Isde: a Trento l'anno scorso tra 41 e 62 morti per malattie legate alla qualità dell'aria
Il dato dei decessi nel capoluogo «per cause naturali che dipendono dalle Pm 2,5» riguarda la popolazione con età minima di trent'anni ed è contenuto nel documento sull'inquinamento atmosferico in Italia "Cambiamo aria" diffuso dall'Associazione medici per l'ambiente
A Trento nel 2025 la mortalità "per cause naturali attribuibile al Pm 2,5" nella popolazione con età maggiore o uguale a 30 anni, secondo l'Associazione medici per l'ambiente (Isde) è del 7%, ovvero tra 41 e 62 decessi, a seconda del grado di precisione dell'indice di stima, massima o minima.
Nel documento sull'inquinamento atmosferico in Italia "Cambiamo aria" relativo al 2025 viene chiarito che "anche nel 2025 l'emergenza non si arresta".
La città capoluogo del Trentino è una delle 27 del Belpaese prese in esame, analizzando o richiedendo i dati delle varie agenzie per un totale di 57 stazioni di rilevamento.
A causa delle Pm 2,5, agenti inquinanti 30 volte più piccoli di un capello umano, l'Isde ha ipotizzato in Italia 6.731 decessi per malattie attribuibili a esposizione a inquinamento: la forbice è tra 5.048 e 7.572 considerando l'incertezza della stima.
In Italia iI sovraccarico medio di mortalità rappresenta l'8% di tutte le cause non traumatiche nella popolazione adulta", chiarisce l'Isde.
«L’inquinamento atmosferico - si legge nel rapporto - è il principale rischio ambientale per la salute pubblica in Europa e in Italia, in quanto responsabile dell’aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche, neurologiche, oltre ad avere effetti negativi sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ogni anno nel mondo oltre sette milioni di persone muoiono prematuramente a causa dell’aria inquinata mentre l’Agenzia europea dellambiente stima che solo nel nostro Paese l’esposizione agli inquinanti atmosferici provochi decine di migliaia di decessi prematuri all’anno.
La letteratura scientifica ha consolidato l’associazione di rischio tra esposizione a particolato atmosferico e numerosi esiti avversi di salute, e che tali rischi sono così numerosi e rilevanti da rendere cospicuo anche l’effetto sull’insieme della mortalità e morbosità per tutte le cause naturali.
Sul nesso di causalità tra inquinamento dell’aria e perdita di salute c’è oggi una conoscenza solida e rigorosa che non può essere trascurata o nascosta dalle autorità sanitarie competenti che hanno il dovere di usarle per prevenire gli effetti diretti sulla salute e le relative co-morbidità».
L'incidenza massima nel documento Isde sul 2025 è stata rilevata a Milano (14%), quella minima a Cagliari (2%). Per quanto riguarda il solo biossido di azoto - ascrivibile in gran parte al traffico urbano informa l'Isde - "in alcune realtà i giorni di superamento risultano estremamente elevati" oltre a Napoli (197), Palermo (173) e Genova (100) in tripla cifra, anche altre città superano la soglia massima di sforamento di 18 giorni l'anno, fra le quali Trento, seppur con 24. Trento resta invece sotto quota 40 µg/mü, la media massima annuale, e si attesta a 31.
«L’analisi complessiva dei dati - scrive Isde - mostra che neppure la normativa attuale è rispettata in tutte le città: una città supera i valori massimi per la media annua di Pm10, sette per il numero dei giorni di superamento del limite giornaliero; quattro città superano il limite annuale per il biossido di azoto.
Considerando i limiti previsti dalla nuova direttiva Ue, per quanto riguarda la media annuale, 21 li superano per il PM10, 25 per il PM2,5 e 24 per il biossido di azoto.
Per quanto riguarda o i limiti giornalieri, tra le 27 città monitorate 16 li superano per il PM10, 19 per il PM2,5, 11 per il biossido di azoto e 17 per l’ozono. Solo tre città (Trieste, Bari e Reggio Calabria) non registrano più di 18 superamenti dei limiti giornalieri stabiliti dalla Direttiva Ue per uno di questi quattro inquinanti».