone.

In territorio lombardo è stata rilevata in ottime condizioni una piccola centrale idroelettrica realizzata da alcuni militari quasi nel tempo libero e utilizzata per illuminare gli uffici del Comando di Sottosettore presso Passo Nota, innovazione più unica che rara all’epoca.

La disponibilità di dettagliata documentazione tecnica e storica sull’impianto, incluse le vicende personali di alcuni dei militari che contribuirono alla realizzazione, conferisce al manufatto un interesse umano e culturale pari a quello della vicina Batteria Ariotti, alla quale è stato dedicato un approfondito progetto di recupero e valorizzazione qualche anno fa, oggi molto frequentato».

[foto credits: http://www.fortidelgarda.it/]













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