L'INIZIATIVA

Aumentano i tumori, torna nelle piazze trentine l'Azalea della Ricerca

Sabato 8 e domenica 9 maggio ritorna la raccolta fondi di Airc

TRENTO. L’Azalea della Ricerca è ormai sinonimo di Festa della MammaUn regalo speciale per le mamme e per le persone cui vogliamo bene, un gesto concreto che in 37 anni ha consentito a Fondazione AIRC di raccogliere oltre 275 milioni di euro per sostenere il lavoro dei migliori scienziati impegnati a sviluppare metodi per diagnosi sempre più precoci e terapie personalizzate, più efficaci e meglio tollerate per i tumori che colpiscono le donne182 mila solo nel 2020.

Diagnosi precoce e terapie sempre più efficaci fanno sì che oggi in Italia ci siano quasi 3,6 milioni di pazienti che hanno superato un cancro, con un incremento del 37% circa rispetto a 10 anni fa.

Compatibilmente con le indicazioni sanitarie, dopo un anno di assenza, anche i volontari di AIRC Veneto Trentino Alto Adige tornano nelle piazze per distribuire, a fronte di una donazione di 15 euro, l’Azalea della Ricerca e una speciale Guida con informazioni su prevenzione, cura dei tumori e alcune facili ricette da dedicare alla mamma.

 

Per il Trentino Alto Adige si troveraanno i volontari AIRC in queste piazze:

Bolzano città: sabato in piazza Matteotti e domenica in piazza Domenicani, in via Galilei 30 c/o TwentyMerano (sabato e. domenica in piazza del Grano), Bressanone (sabato e domenica Bastioni Maggiori).

 

Trento città: domenica in Largo Carducci e in via San Pietro

Pergine Valsugana (sabato e domenica in piazza Municipio e in via 3 Novembre 21), Rovereto (domenica in largo Posta e in via Garibaldi), Riva del Garda (domenica in piazza Cavour).

 

Trova tutte le piazze AIRC qui: www.lafestadellamamma.it.. anche possibile ricevere l’azalea a casa ordinandola su Amazon.it.

 

Antonio Maria Cartolari, Presidente AIRC Veneto e Trentino Alto Adige:

Soltanto lo scorso anno, si sono stimate in Italia oltre 182.000 nuove diagnosi. Questi numeri ci dicono che è necessario continuare a investire nella ricerca oncologica perché la possibilità di avere nuove cure parte da lontano: le pazienti beneficiano oggi dei risultati che i ricercatori hanno ottenuto grazie a decenni di studi e investimenti. Anche per questo – sottolinea con forza Cartolari - è fondamentale per Fondazione AIRC, e per tutti, continuare a sostenere il loro lavoro, unica possibilità per arrivare a un futuro sempre più libero dal cancro”.

 

EMERGENZA CANCRO: I DATI

I nuovi casi di tumore più frequenti fra le donne sono: mammella (55.000), colon-retto (20.200), polmone (13.300), tiroide (9.800), utero (8.300), pancreas (7.400), melanoma (6.700), linfoma non-Hodgkin (6.100), stomaco (6.100), ovaio (5.100). Nell’arco della propria vita, circa 1 donna su 3 è colpita da un tumore.

Nelle donne la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è pari a circa il 63 per cento rispetto al 54 per cento per gli uomini. In particolare, il dato cresce fino all’87 per cento per il tumore al seno dove la ricerca ha raggiunto risultati molto importanti. Resta però ancora tanto da fare per le forme più aggressive, come il tumore al seno triplo negativo o per il carcinoma mammario metastatico.

Anche per il tumore al colon-retto la percentuale di sopravvivenza è arrivata al 65 per cento circa, grazie ai programmi di screening, alla diagnosi precoce e al miglioramento delle terapie. Ma i dati indicano un aumento dell’incidenza di questa malattia nella popolazione femminile, imputabile all’adozione di comportamenti poco salutari.

Particolarmente preoccupante anche la crescita tra le donne di casi di tumore del polmone: solo nell’ultimo anno si è registrato un + 3,4 per cento. Per ridurre il rischio è fondamentale eliminare la prima causa: il fumol’85-90% dei tumori polmonari è causato proprio da questa abitudine nociva.  

 

I PROGRESSI DELLA RICERCA AIRC:

Parla il professore Associato Luca Tiberi Biologia Applicata, Dipartimento CIBIO Università Trento (QUI L'INTERVISTA):

Con il nostro progetto sperimentale studiamo i tumori al cervello dei bambini, sviluppando nuovi metodi di conoscenza e possibili nuovi strumenti terapeutici. Nello specifico ricreiamo piccoli cervelli artificiali -naturalmente molto più semplici di quello umano – per raccogliervi le cellule neuronali e studiare come vi si sviluppano i tumori”.

“Dopo l’esperienza del cervello artificiale, vorremmo un giorno potere ricreare in vitro anche gli stessi tumori. Questo ci permetterebbe di testare e trovare il trattamento chemioterapico più efficace senza doverlo fare sul paziente malato. In questo modo, potremo anche dare velocemente una risposta in ambito clinico, ovvero le indicazioni sicure circa la cura migliore direttamente al medico”.

Parla il professore Claudio Bassi, ricercatore AIRC e Direttore Istituto del Pancreas AOUI Verona:

“Tutte le volte che diciamo "molecolare", termine entrato ormai del nostro linguaggio quotidiano, cerchiamo di pensare a quanti sacrifici e a quanta spasmodica ricerca di fondi per proseguire le ricerche stanno dietro a questa tecnologia che ho avuto la fortuna di vedere nascere e che oggi, a un prezzo accessibile, permette di fatto di salvare molte vite ... 

Se non ci fossero cioè alle spalle quasi tre decadi di ricerca, soprattutto oncologica, la tecnologia che viene applicata ogni giorno su centinaia di migliaia di persone e che ci permette di sapere cosa sta succedendo e come ci dobbiamo, o dovremmo comportare per venirne fuori, non sarebbe oggi a nostra disposizione”.

“Da chirurgo Oncologo credo che il maggiore contributo che, in coscienza, sento di dare alla ricerca non è solo la partecipazione a tanti studi clinici, ma soprattutto la consapevolezza che solo con una integrazione multidisciplinare tra i vari specialisti, coinvolti nella fase diagnostica e terapeutica, si possono migliorare i risultati raggiunti fino ad ora”.

 

Parla il professore Associato Luca Tiberi Biologia Applicata, Dipartimento CIBIO Università Trento:

Con il nostro progetto sperimentale studiamo i tumori al cervello dei bambini, sviluppando nuovi metodi di conoscenza e possibili nuovi strumenti terapeutici. Nello specifico ricreiamo piccoli cervelli artificiali -naturalmente molto più semplici di quello umano – per raccogliervi le cellule neuronali e studiare come vi si sviluppano i tumori”.

“Dopo l’esperienza del cervello artificiale, vorremmo un giorno potere ricreare in vitro anche gli stessi tumori. Questo ci permetterebbe di testare e trovare il trattamento chemioterapico più efficace senza doverlo fare sul paziente malato. In questo modo, potremo anche dare velocemente una risposta in ambito clinico, ovvero le indicazioni sicure circa la cura migliore direttamente al medico”.