L'Arca di Fraporte, grandioso spettacolo naturale sopra Stenico
È alta una cinquantina di metri e il ponte di roccia sovrastare il corso del torrente che scorre nella gola, fra i massi e il bosco: uno dei maggiori monumenti naturali del Trentino occidentale, alla testata della val Laone, nel settore meridionale del gruppo di Brenta
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È alta una cinquantina di metri, con un poderoso ponte di roccia lungo quaranta a sovrastare il corso del torrente che scorre al fondo della gola, fra i massi e il bosco.
Un grandioso spettacolo naturale, frutto dell'attività dell'acqua, dinanzi al quale il geografo Cesare Battisti, a fine Ottocento, usò queste parole: «Presenta all'occhio uno spettacolo stupefacente. Un'ardita arcata congiunge due elevate pareti che si prolungano per una trentina di metri; nel fondo precipita da due cascate un torrentello.
La seconda cascata è alta circa 15 metri e sopra di essa uno spiraglio di luce indica che nel soffitto della grotta vi è in quel punto una fessura di due o tre metri. Strani riflessi di luce illuminano l'acqua che balza fa le rocce».
Parliamo dell'Arca di Fraporte, uno dei maggiori monumenti naturali del Trentino occidentale con il suo arco di roccia sospeso alla testata della val Laone, nel settore meridionale del Gruppo di Brenta, a monte dell'abitato di Stenico.
Nella bella stagione, oggi come negli anni Cinquanta, quando l'arca veniva descritta da Carlo Colò e Giovanni Strobele nella guida della Sat Sui monti trentini, la Val Laone si può risalire partendo da Stenico e seguendo il segnavia bianco-rosso 346, lungo una strada forestale e poi un sentiero nei boschi della valle, un solco rinserrato fra le pareti rocciose oltre le quali si innalzano i pendii di Valandro.
Per spiegare la genesi dell'arca ricorriamo alla spiegazione del Parco naturale Adamello Brenta: «Ad un primo sguardo - si legge sul sito web del Geoparco - ha le sembianze di un'ampia grotta, lunga 66 m, alta 49 e larga 42, che si rastrema progressivamente verso il fondo.
Solo varcata la soglia, seguendo il corso del torrente, si nota l'enorme ponte in roccia lungo circa 40 metri e largo 31, sospeso a 50 metri di altezza.
L'arco è separato dalla retrostante parete rocciosa da un'ampia finestra a semiluna».
L'arca, spiega poi il Parco, si è formata in due fasi evolutive: dopo la formazione della cavità sotterranea in cui è modellata l'arca, l'acqua ha aperto la finestra nella roccia con azione carsica, chimica e meccanica.
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Esempio del processo di erosione e di morfoselezione, l'Arca è catalogata come geosito, al pari di altre emergenze del Gruppo di Brenta come il «fungo» roccioso al Passo del Clamer o le vicine Cascate del Rio Bianco che, come quelle di Vallesinella, sgorgano da una sorgente carsica, spumeggianti, in primavera e in estate.
Il punto di partenza del percorso per salire all'Arca, a Stenico, 666 metri, è la chiesa parrocchiale di San Vigilio, a fianco della quale i segnavia bianco rossi del sentiero Sat 346 guidano in salita per la Strada di Tof fra le case, per poi indirizzarsi sulla strada forestale Plaz.
A destra si diparte il percorso Bosco Arte Stenico, che si snoda nel bosco fra le opere di arte contemporanea che gli artisti realizzano ad ogni edizione. La stradina sterrata conduce in Val Laone e al bivio con il sentiero 347, e si alza lambendo un grande masso dove si apre il Coel de le Contesse.
Dopo un altro bivio, lasciata a sinistra una panchina con tabella illustrativa, ci si alza con maggiore pendenza nella parte alta della valle fino a raggiungere l'arca a quota 1.180.
Il tempo di salita a piedi indicato dalla Sat è di ore 1.30. Dalla chiesa di Stenico, seguendo la strada del Lisan in direzione Ragoli, in vista del centro visitatori del Parco (la casa era un tempo il Casino distrettuale di Bersaglio al principe ereditario Rodolfo) si raggiungono in breve tempo le Cascate del Rio Bianco, che scaturiscono da sorgenti carsiche.
Le acque che scorrono in profondità negli strati rocciosi del Brenta riaffiorano dando vita a cascate intermittenti, che dalla primavera fino all'autunno offrono uno spettacolo spumeggiante.
Aldo Gorfer, nella sua guida "Le valli del Trentino" ricordava come Michelangelo Mariani - storico seicentesco «abbia scritto nel 1673 che il torrente "nasce circa l'Equinottio di Primavera, manca in quel d'autunno precipitando, e finendo quasi lo stesso giorno"»
Una visita al Castello di Stenico può naturalmente completare la giornata dedicata all'escursione all'Arca di Fraporte.
Il complesso fortificato, che sorge sul dosso panoramico dal quale si dominano le Giudicarie esteriori, è stato per secoli il simbolo del potere politico e giudiziario, sia all'epoca del Principato Vescovile, sia dopo l'incorporazione del Trentino nell'Impero Asburgico.
All'interno delle alte mura di pietra la visita permette di vedere palazzi realizzati in epoche diverse e ambienti come la temuta Sala del Giudizio, la Sala del Consiglio con i suoi affreschi e, nel palazzo Hinderbach voluto nel Quattrocento dal principe vescovo di Trento, la Stanza del Vescovo e la Sala dei Putti. Notevole è il ciclo affrescato nella Cappella di San Martino, di epoca carolingia.