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Ricerca su orsi e lupi: preoccupazioni ma anche disponibilità alla convivenza

Presentati oggi, 29 gennaio, a Carisolo, dal Parco naturale Adamello Brenta, i risultati dell'indagine scientifica sulle opinioni nelle comunità interessate, svolta con un approccio antropologico di "osservazione partecipante": la maggioranza esprime posizioni più sfumate rispetto alla tipica polarizzazione tra pro e contro

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"Opinioni: il pensiero della comunità su orsi e lupi": questo il titolo dell'evento organizzato oggi dal Parco naturale Adamello Brenta a Carisolo per presentare i risultati di un progetto di ricerca biennale, condotto con l'Università Ca' Foscari di Venezia e l'Università di Sassari, che ha cercato di mettere a fuoco il pensiero di chi vive all'interno dei confini del Parco in merito alla presenza dei grandi carnivori.

Un progetto - scrive il Parco nel comunicato stampa diffuso questa sera - pionieristico, che ha visto per protagonisti studiosi provenienti dall'ambito delle scienze umane, in particolare l'antropologia e la sociologia, anziché, come quasi sempre avviene, esperti della sfera animale.

«La ragione - ha spiegato in apertura il presidente del Pnab Walter Ferrazza - è semplice: volevamo dare voce alle comunità. Per la presentazione di questa straordinaria esperienza abbiamo coinvolto anche i diversi soggetti che si muovono al loro interno, i cosiddetti 'portatori di interesse': amministrazioni locali, ApT, allevatori e così via. L'orizzonte che abbiamo di fronte è comune, e dobbiamo affrontarlo assieme».

Del resto, come ricordato da Andrea Mustoni, referente della ricerca scientifica del Parco, la percezione sociale della presenza dell'orso è sempre stata considerata attentamente dai promotori dello stesso progetto Life Ursus, con cui venne avviato il ripopolamento ursino dell'area dell'Adamello Brenta.

I risultati della ricerca, illustrati dagli antropologi Roberta Raffaetà, Nicola Martellozzo e Gabriele Orlandi, e dal sociologo Andrea Vargiu, mostrano un panorama molto variegato, con una propensione ad accettare la complessità della convivenza fra comunità e grandi carnivori maggiore di quella che ci si potrebbe attendere.

A fronte della netta polarizzazione che emerge di solito sui media, fra di chi vuole a tutti i costi l'orso e il lupo e chi li rifiuta nettamente, la maggioranza delle persone esprime in realtà posizioni più sfumate. A prevalere è la moderazione e la volontà di conoscere, di capire di più, di contribuire con idee e esperienze, di avere più voce in capitolo nei processi decisionali. Essenziale, quindi, insistere sul versante del coinvolgimento, della comunicazione e dell'educazione ambientale.

"La giornata di oggi - ha detto il direttore del Parco Matteo Viviani - non vuol essere solo un momento di esposizione dei dati, ma un'occasione importante per definire una nuova linea d'azione sul tema della presenza degli orsi e dei lupi, in maniera condivisa e partendo dai sentimenti di chi il territorio lo governa e lo abita".

Il progetto è stato presentato con una serie di relazioni tecniche tenutesi nel primo pomeriggio, introdotte dal saluto di Dario Polli, sindaco di Carisolo, oltre che del presidente del Pnab Ferrazza. Le relazioni sono state tenute da Andrea Mustoni, dai ricercatori stessi e da Leonardo Dal Pont, esperto in comunicazione.

Alle 16 si è tenuta una tavola rotonda a cui hanno partecipato, Alessandro Brugnoli, dirigente del Servizio Faunistico della Provincia autonoma di Trento, Manuel Cosi, presidente dell'associazione ANARe-Associazione nazionale allevatori bovini razza rendena, Tullio Serafini, presidente dell'ApT Madonna di Campiglio, e di nuovo Raffaetà, Vargiu, Mustoni, e in chiusura il direttore del Parco Viviani.

Dalle 18 alle 19.30, infine un evento divulgativo, "Dalle indagini antropologiche e sociologiche realizzate nelle nostre valli all'ipotesi di nuove azioni di gestione condivise" condotto da Rosario Fichera e Roberta Bonazza, e con la partecipazione della Filodrammatica di Giustino e del Filò della Val Rendena, che ha presentato in altro modo i risultati della ricerca e le interviste condotte fra la popolazione.

