Stop allo spreco alimentare: la necessità dell'impegno di tutti
Oggi, 5 febbraio, è la Giornata nazionale di prevenzione: in Italia nell'ultimo anno si è registrato un miglioramento, ma resta lontano l'obiettivo fissato dall’Agenda sulla sostenibilità 2030. In Trentino un incontro oggi al Cfp-Upt di Rovereto alla presenza di diverse classi scolastiche
DATI L'Italia butta meno cibo, ma è ancora troppo. Olimpiadi: obiettivo spreco zero
Ricorre oggi, 5 febbraio, la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare che ha per titolo: "Contro lo spreco, cibo, valore futuro”.
Ma apriamo la nostra riflessione con una buona notizia: dal febbraio 2025 al 2026 gli sprechi nelle famiglie sono calati di 63,9 grammi/settimana passando da oltre 617 grammi a 554.
Ma qual è la situazione oggi? a meno di 4 anni dal 2030, data entro la quale dovrebbe essere raggiunto l’obiettivo 12.3 dell’Agenda sulla sostenibilità fissata dalle Nazioni unite, l’obiettivo è lungi dall’essere raggiunto.
«Dimezzare lo spreco alimentare globale pro-capite, sia nella vendita al dettaglio che nelle case dei consumatori, come nelle mense scolastiche dove si spreca fra il 25 e il 40%, e ridurre le perdite di cibo durante la catena di produzione e fornitura» è il grande traguardo prospettato dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile adottata dalle Nazioni Unite.
Un obiettivo da raggiungere con tante azioni virtuose indicate dalla campagna pubblica di sensibilizzazione “Spreco Zero” coordinata dal professor Andrea Segre, direttore scientifico di “Last minute Market”.
La trentina Assfron (Associazione scuola senza frontiere) è in prima linea da oltre dieci anni, in questa campagna di sensibilizzazione per la riduzione degli sprechi alimentari. In ogni anno scolastico incontra migliaia di studenti delle scuole di ogni ordine e grado, ma fa anche con molte testimonianze sulla tv e sulla carta stampata.
L’edizione di quest’anno sarà focalizzata sulla prevenzione dello spreco alimentare a vari livelli - da quello domestico, che incide per il 58,55% sulla filiera dello spreco, con un costo di 7 miliardi.363 milioni di euro, alle perdite in campo, alla dispersione alimentare prima dell’acquisto, allo spreco nei nostri frigoriferi che il grande Carlin Petrini fondatore di Slow Food ha definiti delle bare presenti nelle nostre case, in quanto contengono molti cibi scaduti, acquistati con le famose offerte della gdo.
Sarà soprattutto l’occasione per inserire nel quotidiano di ciascuno di noi le buone pratiche, azioni e comportamenti a ogni livello: cittadini, enti pubblici, imprese, associazioni, scuole - per arrivare insieme alla mèta.
A partire dalla prevenzione e riduzione dello spreco alimentare nelle case dove lusingati dalle offerte del 3 per 2 si acquistano più cibi di quelli che la famiglia riesce a consumare, ma anche gli sprechi nella fase produttiva della distribuzione e commercio del cibo, nella ristorazione, nelle mense.
Questo perché siamo consapevoli delle strette implicazioni fra spreco alimentare e impatto ambientale, non dimentichiamo che gli sprechi contribuiscono per circa il 30% nelle emissioni di Co2 nell’atmosfera, ricorda l’economista e divulgatore Andrea Segrè, fondatore della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare e direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International.
Su proposta di Assfron, in Trentino la Giornata è celebrata oggi al Cfp-Upt di Rovereto alla presenza di diverse classi, con interventi del dirigente scolastico Paolo Zanlucchi, relatori lo scrivente, che è segretario di Assfron, e Dario Piccoli.
Ma qual è il quadro attuale? L’inflazione alimentare, ancora non domata, i salari stagnanti, l'aumento del costo della vita, uniti alle instabilità geopolitiche causate dalle guerre in zone chiave per la produzione di materie prime e il trasporto delle merci, determinano un contesto assai complesso.
Per questo i dati del Rapporto 2026 dell’Osservatorio restituiscono uno scenario determinato dai risvolti economici, sociali e ambientali della crisi e le sue molteplici conseguenze sullo spreco alimentare, sulle abitudini di acquisto e sul consumo alimentare.
Lo spreco dell’intera filiera costa in Italia, complessivamente 13.5 miliardi di euro, l’anno. Sembra strano, ma a causa degli aumenti dei prezzi le fasce più povere della popolazione, sono state spinte a scegliere opzioni alimentari meno costose, o con scadenza ravvicinata, spesso abbassando la qualità e il valore nutrizionale degli alimenti.
«Il che ha avuto un doppio riflesso negativo: sono aumentati gli sprechi, perché i beni acquistati, soprattutto ortofrutta, deperiscono prima; è peggiorata la salute dei consumatori per l'abbassamento qualitativo della dieta», precisa il professor Segrè.
La Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare nell’edizione 2026 si presenta quindi come un'occasione importante per sensibilizzare la società civile, la comunità scientifica e le istituzioni su come il contesto economico globale intrecciato con altre sfide influenzi direttamente il modo in cui acquistiamo, consumiamo e affrontiamo il fenomeno degli sprechi alimentari domestici e quali politiche promuovere per stimolare un’alimentazione sana e sostenibile.
Che la cosa sia urgente lo dimostra anche il fatto che il 2025 è stato l’anno più caldo dell’ultimo millennio. Ma non solo, l’agricoltura ha avuto nell’ultimo anno danni da catastrofi ambientali per oltre 10 miliardi di euro.
Di qui l’appello: ciascuno di noi deve fare la propria parte.