ITINERARI

Valli del Leno, percorsi nella storia delle comunità di montagna

Il territorio arduo, luogo di intensa pastorizia, impervio, la scarsità di acqua, i collegamenti difficili tra i villaggi e il fondovalle causarono emigrazione e spopolamento di queste terre alte che dal Pazul si estendono verso il Col Santo finendo al cospetto delle severe rocce del Pasubio. Ecco un'escursione da Giazzera di Trambileno verso il Bait dela Marisa e malga Valli (quota 1520)

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FIORENZO DEGASPERI


Le Valli del Leno per molti secoli furono considerate una specie di maledizione biblica. Il territorio arduo, impervio, la scarsità di acqua nelle terre alte, i collegamenti difficili tra i villaggi e il fondovalle, sono tutti elementi che causarono l'emigrazione, lo spopolamento e la senilizzazione.

È vero che anche questi paesi vissero la loro età dell'oro, una relativa prosperità. Ma nella fantasia e nella realtà della popolazione, anche nella memoria più recente, queste aree rimangono come luoghi aspri, nei quali le estreme condizioni ambientali rendono la vita difficile, il lavoro estremamente faticoso e scarsamente redditizio.

Per molte persone l'unica alternativa ad una condizione di marginalità è stata la migrazione, sia stagionale o temporanea sia definitiva. In particolare a partire dal secondo dopoguerra le Valli del Leno hanno perso popolazione in modo marcato. Ed è proprio a partire dagli anni Cinquanta che si evidenzia un forte calo demografico, attenuatosi solo sul finire del secolo. Si è trattato, purtroppo, di un allontanamento, quasi sempre definitivo.

Eppure, per secoli le terre alte, quelle che dal Monte Pazul (m 1477) si estendono verso il Col Santo (m 2112) finendo al cospetto delle severe e dentellate rocce calcaree del Monte Pasubio, furono frequentate intensamente dai pastori.

Lo dimostrano le innumerevoli scritte e incisioni lasciate dagli stessi nel corso dei secoli. Le iscrizioni, molte delle quali eseguite a "sanguigna" (il cosiddetto bol ros), coprono un arco temporale compreso tra il XV secolo e gli inizi del 1800.

Le più antiche sono concentrate lungo una serie di ripari sottoroccia in corrispondenza di un antico sentiero alla base delle Pale del Campiel.

Segni religiosi e segni laici si mescolano continuamente. Alcuni di questi risalgono al primo ventennio del 1600, al 1714 è riferibile l'incisione di un cuore trafitto da una freccia e della prima metà del 1800 sono numerose testimonianze della presenza di cacciatori, viandanti e pastori: l'ano 1816 prima di ottobre PB, Azzolini Giovanni 20 settembre 1875, Angelo Dalrì a la cacia dele zole 1875, 30 giunio 1831 pasato dal Lastè e vado in Cosminion oppure Gioans C'orsza Cenezi di Assiago dal ano 1823, ecc.

Molti erano anche i bivacchi, i baiti e le malghe che segnavano il territorio, di proprietà dei villaggi sottostanti. Su questi luoghi aleggiavano leggende e storie fantastiche.

Draghi volanti si alternavano al ricordo del passaggio del barbaro Attila, da cui nacquero le leggende legate alla caccia selvaggia.

E poi Orchi si aggiravano tra tenebrosi vali, vallette, busi e cime impervie. L'improvviso calare delle nebbie portava con sé le urla del Beatrik e del tremendo Salvanel, ovvero l'om selvadegh. E da non dimenticare il solito Diavolo che tesseva trappole per le anime dei mortali, promettendo bocce d'oro e ritrovamenti auriferi a chi era disposto a scambiarli con la propria anima.

Da non dimenticare nemmeno la litigiosità secolare esistente tra i vari villaggi. Litigiosità molte volte frutto di fame e carestie. Così si scopre che Malga Valli, un tempo di proprietà della Magnifica Comunità di Trambileno, dovette essere ceduta a quelli di Terragnolo, assieme a Malga Costoni, Corona, Monticello e Fratielle. Correva l'anno 1769 e i debiti di Trambileno nei confronti di alcuni nobili erano così alti che si dovettero alienare questi importantissimi beni.

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A quell'epoca molte malghe erano già state vendute integralmente mentre per altre Trambileno aveva mantenuto diritti relativamente all'usufrutto del legname, come nel caso di Campobiso (proprietà di Vallarsa fin dal 1500). Nel 1769 rimanevano alla Comunità di "Trambelleno" cinque malghe: Valli, Costoni, Corona, Monticello e Fratielle. La cessione riguardò pertanto gli ultimi suoi beni, cioè Valli, Costoni, Corona e Monticello e la comunità riuscì a salvare solo Fratielle.