Dati di sintesi sul lavoro svolto

  • circa 20 mesi di presenza complessiva dei due antropologi sul territorio;
  • 86 interviste semi-strutturate (più una cinquantina circa di interviste informali);
  • oltre 2300 risposte complessive raccolte dal questionario (sommando quello online con quello statistico);
  • 4 focus group condotti in Rendena + 5 eventi/incontri nelle altre valli;
  • 22 malghe visitate in Rendena (+ 6 extra-Rendena) durante le stagioni d'alpeggio 2023-2024;
  • social network analysis di comunità digitale (facebook) di circa 200.000 utenti.

La ricerca antropologica.

La parte antropologica della ricerca è stata condotta soprattutto attraverso mesi di presenza sul territorio e un'ampia serie di interviste realizzate dai ricercatori nel territorio del Parco fra il giugno 2023 e il giugno 2025. Con il coordinamento della prof.ssa Raffaetà, docente all'Università Ca' Foscari di Venezia, gli antropologi Martellozzo e Orlandi si sono immersi nella vita delle comunità, osservando e partecipando al lavoro (fondamentale soprattutto per chi svolge attività legate alla montagna) nonché ai momenti quotidiani e ricreativi (feste, filodrammatiche, corali e così via) e raccogliendo via via le opinioni delle persone.

Non a caso, l'approccio antropologico viene definito "osservazione partecipante": considerato che l'oggetto della ricerca non sono realtà osservabili da distanza come i corpi celesti né fenomeni replicabili in laboratorio come le reazioni chimiche, ma le comunità umane, in tutta la loro ricchezza e complessità, l'antropologo è chiamato a calarsi al loro interno per un periodo prolungato, per comprenderne a fondo la cultura, i comportamenti e le prospettive. In questo modo è possibile cogliere, in maniera più completa e matura, la loro visione, superando la semplice osservazione esterna così come le forzature massmediatiche.

Le interviste

Una sintesi delle testimonianze raccolte è stata presentata nella parte divulgativa dei lavori di oggi, da Rosario Fichera e Roberta Bonazza, e con la partecipazione della Filodrammatica di Giustino e del Filò della Val Rendena. Vediamone alcune.

"Orsi ce n'erano, una volta, ma stavano belli distanti, avevano paura a avvicinarsi troppo. Adesso non han più paura, ovvio che si avvicinano".

Questa una delle opinioni raccolte, proveniente da un pastore. Che prosegue, allargando lo sguardo al complesso dei problemi delle malghe di oggi. "Guarda che lassù, tutto quel tempo da solo, è dura. Per come stanno messe tante malghe oggi c'è sempre meno gente disposta a farlo".

L'intervento dell'ente pubblico aiuta? "Ci sono le predazioni, quelle fanno notizia, allora arrivano i forestali e magari ti rimborsano. Che poi, rimborsano...cosa rimborsano? Qualche chilo di carne marcia, pagata il minimo. Ma il tempo che ho speso per allevare quella bestia, chi me lo paga? Il latte che perdono le altre? Gli aborti?".

A volte il rifiuto della presenza di orsi e lupi viene esorcizzata con il sarcasmo: "Che poi adesso quei lupi si avvicinano ai rifugi, perché sentono l'odore della roba da mangiare. Spero davvero che mordano qualche turista. Guarda che è solo così che la capiranno. Finché prendono uno di qua non ne parlano, i giornali, ma 'spetta che tocchi a un cittadino....ah, allora vedi che casino che vien fuori".

Non sempre però le risposte sono di questo tenore. Ad esempio: "Sì, ma poi tutti quegli orsi chi è che li ha visti? Mio zio, che è cacciatore, ne avrà visti 2, 3 ecco... Il problema sono sempre quei 2-3 lì, quelli che girano qua sopra, gli altri è come non ci fossero. Se togliessero loro, quelli che fanno danni, a me degli altri orsi non fregherebbe nulla".

E ancora: "Il problema non è solo che le persone non vanno più nel bosco per via dell'orso. Quella semmai è l'ultima delle cose che si sono aggiunte nel tempo, ma ti dico, tanti nel bosco non vanno più. Quindi, orso sì o orso no, dobbiamo decidere se di questi boschi ci interessa ancora, e prendercene cura".

L'impressione è che sull'orso si scarichino a volte problemi che in realtà interessano la vita in montagna in senso più generale, e in particolare la filiera dell'allevamento/pastorizia, problemi che vanno molto al di là della presenza dei grandi carnivori, le cui predazioni impattano in maniera percentualmente minima sulla consistenza delle mandrie.

