itinerari

Alla scoperta del Bosco Caproni, tra frassini, pini e suggestioni rocciose

Arco, percorso fra natura e storia: una ricca flora, roccia levigata dai ghiacciai e scolpita dall’acqua, la pietra che pavimenta le strade antiche. È possibile anche visitare la casa museo, le cave, il percorso delle trincee e molto altro

EVENTO Le spoglie di Gianni Caproni, moglie e figlio traslate a Massone


FABRIZIO TORCHIO


Una ricca flora. E poi c’è ovunque la roccia. Levigata dai ghiacciai, scolpita dall’acqua, la pietra pavimenta le strade d’un tempo - mulattiere, alcune oggi quasi sentieri -, sostiene i terrazzi che venivano coltivati, delimita proprietà. È di pietra la casa che sorge accanto ai vasti antri delle cave di oolite, una roccia facilmente lavorabile dalla quale sono nati statue e acquedotti.

Siamo ad Arco, sul dosso di Vastrè, dove ogni ultima domenica da marzo a novembre (l’ultimo appuntamento di quest’anno sarà domenica 24 novembre) i volontari dell’associazione Oltre il Sarca, della sezione Sat di Arco e del Gruppo Alpini di Arco aprono a turno la «casa museo», accolgono i visitatori e forniscono informazioni.

C’è molto da vedere, del resto, nel bosco che ammanta il vasto versante montuoso a nord di San Martino e di Massone, un tempo della famiglia Caproni e oggi di proprietà del Comune di Arco.

C’è, anzitutto, un brano di storia del territorio. Salendo da questi due ultimi abitati si incontrano dapprima le «cave basse», con grandi volte rocciose, scavate nel dosso di Vastrè. Nei blocchi di pietra estratti da queste cave sono state scolpite opere d’arte, come la statua di Mosè della piazza di Arco, il Nettuno di Trento (scolpito dal lombardo Stefano Salterio, oggi nel cortile di palazzo Thun), le statue che ornano il ponte sul fiume Taro a Parma.

Presso i grandi antri superiori, divisi da robusti pilastri (le «cave alte») sorgono due edifici appartenuti alla famiglia Caproni e ceduti al Comune di Arco nel 1996.

La casa più prossima alle cave, ristrutturata, ospita il piccolo museo. È un ottimo punto di partenza, conoscitivo, sui tanti aspetti interessanti che offre questo luogo, a partire dal percorso naturalistico del Bosco Caproni, che dai pressi della chiesa di San Martino si diparte dapprima fra gli olivi, passa accanto alla falesia Policromuro (molto apprezzata dagli scalatori) e conduce alle cave basse e alte per proseguire nella lecceta.

A due passi dalla casa-museo inizia anche il Percorso delle Trincee, recuperato dal gruppo Alpini di Arco che a partire dal 2010 hanno riportato alla luce questo sistema difensivo austro-ungarico risalente alla Prima guerra mondiale.

Era una linea di difesa secondaria, oggi percorribile facilmente, dalla quale la vista spazia dal lago di Garda alle Marocche, fino alla dorsale montuosa del Gazza e della Paganella. 

Gli Alpini arcensi hanno ripulito l’anello delle trincee insieme ai volontari della Sat, del gruppo Scout e della associazione Oltre il Sarca. Al ripristino delle trincee, grazie ai rapporti di amicizia esistenti fra Arco e Schotten, città tedesca dell’Assia, avevano contribuito anche i riservisti del Kreisgruppen di Oberhessen.

Curiose striature rocciose si incontrano percorrendo l’anello delle trincee. Le forme delle rocce, fessurate e scavate, si devono all’azione levigatrice dei ghiacciai, alla cui base i sedimenti trasportati hanno inciso gli strati rocciosi.

Numerosi fenomeni carsici sono visibili peraltro in tutta la zona, dai karren (campi carreggiati) alle doline. Lungo le mulattiere che salgono al Bosco Caproni si notano altri solchi sull’acciottolato. Sono quelli lasciati dal sistema di frenatura dei carri a due ruote («broz») carichi di legna che scendevano a valle, trainati da buoi, muli o asini.

Segni di secolari frequentazioni, così come le incisioni rupestri di Pianaura, che si incontrano lungo la strada asfaltata che sale a Braila a nord delle cave. Roncole e graticole, croci e impronte sono qui incise nella roccia. Gli archeologi le hanno collegate ad un possibile percorso di pellegrinaggio e attribuite al Medioevo.

La frequentazione del Bosco Caproni è vivace, il luogo attrae. Nelle domeniche in cui le tre associazioni garantiscono l’apertura della casa arrivano anche molti stranieri.

I pannelli illustrativi e i materiali esposti nel piccolo museo perpetuano anche il ricordo di Gianni Caproni, l’ingegnere nato a Massone che costruì nel cortile di casa il suo primo prototipo e, trasferitosi alla Malpensa, in Lombardia, progettando e producendo aerei divenne un importante industriale della prima metà del Novecento.













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