ITINERARI

Malga di Malosco, a spasso nel regno delle antiche Regole

Immersione nel verde, fra natura e storia, in un'area del Trentino vicina all'Alto Adige, per scoprire anche l'antico istituto per la gestione del territorio fra gli abitanti riconosciuti come membri della comunità. Percorso suggestivo e senza difficoltà, con 230 metri di dislivello, fattibile in meno di due ore ma con la possibilità di una variante

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FIORENZO DEGASPERI


Tutti i villaggi del Trentino, che siano essi grandi o piccoli, dal medioevo alla fine dell'Ottocento, erano definiti con il termine di regola.

Questo termine indicava un vincolo nella gestione del territorio che univa gli abitanti riconosciuti come vicini, ovvero quelli che facevano parte a pieno titolo della comunità (mentre coloro che erano solo domiciliati erano considerati forestieri).

La grande distesa boschiva, intervallata da radure ricavate tramite il disbosco e adibite a pascolo, che dai villaggi di Ruffré, Roncone, Malosco e Fondo si erge fino ai bordi della montagna precipitante sul fondovalle atesino – segnata dalle cime Penegal e Macaion – è stata disciplinata dalle carte di Regola di ben quattro comunità: Malosco, Ronzone, Sarnonico e Seio.

In particolare, nel 1587, fu riscritta la Carta di Regola di Sarnonico a cui fece seguito, sei anni dopo, la Carta delle Regole delle Quattro Ville con la quale si confermarono i rapporti tra i quattro paesi, soprattutto in merito ad una gestione razionale del patrimonio boschivo. In realtà le Regole appartengono quasi tutte a Sarnonico.

Del patrimonio curato dalle Carte di Regola facevano parte anche le malghe; il termine malga, il quale oggi si riferisce alla costruzione della stalla e all’abitazione dei malgari, presso le antiche comunità di montagna aveva un significato più ampio e indicava l’insieme delle bestie, dell’edificio, dei pascoli circostanti.

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Storicamente i contadini salivano quassù per falciare l’erba in modo da garantirsi la provvista di fieno nel periodo invernale. I documenti regolavano quindi il rispetto dello sfalcio e al contempo quello del pascolo, stando ben attenti che i due lavori non entrassero in conflitto a discapito l’uno dell’altro.

Inoltre, le Regole regolamentavano gli oneri dell’alpeggio ripartiti fra tutti i membri, scoraggiando al tempo stesso coloro che intendevano provvedere da sé alle proprie bestie, imponendo agli stessi di pagare comunque il servizio non fruito. Pene severe erano previste per i forestieri che conducevano i loro animali a pascolare in queste terre.

Sono numerosi i conflitti tra gli uomini delle quattro comunità e i paesi del fondovalle atesino, soprattutto con quelli di Caldaro o del vicino villaggio di Ruffrè. Quest’ultimo, ricordiamo, venne fondato da uomini di Caldaro giunti quassù tra il 1200 e il 1300 per far carbone nelle foreste della Mendola per conto dei signori Rottenburg: vi rimasero fondando i “masi”, case modestissime, al massimo a due piani con scala esterna, con largo uso di legno e il tetto in scandole.

Nel 1271 è documentato il mansum de Rifreto seu Rufredum, Rifredum nel 1305, Fondoy nel 1456, Fandoi nel 1541, Ruffredum nel 1553. L’odierna strutturazione a maso del territorio di Ruffrè ricorda il popolamento “baiavuro”. Verso l’inizio della primavera, le autorità comunali procuravano i pastori che dovevano condurre al pascolo e custodire collettivamente, in greggi diverse secondo il tipo, il bestiame allevato presso le quattro comunità.

Il pascolo che noi vediamo oggi circondare la malga di Malosco è il risultato di una forte contrazione, e conseguente rimboschimento, avvenuta in questo ultimo secolo.

Un tempo si estendeva su una maggior parte del territorio visto che doveva soddisfare il fabbisogno di ben quattro comunità. Non dimentichiamo poi che queste fitte foreste nascondevano anime inquiete, anguane ed esseri fatati che nemmeno il capitello di Sant’Antonio, che incontriamo sul sentiero salendo da Malosco, riusciva a tener lontani.