Sono problemi economici e di mercato (dal calo del consumo di carne alla concorrenza internazionale, vedi le recenti polemiche sull'accordo UE-Mercosur), problemi gestionali (costo dell'affitto delle malghe, difficoltà a reperire il personale) e finanche problemi ambientali, che rendono la vita del pastore sempre più dura e difficile.

"Non ci son più le malghe di un tempo", sintetizza un intervistato, anche se poi finisce anche lui con l'attribuire quasi tutti i problemi alla presenza degli orsi.

Ma cosa si potrebbe fare, pragmaticamente, per convivere con gli orsi e i lupi, anche alla luce di tragedie come quella che ha colpito la famiglia Papi in val di Sole?

"Se può succedere, e lo sai -- è l'opinione di un intervistato classificabile come "moderato" - cerchi di modificare un po' i tuoi comportamenti. Giusto o non giusto, quello è, bisogna imparare a vivere questo territorio così com'è".

La ricerca sociologia e il questionario

Il prof. Vargiu, docente all'Università di Sassari, ha coordinato la parte sociologica della ricerca, basata su un questionario distribuito in un primo momento on-line, quindi liberamente compilabile dagli interessati, purché residenti nella provincia di Trento e in un secondo momento in forma cartacea ad un campione rappresentativo di persone estratte casualmente dalle liste elettorali di sette Comunità di Valle: Alto Garda e Ledro; Giudicarie; Paganella; Territorio Val d'Adige; Val di Non; Valle dei Laghi; Val di Sole (66 in totale i comuni coinvolti).

Il questionario ha raccolto circa 2300 compilazioni, di cui 1858 sono state ritenute effettivamente valide, cioè compilate da persone residenti in Trentino e soprattutto nel Trentino occidentale.

Composto da 127 domande, si differenziava fortemente dalle precedenti indagini demoscopiche sui grandi carnivori perché la sua compilazione era, nella versione on-line, libera e su base volontaria.

I dati ottenuti non sono quindi rappresentativi della popolazione dal punto di vista statistico, ma l'alto numero dei partecipanti testimonia il forte desiderio di espressione delle comunità coinvolte, che si riflette anche nei quasi 1400 commenti "liberi" lasciati in aggiunta alle risposte.

Si tratta di dati preziosi, che sono attualmente sottoposti ad analisi sia attraverso metodi quantitativi, da parte dell'Università di Sassari, sia con tecniche qualitative, da parte dell'Università Ca' Foscari di Venezia.

I risultati

I primi risultati emersi dalla ricerca mostrano come l'atteggiamento della "maggioranza silenziosa" sia più complesso e sfumato di quello che appare usualmente, considerato anche che spesso viene monitorato solo nelle situazioni di emergenza.

A fronte di due poli opposti, che in genere monopolizzano la scena, costituiti da chi vuole a tutti i costi l'orso e il lupo e ritiene le presenze umane quasi una "invasione" del loro territorio (si tratti dei residenti ma anche dei turisti), e specularmente di chi invece respinge totalmente la presenza di grandi carnivori sul territorio, per i danni che può produrre agli esseri umani o alle loro attività (a partire da quelle agropastorali), ciò che si nota è che la maggioranza dei partecipanti alla ricerca esprime posizioni più complesse, prevalentemente moderate, pur senza nascondere le preoccupazioni.

Gli abitanti della Rendena e delle valli limitrofe, quindi, non sembrano né totalmente contrari né incondizionatamente favorevoli alla presenza di orsi e lupi.

Sono quindi in massima parte aperti alla loro presenza sul territorio o quantomeno possibilisti, pur coltivando dubbi e paure. Questo fa emergere anche un altro dato significativo: la maggior parte delle persone necessitano di essere informate, per capire meglio, e di essere ascoltate, per poter prendere decisioni condivise.

Chi si colloca ai poli opposti ha idee e convinzioni chiare, già formate, spesso inamovibili. Chi invece si colloca su una posizione moderata, mediana, ha bisogno di sapere e capire di più, anche per utilizzare le maggiori conoscenze nella sua vita di ogni giorno.

La stessa tavola rotonda di oggi - conclude il Parco - rappresenta un esempio concreto di collaborazione, costituendo uno spazio di dialogo tra portatori d'interesse (replicabile in altre circostanze) in cui il tema dei grandi carnivori può essere esaminato senza tornare alle consuete, sterili polarizzazioni e mettendo al centro il territorio.













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