Per decidere come spartire i pascoli e stimarne il valore, vennero incaricati 2 pubblici agrimensori, Giovanni Bartolmeo Scottini (perito eletto dai nobili) e Felice Natale Giongo (perito nominato dalla comunità).

Qualora il fondo assegnato al nobile fosse stato di valore maggiore rispetto al debito da saldare, il signore avrebbe dato la differenza agli altri creditori. La spartizione, validata e sottofirmata dai 78 capifuoco della comunità di Trambileno, assegnò, come si legge da un documento riportato nella Voce Comune di Trambileno (marzo 2013): Alli Nobb. Ss. Eredi gm Nob. Sig. Pietro Modesto Fedrigotti d'Oxenfeld qui p.nte ed accettante per se, fraterno, et Nipotis, il Nob. Sign. Giuseppe Maria col consenso degli infranominati Creditori per il suo credito de capitali ed affitti ascendente in tutto è toccata la Montagna detta il Coston, fondo e legname e tutto ciò in quella si ritrova posta nel Regolario de Trambelleno, (...) di pertiche 252669 e 148 la Montagna della Corona posta nel detto Regolario di Trambelleno, fondo e legname e tutto ciò in quella si ritrova, (...) come dalla sudd.ta stima, e mappa, con obbligo di pagare per eguaglianza agl'infranominati altri creditori le infrascritte somme.

Al Nob. Sig. Gaetano Givanni de Pedemonte qui p.nte ed accettante col consenso delli ss. Creditori sopra e infranominati per il suo crediti del capitali e affitti ascendente in tutto è toccata la Montagna detta le Valli fondo e legname e tutto ciò in quella si ritrova (...) come dalla precitata stima e mappa e per eguaglianza li prenominati ss. eredi Fedrigotti dovranno pagare al pred. Sig. Gaetano Givanni f. 587.17.

Al Nob. Sig. Conte Adamo Guglielmo Pedroni qui p.nte ed accettante per sé, per il suo credito de capitali ed affitti ascendente in tutto a f. 8115.16 è toccata col consenso delli sopra ed infranominati ss. creditori la Montagna detta il Montesel posta nel Regolario di Trambelleno, fondo e legname, e tutto ciò in quella si ritrova (...), come da detta stima e mappa, e per eguaglianza li predetti ss. eredi Fedrigotti dovranno pagare al suddetto Sig. Conte Pedroni f. 163.19.

Alli Nobb. Ss. Eredi Marangoni di Mantova per li quali accetta il qui p.nte Nob. Giuseppantonio Givanni de Pedemonte col consenso delli sopranominati ss. creditori in pagamento del loro cap.le ed affitti ascendente in tutto a 1416.24 è toccato l'usufrutto del legname della montagna di Campo Biso, (...) come da detta stima e mappa, e per eguaglianza li prenominati ss. eredi Fedrigotti dovranno pagare f. 360 a detti Ss. eredi Marangoni.

Alla fine del Settecento però, i nobili, che ormai abitavano nei grandi centri abitati del fondovalle, non avevano diretto interesse a curare la gestione dei pascoli, prerogativa delle comunità montane.

Pochi anni dopo misero quindi all'asta le malghe acquisite: Terragnolo comprò malga Valli, Costoni e Corona, Vallarsa comprò Monticello e ottenne l'usufrutto del legname di Campobiso.

ITINERARIO

Accesso stradale

Giazzera (frazione di Trambileno, m 1092) si raggiunge da Rovereto risalendo la strada provinciale della Vallarsa. Usciti dalla città, dopo pochi chilometri si incontra sulla sinistra la deviazione per Trambileno. Si attraversano le diverse frazioni di cui è composto il Comune di Trambileno fino a Giazzera, dove si trova il parcheggio, seguendo le indicazioni Monte Pasubio – Malghe.

Punto di partenza/arrivo

Giazzera (m 1092).

Percorso

Dal parcheggio si segue il percorso con il segnavia n. 101 fino a incontrare, sulla sinistra, il sentiero n. 132 (indicazione Pazul – Alpe) che ci conduce dapprima al Bait dela Marisa (m 1556) e poi in discesa alla Malga Valli (m 1520). Proseguendo per una stradina si arriva, per chi lo volesse, a Malga Costoni (m 1640).

Rientro: dalla stessa.

Variante

Dal parcheggio si segue la strada forestale – 5 km – detta sentiero dell’acqua, che ci conduce a Malga Valli. Rientro dalla stessa. Percorso fattibile con passeggini, in mountain bike o, l'inverno, con le ciaspole.

Tempi

Ore 1.30 l'andata, altrettanto per il ritorno.

Dislivello

500 m nel primo caso, 400 m nel secondo.

[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]













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