«Zecche sempre più diffuse, fondamentale conoscerle e proteggersi»
Preoccupa residenti e turisti la presenza di questi parassiti che con la loro puntura possono trasmettere patologie gravi come la borreliosi o malattia di Lyme e la meningoencefalite da zecca o Tbe: ecco le spiegazioni e i consigli del dottor Giorgio Martini, farmacista a Cembra
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Il dottor Giorgio Martini, farmacista a Cembra, ci scrive a proposito del problema delle zecche, che interessa chi va in montagna ma non solo. «Il problema della sempre maggiore diffusione delle zecche - sottolinea - sta preoccupando non solo la popolazione ma anche i turisti. Bisogna trasmettere informazioni serie e affidabili».
Anche sulla base della sua esperienza, il farmacista offre alcuni utili consigli.
Anzitutto, dottor Martini, cosa sono le zecche?
«Le zecche sono dei parassiti esterni dell’ordine degli Ixodidi. Le loro dimensioni variano da qualche millimetro a circa un centimetro secondo la specie e lo stadio di sviluppo.
Il loro ciclo biologico può compiersi su uno stesso ospite oppure su due o tre ospiti diversi. Gli stadi di sviluppo sono quattro: uovo, larva, ninfa e adulto.
Dopo la schiusa delle uova, il passaggio da uno stadio a quello successivo richiede un pasto di sangue, sia per le femmine che per i maschi.
Le femmine adulte, inoltre, necessitano del pasto di sangue per la maturazione delle uova.
Esistono due tipologie: le zecche dure, che durante il pasto di sangue rimangono costantemente attaccate all’ospite per giorni o settimane, e le molli che lo fanno solo alcune ore. Si attaccano a diverse specie animali e all’uomo.
La loro attività si concentra in generale nei mesi caldi.
L’habitat preferito è rappresentato da luoghi ricchi di vegetazione erbosa e arbustiva.
Generalmente si portano sull’estremità delle piante erbacee o dei cespugli o sui fili d’erba aspettando il passaggio di un animale o dell’uomo al quale attaccarsi.
La puntura è solitamente indolore perché le zecche inoculano nell’ospite una certa quantità di saliva che contiene principi anestetici».
Che malattie possono trasmettere all’uomo?
«Le patologie principali trasmesse dalle zecche sono la borreliosi o malattia di Lyme, di origine batterica riconoscibile dopo alcuni giorni dalla puntura da un eritema migrante, un'eruzione cutanea circolare concentrica in corrispondenza o in prossimità del sito del morso di zecca, curabile con antibiotici; la meningoencefalite da zecca o Tbe (Tick Borne Encephalitis) di origine virale per la quale esiste un vaccino sicuro ed efficace per prevenirla».
Prevenzione: come attuarla?
«Possiamo consigliare di indossare abiti chiari, perché rendono più facile l’individuazione delle zecche, coprire le estremità, soprattutto inferiori, con calzini, utilizzare pantaloni lunghi, camicie a manica lunga e preferibilmente un copricapo.
Al termine dell’escursione, effettuare un controllo con un attento esame visivo e tattile della propria pelle, dei propri indumenti e rimuovere le zecche eventualmente presenti.
Le zecche tendono a localizzarsi preferibilmente sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia, dietro le orecchie, sui fianchi.
In commercio esistono repellenti per scoraggiare l’attacco delle zecche, o strumenti ad emissione di ultrasuoni che disturbano i parassiti per uso sia umano che animale.
Di fondamentale importanza rimane la rimozione delle zecche perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite.
Infatti, solo dopo un certo periodo (alcune ore) in cui è saldamente ancorata per alimentarsi, la zecca rigurgita parte del pasto e potrebbe inoculare nel sangue dell’ospite eventuali patogeni, se presenti. Solo una percentuale di individui è portatrice di infezione».
Come si rimuove una zecca?
«La zecca deve essere afferrata con una pinzetta, il più possibile vicino alla superficie della pelle, e imprimendo un movimento rotatorio, tirare dolcemente. Si possono trovare in commercio degli specifici estrattori che permettono di rimuovere la zecca con un movimento rotatorio.
Durante la rimozione bisogna prestare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca, per evitare il rigurgito che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni.
In commercio si trova anche una specifica pinzetta a punte sottili, particolarmente idonea ad afferrare anche le zecche più piccole (ninfe).
La particolarità è data però dalla possibilità di mantenere la pinzetta in acciaio in un frigorifero o congelatore; se ci si trova in ambiente esterno si potrà utilizzare del ghiaccio istantaneo o spray.
Ci si è accorti che quando la zecca percepisce il gelo della pinzetta ritrae il rostro, e così l’estrazione diventa molto più facile.
Ricordiamo di non utilizzare mai per rimuovere la zecca: alcol, benzina, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, per evitare il rigurgito di materiale infetto e un ulteriore affondamento del parassita nella pelle.
Dopo la rimozione della zecca, disinfettare la zona, evitando l’utilizzo di disinfettanti colorati, come la tintura di iodio (Betadine).
Talvolta il rostro può rimanere all’interno della cute. In questo caso deve essere estratto con un ago sterile.
Rivolgersi sempre al proprio medico curante nel caso si noti un alone rossastro che tende ad allargarsi oppure febbre, mal di testa, debolezza, dolori alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi».