Maza: la discarica rischia di non riaprire più

Verani e Hurth vanno all'attacco: «Mai considerati i rischi della vicina galleria Enel»


Gianluca Marcolini


ARCO. Romano Verani e Friedrich Hurth, i due censiti "vip" che hanno le loro dimore ubicate ai piedi della montagnola di rifiuti della Maza, la definiscono, senza tanti fronzoli, una notizia potenzialmente esplosiva e a ben guardare risulta piuttosto difficile non dare loro ragione. La discarica arcense, che sovrasta le case dell'imprenditore germanico e del presidente della Casa di cura Eremo, rischia di rimanere chiusa per sempre. Da qualche settimana, infatti, è scaduta l'autorizzazione decennale del Via, l'ufficio provinciale che in Trentino ha l'ultima parola su tutto ciò che implica un impatto ambientale. E le novità, stando a quanto sostengono Verani e gli altri, potrebbero impedirne il rinnovo.  Carte alla mano, l'avvocato Dragogna (assieme al geologo Ceschini) ha fatto il punto sul ricorso al Tar promosso dai due censiti contro l'ampliamento - l'ultimo - della discarica. «Poche settimane fa - ha commentato il legale - si è svolta un'udienza per l'acquisizione delle memorie delle parti in causa (Hurth e Verani contro Provincia e Comprensorio, ndr) ed è in quella occasione che siamo venuti a conoscenza di elementi inediti, potenzialmente dirompenti». Dragogna lascia intendere che la discarica potrebbe anche non riaprire più. Allo stato attuale, infatti, i conferimenti non sono ancora ripresi, nonostante la Procura abbia già dissequestrato l'area sulla quale aveva posto i sigilli in seguito alla fuoriuscita di percolato. Il motivo di questo ulteriore stop è presto spiegato: a settembre è scaduta la "licenza" staccata, dieci anni fa, dall'ufficio per la valutazione dell'impatto ambientale e ciò obbligherà chi di dovere a presentare una sfilza di documenti al fine di ottenere un'altra autorizzazione (o per meglio dire il rinnovo di quella esistente). Fino a quando non ci sarà un nuovo timbro del Via la discarica rimarrà «off-limits», costringendo, così, l'ex C9 - oggi Comunità di Valle - a trasportare, ancora per qualche mese, i propri rifiuti fino ai Lavini di Marco, con un aggravio di spesa non indifferente.  Tale situazione, però, potrebbe diventare permanente e lo stop ai conferimenti in Maza definitivo. Tutta colpa (o merito?) della derivazione idroelettrica ricavata, negli anni 50, dentro la montagna posta alle spalle della discarica. Trattasi, per intendersi, della galleria dell'Enel che collega la centrale di S.Massenza a quella di Torbole. «E' venuto fuori - spiega Dragogna - che della sua esistenza non vi è traccia nell'autorizzazione del Via di 10 anni fa, che ha dato il là al doppio ampliamento della discarica con i 450 mila mc iniziali e poi gli altri 115 mila, questi ultimi oggetto del contendere. Non è cosa di poco conto se consideriamo che a fianco della discarica scorre un vero fiume d'acqua con tutti i rischi del caso, che vedremo di approfondire, anche legati alla conformazione della montagna che assomiglia ad un groviera. C'è ben poco per essere tranquilli e di tutto questo il Via, adesso, non potrà non tenerne conto».













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