Cristo pensante, folla e polemiche

Sempre più accessi alla vetta del Castellazzo: 25 mila solo quest’estate. E dal Primiero partono le prime proteste


di Andrea Selva


PASSO ROLLE. Sono 25 mila i turisti che durante l’estate sono saliti sulla vetta del Castellazzo, nel cuore del parco di Paneveggio, per rendere omaggio al Cristo pensante. E il numero potrebbe salire a 40 mila nel corso dell’autunno.

Tanti. Troppi secondo alcuni. E dal fronte del Primiero cominciano a sollevarsi le prime proteste: prima sono stati i pescatori, con una nota diffusa dal presidente Mario Scalet, a prendere posizione denunciando l’eccessivo “traffico” di escursionisti che rischia di rovinare l’ambiente e proponendo addirittura di far pagare il biglietto e di spostare la statua in un posto più accessibile (ad esempio passo Rolle) con la presenza di bagni e altri servizi a disposizione dei visitatori.

Poi è intervenuto l’insegnante e consigliere della comunità del Primiero Flavio Taufer che ha distribuito su internet e attraverso un volantinaggio una dura critica all’intera “operazione Cristo pensante”. Dice Taufer che quello che è successo in cima al Castellazzo è “inammissibile” e per ricostruire la vicenda (a modo suo) ha diffuso una sorta di dossier in due puntate in cui vengono descritti i rapporti tra i protagonisti di questa vicenda: da Pino Dellasega (che ha avuto l’idea), alle Apt di Fiemme e Primiero (che l’hanno sostenuta assieme alla Provincia), passando per l’Esercito (che ha collaborato a portare il Cristo in quota) e Paolo Brosio che l’ha fatto conoscere alle masse. La conclusione? “Bisogna tornare a pensare come pensa la montagna” conclude Taufer, augurandosi che il Castellazzo possa tornare com’era prima dell’invasione. Per lui il Cristo pensante è “un’invenzione di un genio del marketing turistico come Dellasega” che ieri - sulla strada del ritorno da Medjugorje - ci ha fatto avere una presa di posizione che pubblichiamo qui sotto e ha replicato: «Il marketing in questo caso non c’entra proprio niente»,

Sul caso è intervenuto il presidente del Parco, Giacobbe Zortea, che ha annunciato una serie di lavori per limitare l’impatto delle persone sulla zona, escludendo l’ipotesi di spostare la statua: “Gli operatori del passo Rolle naturalmente vedono con favore la presenza di tanta gente, si tratta di rendere compatibile l’afflusso di escursionisti con l’area che è piuttosto delicata. Parliamo comunque di numeri che probabilmente sono simili a quelli che si riscontrano in valle Veneggia o sui sentieri dei laghetti di Colbricon, dove abbiamo comunque intenzione di misurare gli accessi con rilevatori simili a quelli utilizzati sul Castellazzo (tappetini che registrano il passaggio)».

E allora come interverrà il parco? «Oltre ad una serie di lavori già in corso sui sentieri che sono risultati danneggiati dagli escursionisti, stiamo studiando un nuovo percorso circolare - a senso unico - dove il ritorno possa avvenire lungo un tragitto diverso rispetto all’andata». Ma il fronte principale su cui lavorare - spiega ancora Zortea - è quello dell’educazione di chi frequenta la zona: «Installeremo una serie di cartelli e avvisi per informare ed educare le persone che frequentano la montagna sul corretto comportamento da tenere».

Una polemica per 25 mila persone giunte in quota a piedi nel corso dell’estate. Ad ascoltare De Gregori sui prati di Fuciade l’anno scorso ce n’erano 12 mila in un giorno solo: grande festa, niente sporcizia, tutti contenti. Ai cancelletti degli skipass Superski Dolomiti ci sono 150 milioni di passaggi ogni inverno. A dare fastidio è il Cristo o i suoi fedeli? Il dibattito è aperto.

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