SALUTE

«Sold out» la ricerca di volontari: in rifugio per lo studio sul corpo in montagna

In dodici parteciperanno fra agosto e ottobre alla seconda fase del progetto del centro di ricerca bolzanino Eurach: cinque settimane gratis al "Corsi" in val Martello, per i test sull'adattamento a un'altitudine tra 2.000 e 2.500 metri di quota. Si tratta di una fascia nella quale vivono oltre 200 milioni di cittadini nel mondo, ma sono disponibili poche analisi su queste condizioni specifiche, perché finora la scienza si è concentrata su quote tra i 3.400 e i 5.000 metri



È già « sold out» per il reclutamento di dodici volontari lanciato nei giorni scorsi dal centro di ricerca bolzanino Eurach, al fine di proseguire anche nel 2026 il progetto riguardante lo studio delle reazioni del corpo umano a un'altitudine compresa tra 2.000 e 2.500 metri di quota.

Nello specifico, si tratta di trascorrere quattro settimane ai 2.300 metri del rifugio Nino Corsi/Zufallhütte (foto), situato in val Martello, oltre a un periodo propedeutico di sette giorni a bassa altitudine (Silandro/Schlanders) per le misurazioni di base. Asicurato un rimborso di 400 euro lordi, per compensare l'impegno di tempo, oltre alla gratuità di alloggio e vitto per l'intero periodo di cinque settimane.

Il progetto, denominato in inglese Mahe (Moderate Altitude Healthy Exposure), riguarda dunque l'analisi degli effetti dell'esposizione ad altitudine moderata su persone sane.

I dodici volontari saranno impegnati, a date scaglionate e dunque in piccoli gruppi separati, tra metà agosto e inizio ottobre e sono previste anche tre visite di controllo in laboratorio a Bolzano nella settimana successiva al rientro dall'altitudine moderata.

La risposta è stata rapida e i ricercatori Eurach hanno già trovato i candidati: persone tra i 18 e i 40 anni, un peso corporeo normale, ben allenate sul piano aerobico/resistenza (più di due volte a settimana), non fumatori, non soggetti a malattie croniche o allergie/intolleranze alimentari, che abbiano avuto soggiorni regolari o almeno un pernottamento sopra quota 1.500 nelle quattro settimane precedenti lo studio.

Prima, durante e dopo il soggiorno in altitudine, gli esperti valuteranno diversi parametri fisiologici, tra cui: attività del nervo simpatico muscolare, funzione vascolare, sonno, composizione corporea, metabolismo e appetito, massa emoglobinica e prestazioni di resistenza.

Al di fuori delle misurazioni programmate, spèiega Eurach, i partecipanti sono liberi di gestire il proprio tempo come desiderano (lavoro a distanza, studio o attività all'aria aperta eccetera).

Per sostenere gli obiettivi dello studio, che l'anno scorso aveva coinvolto alte dodici persone, verrà chiesto ai partecipanti di non superare i propri livelli abituali di attività fisica e di evitare cambi di altitudine durante il periodo di studio.

Come avvenuto l'anno scorso con i primi dodici volontari, saranno eseguiti numerosi test; un sensore di glucosio sulla pelle, per esempio, monitorerà giorno e notte i livelli di zucchero nel sangue e i dati consentiranno in tempo reale di verificare le reazioni al'lalimentazione e all'attività fisica.

Grazie ad altri apparati si potranno calcolare la massa di emoglobina e il volume del sangue, il consumo energetic, lo stato cardiocircolatorio, il rapporto fra ossigeno inspirato e aniudride carbonica espirata in condizioni diverse di uso del corpo.

Lo studio, approvato dal comitato etico dell'ospedale di Bolzano, è finanziato dal programma Joint Projects del Fondo nazionale svizzero (SNF) e dalla Provincia altoatesina.

»In alta quota, la pressione barometrica - spiega Eurach presentando il progetto - si riduce e di conseguenza diminuisce anche la disponibilità di ossigeno. Le persone esposte a questa ridotta disponibilità di ossigeno subiscono un declino delle loro prestazioni fisiche e cognitive e possono anche sviluppare malattie che possono essere spiacevoli o addirittura pericolose per la vita.

Nonostante questi effetti negativi, sono oltre 200 milioni le persone che vivono permanentemente ad altitudini superiori ai 2.000 metri e molte di più quelle che si recano a tali altitudini per svago o per allenamento di resistenza. A causa di questi grandi numeri, c'è un grande interesse nella ricerca per comprendere meglio gli effetti positivi e negativi dell'altitudine sull'uomo.

La ricerca sull'altitudine è tipicamente condotta ad altitudini comprese tra i 3.400 m e i 5.000 m, poiché tali altitudini severe producono un effetto ampio e facile da rilevare.

Tuttavia, la stragrande maggioranza degli abitanti che vive in alta quota abita ad altitudini inferiori ai 2.500 m. Non è stato ancora esplorato se i vari effetti riscontrati ad altitudini più elevate si verifichino anche ad altitudini così moderate.

L'obiettivo di questo progetto è colmare questa lacuna di conoscenze studiando gli effetti di un'esposizione prolungata a un'altitudine moderata su persone sane.

Ventiquattro persone che normalmente vivono vicino al livello del mare trascorreranno quattro settimane in un rifugio di montagna situato a un'altitudine compresa tra 2.000 e 2.500 m.

Durante il soggiorno nel rifugio, la loro dieta e l'attività fisica saranno strettamente controllate. Prima e durante il soggiorno, effettueremo un'ampia gamma di misurazioni che ci aiuteranno a capire come l'esposizione all'altitudine moderata influisca sulla nostra salute e sulle nostre prestazioni fisiche».

I principali curatori dello studio sono Christoph Siebenmann, Hannes Gatterer (Alto Adige) eMichael Furian (Svizzera).













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