«Climbing arena al Segron? No, è una falesia da tutelare»
Interrogazione della consigliera provinciale Lucia Coppola (Avs) contro il piano del Comune di Nago-Torbole riguardante la sistemazione per l'arrampicata sportiva dell'area che fu colpita da un incendio nel 2022. «Servono interventi di recupero naturalistico, non la posa di strutture metalliche per un progetto che moltiplicherebbe i flussi turistici»
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No alla trasformazione della notissima falesia del Segrom, a Nago, in una vera e propria Climbing arena: lo dice la consigliera provinciale Lucia Coppola (Avs), che in una interrogazione sul tema parla di «sfregio ambientale e uso improprio di risorse pubbliche in area di tutela».
Coppola, storico esponente dei verdi trentini, si riferisce in particolare a una delibera del 29 novembre 2023 della giunta comunale di Nago Torbole che ha previsto un intervento generale di «Sistemazione, attrezzatura e valorizzazione ai fini della pratica dell'arrampicata sportiva della falesia Segron» nell'area, già oggi frequentata dagli arrampicatori, che fu colpita da un incendio nel luglio 2022.
L'atto amministrativo in questione, scrive Coppola , e uno successivo del 7 novembre 2025 hanno in sostanza dato l'ok alla linea tecnica del progetto di fattibilità tecnico («315 mila euro di cui 114.999,22 relativi al primo stralcio già realizzato»). Nella delibera, ricorda la consigliera, si stabilisce che il progetto esecutivo verrà condiviso integralmente con la Soprintendenza.
Il secondo stralcio, aggiunge Coppola, prevede interventi per 200.000 euro, «comprendenti posa di barrierine metalliche per oltre 240 metri lineari, installazione di reti armate in aderenza su versanti per centinaia di metri quadrati, ancoraggi cementati, controventature in acciaio e completa ri-attrezzatura delle linee di arrampicata».
La consigliera sottolinea poi che il Segrom «è classificato dal Prg e dal Pup come Area di tutela ambientale e Zona a bosco, oltre a ricadere in sistemi di paesaggio forestale di particolare pregio e al limitare di aree di elevata integrità». Ricorda, inoltre, che l’incendio «ha compromesso la stabilità dei versanti e l’equilibrio ecologico dell’area» che presenta anche aspetti archeologici e testimonianze rupestri.
Coppola sottolinea infine: «Il progetto non si limita alla messa in sicurezza, ma esplicitamente persegue la trasformazione dell’area nella “prima vera Climbing Arena” con centinaia di itinerari concentrati in uno spazio limitato, ma in un’area classificata di tutela ambientale, la priorità dovrebbe essere il recupero naturalistico e la rinaturalizzazione post-incendio, non la moltiplicazione di infrastrutture metalliche permanenti.
L’installazione di centinaia di ancoraggi chimici, reti metalliche, barrierine e strutture di contenimento altera in modo significativo e permanente il paesaggio, introducendo elementi artificiali in un contesto naturale fragile;
il progetto stesso ammette l’impossibilità di azzerare il rischio geologico e riconosce la presenza di settori non mitigabili, con permanenza di pericoli di crollo e frana.
L’incremento programmato della pressione antropica in un ecosistema appena uscito da un incendio di vasta scala appare in evidente contraddizione con ogni principio di precauzione ambientale;
l’investimento pubblico di 200.000 euro viene destinato non alla tutela ambientale, ma al potenziamento di un’infrastruttura sportiva specialistica, con conseguente intensificazione dei flussi turistici in area vincolata;
la qualificazione degli interventi come “manutenzione” appare discutibile, considerata la natura estesa e strutturale delle opere previste».
Alla luce di queste osservazioni critiche, Lucia Coppola si rivolge quindi al presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, per sapere «se ritenga coerente con la classificazione di Area di tutela ambientale la posa di centinaia di metri di strutture metalliche permanenti e la trasformazione del sito in un polo sportivo intensivo».
L'esponente di Alleanza Verdi e Sinistra formula, inoltre, un'altra serie di domande al capo della giunta: «Se condivida la scelta politica di privilegiare l’infrastrutturazione turistica rispetto alla rinaturalizzazione e al recupero ecologico post-incendio; se sia stata effettuata una valutazione indipendente e cumulativa dell’impatto paesaggistico e ambientale dell’intervento, considerando anche l’aumento prevedibile dei flussi; se non ritenga che l’operazione configuri una progressiva artificializzazione del versante del monte Baldo, in contrasto con le finalità di tutela dichiarate negli strumenti urbanistici provinciali; se il Comune di Nago Torbole ha condiviso il progetto con la Soprintendenza e quali valutazioni sono state fatte dalla stessa; se la Provincia intenda intervenire per sospendere il progetto alla luce del principio di precauzione, promuovendo un confronto pubblico trasparente con la comunità locale e con i portatori di interesse ambientale», conclude Coppola.