la storia 

L’impero dello svapo partito dal Trentino e arrivato nel mondo

LAVIS. «Siamo partiti in due soci, entrambi trentini, come consumatori: abbiamo deciso di smettere di fumare». Anno 2012. La “Dea flavor” inizia la sua storia con un capannone nella zona industriale...



LAVIS. «Siamo partiti in due soci, entrambi trentini, come consumatori: abbiamo deciso di smettere di fumare». Anno 2012. La “Dea flavor” inizia la sua storia con un capannone nella zona industriale di Lavis e un altro, per la logistica, a Spini di Gardolo. Entra in un mercato che in quel momento sta nascendo, in breve si aprono nuove frontiere. E l’azienda riesce a dare lavoro a una quarantina di dipendenti, a cui si aggiungono una sessantina di agenti in tutta Italia.

«Abbiamo deciso di fare questo investimento facendoci supportare da altre realtà trentine – spiega Daniele Campestrini, uno dei due titolari –. Stiamo parlando di professionisti che erano produttori di aromi alimentari, ci hanno consigliato quali utilizzare per le nostre fragranze. Poi abbiamo investito in qualità, facendo una serie di test sugli effetti sui polmoni delle emissioni del vapore, in modo da garantire una sicurezza assoluta per i consumatori».

Partendo dal Trentino, la Dea è diventata una delle aziende più importanti d’Italia nel settore. E ha iniziato a vendere anche all’estero, in tutta Europa. Poi è arrivata la mazzata: fra il 2014 e il 2015 le prime normative con un regime fiscale senza eguali al mondo. I vari ricorsi hanno congelato l’imposta, fino a gennaio 2018. «Nel 2016 avevamo un fatturato di sei milioni e mezzo, nel 2017 di 14 milioni e mezzo. Nel 2018 è già tanto se riusciremo ad arrivare a cinque milioni».(d.e.)













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