«Le app per muoversi in montagna? Sì, se sono strumenti di qualità»
Parla Tarcisio Deflorian, per decenni impegnato nella manutenzione e gestione della vasta rete di sentieri della Sat. Il punto in vista della quarta Conferenza europea su sentieri e cammini in programma dal 9 al 12 ottobre. «Le app potrebbero contribuire anche a contenere l’affollamento di certe aree, evidenziando il numero di visitatori in tempo reale»
Dal 9 al 12 ottobre, a Macugnaga, è in programma una conferenza sulle strategie innovative per la tutela e la gestione dei sentieri e delle reti di cammini. È organizzata dall’Euma (European Mountaineering Association), che riunisce 36 associazioni alpinistiche e di montagna europee, e dalla European Hiking Federation in collaborazione con il Club Alpino Italiano.
Un’edizione focalizzata sugli strumenti digitali come sostegno alla fruizione sostenibile dei sentieri di fronte alla crescente sfida dell’overtourism sui percorsi più frequentati d’Europa. Di fronte all’aumento della pressione turistica su determinati percorsi il vicepresidente del Cai, Giacomo Benedetti, ritiene che vada messa in atto una grande campagna informativa.
Ne abbiamo parlato con Tarcisio Deflorian, che per quasi cinquant’anni si è occupato della vasta rete di sentieri della Sat, come volontario, lavorando ad ogni aspetto della manutenzione e della gestione.
L’utilizzo di piattaforme e app può aiutare a gestire gli accessi, coinvolgere i visitatori e promuovere uno sviluppo sostenibile del territorio?
«Le app rappresentano certamente strumenti utili per conoscere il territorio e orientarsi sullo stesso. L’importante è che gli strumenti siano di qualità.
Ci sono app in cui si vedono solo i tracciati privi di chiare difficoltà degli stessi, pochi nomi di località, pochi punti quotati, assenza di confini delle aree protette, oppure assenza dei divieti di transito motorizzato o di quelli per il transito di mezzi meccanici ovvero interdetto anche alle biciclette, quindi dove il transito consentito è solo al passaggio pedonale.
Senza queste informazioni diventa difficile indirizzare correttamente i visitatori e promuovere uno sviluppo sostenibile del territorio».
Anche nel Trentino vi sono esempi di percorsi «sotto pressione» turistica? Se sì, come si può affrontare il tema dell’overtourism?
«Certe zone della montagna trentina sono effettivamente sotto pressione turistica. Come sempre, sono i numeri che fanno la differenza e pongono il problema della sostenibilità di un territorio del suo ambiente, della sua viabilità, sentieri compresi, della loro durabilità, della convivenza fra escursionisti a piedi e in bicicletta, del limite di accesso alla viabilità e alla montagna.
Lo sviluppo sostenibile del territorio passa anche attraverso le piattaforme e le app che dovrebbero fornire informazioni corrette in funzione della sostenibilità ambientale e con richiamo al rispetto dei limiti, dove ci sono.
A mio parere, per contribuire a contenere il problema dell’affollamento di certe aree/sentieri gli applicativi informatici potrebbero evidenziare con la grafica dei classici bollini a diversi colori che indicano il grado di affollamento, come del resto già avviene per la rete stradale».
Per la manutenzione dei sentieri, il lavoro dei volontari rimane fondamentale. È cambiato questo aspetto nel corso dei decenni? Se sì, in che modo?
«Per quanto riguarda la Sat, nella quale mi sono occupato fino allo scorso anno del coordinamento della rete sentieristica in carico all’associazione, oltre a sempre più diffusi danni dovuti ad eventi meteorici estremi, negli ultimi 20-30 anni (in particolare negli ultimi 7-8), ho osservato quanto i sentieri si stanno consumando e infossando velocemente, soprattutto quanto sia cambiato il modo di approcciarsi alla montagna e di frequentare i sentieri da parte di tante persone che si sono avvicinate alla montagna senza averne la preparazione, non solo tecnico-fisica ma anche culturale.
È come se si sia infranto un equilibrio. Escursionisti a piedi che tagliano da un tornante e l’altro incuranti dei danni procurati al versante e al sedime del sentiero, escursionisti su tracciati stretti e dal fondo inadatto affrontati in bicicletta, prima mtb muscolari e ora quasi esclusivamente a pedalata assistita, fino alle bici motorizzate, tutti richiamandosi alla montagna per tutti e di tutti, alla libertà di poter andare ovunque, come se la montagna fosse un grande parco divertimenti».
Quanto è estesa, in totale, la rete escursionistica in provincia di Trento?
«L’estensione della rete escursionistica pedonale, cioè segnata sul terreno, verificata annualmente e curata da un soggetto manutentore ufficiale è di circa 6300 km di cui circa 5600 km in carico alla Sat e i restanti soprattutto in capo a Parchi e Comuni.
Ci sono inoltre altri 1500-2000 km di tracciati mantenuti da vari soggetti. In totale quindi almeno 8000 km, compresi anche i lunghi itinerari e i Cammini. A questi vanno aggiunti circa 10.000 km di rete ciclo-escursionistica facente parte della rete provinciale dei percorsi di mountain bike.
È una rete fra le migliori delle Alpi che però va continuamente monitorata tutti gli anni (sentiero per sentiero, anche i più lontani), mantenuta e possibilmente migliorata attraverso un impegno costante e strutturato, combinando le forze del volontariato organizzato (supportandole concretamente anche economicamente) con quelle delle maestranze dedicate in una reciproca collaborazione».