Lagorai, i panorami sull'infinito dal monte Ruioch
Nella cornice affascinante della vallle dei Mocheni, un percorso con sguardi verso un orizzonte di ondulazioni, guglie e massicci cui assegnare un’identità: dalla maestosa Cima d'Asta alle cime del Brenta, fino a quelle delle Dolomiti settentrionali
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Con i suoi 2.415 metri di quota il monte Ruioch offre vedute spettacolari in tutte le direzioni. Questa vetta dalle suggestioni lunari e l’intera dorsale in cui è incastonata rappresentano un punto d’osservazione privilegiato per cogliere il fascino della val dei Mocheni e del Lagorai (ottima la vista sulla Cima d’Asta), ma anche per esercitarsi in un gustoso gioco di sguardi verso un orizzonte di ondulazioni, guglie e massicci cui assegnare un’identità, dal Brenta alle Dolomiti settentrionali.
Un esercizio possibile in queste giornate novembrine caratterizzate dal cielo sereno e buona visibilità, meglio approfittarne prima che le nubi annunciatre prendano il sopravvento.
Si scorge a nordovest il gruppo dell’Ortles-Cevedale, più vicino svetta l’inconfondibile cromatismo del Corno Bianco, poco più in là il Catinaccio, il gruppo del Sella e così via, in un crescendo di curiosità.
Il nostro giro prevede la salita verso il Ruioch da Palù del Fersina (1.360 metri di quota) e il rientro in paese lambendo i passi di val Mattio e Cagnon di Sopra: in tutto, poco meno di sei ore di cammino, senza difficoltà tecniche particolari, salvo qualche passaggio su pietraia, lungo il crinale, che richiede attenzione e pazienza, oltre a una buona preparazione atletica.
Naturalmente vanno previsti abbigliamento, calzature e attrezzatura adeguati alla stagione invernale e alle quote significative, anche tenendo presente la possibile presenza di ghiaccio o neve accumulata nei versanti settentrionali o nei tratti in ombra.
Trekking sul monte Ruioch con viste maestose su Lagorai e Dolomiti
Il Ruioch rappresenta une meta di grande interesse, per un trekking sul Lagorai, in valle dei Mocheni, alla ricerca di sguardi lontani, panorami a 360 gradi su un'infinità di cime, fino alle Dolomiti settentrionali, al Brenta, all’Ortles-Cevedale, quando il cielo terso consente ottima visibilità. In queste immagini alcuni esempi da un'ascesa al monte, effettuata con partenza da Palù del Fersina [foto: Zenone Sovilla] - QUI LA DESCRIZIONE DELL'ITINERARIO
Partenza presso la caserma dei vigili del fuoco di Palù, seguendo le indicazioni per il sentiero Sat 462 verso passo Polpen (un’ora e quaranta), sulla stradina in direzione della chiesa di Santa Maddalena; giunti qui, procedere tenendo la sinistra (segnavia poco visibile su un lampione).
In breve l’asfalto lascerà il passo al sentiero, che si inoltra nel bosco e dopo l’incrocio con la carrareccia che arriva dal passo Redebus (altro possibile punto di partenza per questa cima), sale repentino a passo Polpen (1.939 metri). Qui si abbandona il segnavia Sat seguendo a destra l’indicazione per il Ruioch (un’ora): l’ascesa alla soprastante cima Uomo Vecchio (2.233 metri) ci dona i primi sguardi profondi sull’«infinito».
Il percorso in cresta procede in una sequenza di anticime fino alla nostra meta, la quota massima dell’escursione sarà la croce sul dosso a quota 2.432 metri, disceso il quale si dovrà seguire a destra una traccia a serpentina che conduce al sottostante passo di val Mattio (trenta minuti, al momento della ricognizione, c'erano indicazioni sbiadite su sasso e paletto di legno), mentre proseguendo dritto si giungerebbe in circa mezz’ora all’incrocio con il segnavia Sat 340, vicino al rifugio Tonini.
Dal passo di val Mattio (2.310 m.) si imbocca il medesimo sentiero 340 verso destra, per dirigersi verso il Cagnon di Sopra (venti minuti, 2.124 m.) e da qui scendere a valle sul segnavia 314 fino a Palù del Fersina (un’ora e quaranta).
Come variante, prolungando di un paio d’ore scarse (con circa duecento metri di dislivello aggiuntivo), si potrà invece restare in quota e proseguire da passo Cagnon verso passo Palù per chiudere il giro scendendo per il passo dei Garofani al rifugio Sette Selle (2.014 m.), nell’Alta Val del Làner, e tornare al paese (sentiero 343).