Dolomiti

Tre Cime di Lavaredo, icone magiche da preservare nell'epoca del turismo social

Sul confine fra Bellunese e Alto Adige, svettano i tre magnifici obelischi di roccia raggiunti ogni anno da decine di migliaia di persone. Il confronto sui limiti all'accesso è sempre più acceso: per ora si è passati alla prenotazione obbligatoria al parcheggio vicino al rifugio Auronzo, struttura che proprio quest'estate vive il centenario della costruzione

MISURE Tre Cime, al parcheggio solo su prenotazione


FABRIZIO TORCHIO


Sono una delle icone più famose delle Dolomiti, ritratte da artisti e fotografi da ogni angolatura possibile, celebrate in film e documentari e raggiunte ogni anno da decine di migliaia di persone.

Parliamo delle Tre Cime di Lavaredo - tre obelischi di roccia che sembrano tagliati dalla mano di un gigante -, meta di ascensioni alpinistiche sulle loro pareti e di escursioni ai loro piedi.

Sono svariati i punti di accesso: da Misurina, da Malga Rinbianco, con tempi un po’ più lunghi si raggiungono anche da Landro, Auronzo, da Moso per la Val Fiscalina, dalla Val Campo di Dentro…

La strada asfaltata che da Misurina sale fino al Rifugio Auronzo - che quest’anno festeggia i cent’anni - convoglia tuttavia il traffico motorizzato ad un parcheggio fin quasi ai piedi delle Tre Cime. Migliaia e migliaia di turisti salgono ogni anno al rifugio, posto a 2.333 metri, utilizzando mezzi privati (ma è possibile utilizzare i mezzi pubblici, autobus e bus navetta, che partono da Cortina d’Ampezzo, da Auronzo e da Dobbiaco) e l’affollamento ha dato il via l’anno scorso alla petizione «Proteggiamo le Tre Cime di Lavaredo: un appello per la chiusura del traffico eccessivo», lanciata il 21 luglio, che ha raccolto oltre 36mila firme. Con la petizione si chiedeva «la chiusura al traffico privato della strada che porta al rifugio Auronzo e l’istituzione di una linea di autobus elettrici o alimentati da energie verdi».

In attesa di possibili future alternative, da quest’anno l’accesso in auto dai Prati di Rimbianco al parcheggio per le Tre Cime è ora possibile solo con una prenotazione online: «Questa novità - si legge sul sito web auronzo.info per la prenotazione - rientra nel nuovo sistema di gestione della mobilità, pensato per tutelare l’ambiente, migliorare l’esperienza dei visitatori e ottimizzare i flussi verso una delle meraviglie più iconiche delle Dolomiti».

È un sistema simile a quello in vigore nella Valle di Braies, che con il suo lago è un’altra meta turistica molto frequentata: dal 10 luglio al 10 settembre la valle è raggiungibile dalle 9.30 alle 16 con mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta, o presentando una prenotazione online (o un permesso di transito valido).

Tornando al rifugio Auronzo, il centenario della sua costruzione è l’occasione per ricordarne in breve la storia: avrebbe potuto chiamarsi Rifugio Longeres - dal nome della forcella omonima presso la quale era stato eretto - se i bombardamenti austriaci della Prima guerra mondiale non lo avessero colpito. Era stato progettato dal’ingegner Giuseppe Palatini su volontà della sezione cadorina del Club Alpino Italiano, con sede ad Auronzo: una delle sezioni storiche del Cai essendo stata fondata nel 1874, cinque anni dopo la prima ascensione dell’alpinista viennese Paul Grohmann alla vetta dei Tre Scarperi (18 agosto 1869) e alla Cima Grande di Lavaredo.

La raggiunse il 21 agosto partendo dalla Malga di Rimbianco con due guide: il pusterese Franz Innerkofler e il carinziano Peter Salcher. Nell’agosto del 1925 - dopo che i militari italiani durante il conflitto avevano costruito la strada che ricalca il tracciato attuale - il rifugio nel frattempo ricostruito venne intitolato al Principe Umberto.

Cambiò poi il suo nome in rifugio Bruno Caldart con l’Italia repubblicana. È chiamato rifugio Auronzo dal 1957, anno della sua riapertura dopo l’incendio che lo aveva distrutto nella primavera di due anni prima, e la sua storia è legata soprattutto ai protagonisti delle ascensioni alpinistiche sulle pareti delle Tre Cime.

Fra i tanti ricordiamo perlomeno Paul Preuss (Cima Piccolissima, 1911), fratelli Dimai con Emilio Comici (parete nord di Cima Grande, 1933), Riccardo Cassin e Vittorio Ratti (parete nord della Cima Ovest, 1935), Dietrich Hasse e Lothar Brandler (via diretta alla nord di Cima Grande, 1958)… fino ai fratelli Thomas e Alexander Huber con le loro «prime» e i loro concatenamenti, come scalare le tre cime e lanciarsi dalla vetta con il paracadute.













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