Gli innumerevoli stagni, torbiere e paludi nascondevano presenze non molto rassicuranti e i pastori avevano un bel da fare a tener lontane le bestie affinché non cadessero nei trabocchetti di questi esseri inquieti.

Il ricordo della storia del mistero della puerpera del castello di Malosco, scomparsa per diversi anni e improvvisamente riapparsa durante una strana santa messa notturna, è ancora vivo tra gli anziani: non poteva che essere andata, assieme ad altre donne, lassù, nei prati della malga di Malosco, nelle terre della Largadana (la cima del monte Penegal).

Ma quassù c’erano anche streghe e stregoni: si sentivano urlare proprio sul confine tra le Regole e le terre di Ruffrè. Non passava notte che questi non si riunissero per incontrarsi col loro signore, il Diavolo in persona. A scacciarli tentò il parroco con novene e acqua santa.

Ci provò perfino il Vescovo, chiamato quassù a liberare il villaggio di Ruffrè e i boschi di Malosco da quelle streghe malvagie. Ci volle tutta la forza e il potere dei vescovi e dei cardinali radunati durante il Concilio di Trento per porre fine a quei sabba infernali e da allora il luogo d’incontro di questi esseri malefici, un orrido burrone, prese il nome di burrone della Diavola.

L'ITINERARIO

Accesso stradale: Località Le Regole (m 1325), raggiungibile con stradina asfaltata che si diparte a sinistra della provinciale Sarnonico-passo della Mendola, qualche chilometro a monte di Malosco. Oppure a piedi dal paese di Malosco (m 1050), che incontriamo salendo verso Fondo-passo Palade con il segnavia n 508.

Punto di partenza/arrivo: Le Regole (m 1325)

Percorso: Dalle Regole si segue il sentiero n 508 fino alla malga di Malosco (m 1550).

Tempi: 50 minuti l’andata, 40 minuti il ritorno

Dislivello: m 230

Variante: Dal suggestivo paese di Malosco, dopo aver visitato la chiesa parrocchiale di Santa Tecla ricordata già nel 1228, si segue il sentiero n. 508 fino alle Regole (ore 1) e quindi alla malga per il sentiero nr. 508. Totale ore 1.40 scarse. Rientro: dalla stessa con lo stesso tempo. In questo caso il dislivello è di 500 m.

Info La malga è monticata dalla metà di giugno alla metà di settembre con possibilità di ristoro con cucina tipica e con la possibilità di acquistare prodotti caseari. Ci si ristora anche alle Regole, dove ben tre locali ci accolgono.

Consiglio dell’escursionista

Un percorso naturalistico è stato istituito tra il vicino paese di Fondo e le Regole di Malosco. Inizia al lago Smeraldo (m 1010), nei pressi del piazzale del Legname, e termina alle Regole.

Il sentiero è scandito da tabelle esemplificate che mettono in luce gli aspetti naturalistici della foresta – zona umida, perticaià da diradare, abeti monumentali, larici centenari – e le attività di sfruttamento del bosco che venivano praticate un tempo (e alcune ancor oggi).

Ecco dunque il chiaretar, ossia la struttura che consentiva di sistemare un rudimentale assale con due piccole ruote sotto i tronchi legati al bròz, i massi erratici da cui si ricavano le macine da mulino, la cava di ghiaia marmorina, il bait costruito per isolare le vacche malate di carbonchio.

Secondo consiglio dell’escursionista

Dalla malga, seguendo sempre il sentiero n. 508, in ore 1.20 si arriva alla cima del monte Penegal (m 1730), chiamato dai nonesi Largadana.

Il percorso attraversa bellissimi boschi, dove vigono il silenzio più assoluto e una natura ancora integra, toccando la Torre Belvedere del Penegal, vero e proprio balcone sulla valle dell’Adige e su Bolzano, con splendida vista sulle Dolomiti.

Escursione consigliata anche l’inverno con le ciaspole o gli sci d’alpinismo. L’inverno, alle Regole, è possibile praticare lo sci da fondo su piste lunghe 15 km. La località è diventata famosa per la gara annuale della “Ciaspolada”, corsa internazionale con le racchette da neve.

[Questo testo è tratto dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Andar per malghe in Trentino", edizioni Curcu&Genovese, 2015]

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