ITINERARI

Alla chiesa di San Giacomo a Castelaz, nelle terre del Gewürztraminer

Una passeggiata altoatesina fra le tessiture di vigne, meleti e bosco ceduo, con antichi muri a secco che sostengono i terrazzamenti: poi l'arrivo al suggestivo luogo di culto, ricco di pregevoli affreschi che offrono al visitatore un viaggio fantastico nella singolarità dei temi rappresentati, in sintonia con i famosi bestiari medioevali delle grandi cattedrali

La chiesa di San Lugano: sul cammino dei viandanti


FIORENZO DEGASPERI


Questa passeggiata attraversa le pregevoli terre del Gewürztraminer, il vino bianco aromatico celebre già nel medioevo, tra le tessiture fatte di vigne, meleti e bosco ceduo, accompagnati da antichi muri a secco che sostengono i terrazzamenti e la geometria dei filari che assecondano l'andamento del pendio.

Un tempo tutto il graticolato delle volte ombrose era esclusivamente di legno, per lo più di castagno. In uno di questi muretti, sito nella frazione Rungg/Ronchi di Termeno – sul nostro percorso –, è inserita una pietra incisa assai famosa in passato.

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Tanti anni fa un contadino del posto diede incarico al suo servo agricolo di spruzzare lo zolfo sulle viti ammalate, però queste non guarirono.

Qualche mese dopo, arando la terra tra i filari, si accorse che questa era gialla e odorava di zolfo. All'inizio pensò di aver scoperchiato la porta dell'inferno per via di quell'odore infame, poi si rese conto che Seppl, il servo, invece che irrorare le viti, per non far fatica aveva seppellito tutto sottoterra.

Si alzò così verso il cielo una sequela infinita di bestemmie.

Che i contadini fossero dei grandi bestemmiatori ben lo sapevano i preti di campagna.

Per questo a Ronchi, vicino al maso Obrist, il parroco infisse una pietra, detta la pietra del sacramento, datata 1873 e ancor oggi presente, riportante il simbolo IHS: aveva la funzione di invitare i viandanti e i contadini a pregare e a non bestemmiare.

Ma di questi segni il territorio che attraversiamo è estremamente ricco. Chiese, cappelle, palazzi antichi, castelli e pietre incise testimoniano la frequentazione millenaria e la stratificazione di storie, leggende e racconti ancor oggi vivi.

Il nostro obiettivo è la romanica e romantica chiesa di San Giacomo a Castelaz, nota per le sue pitture – ben oltre i confini del Sudtirolo – oltre che testimonianza dell'antica via di collegamento tra Trento e Bolzano per Santiago di Compostela, strada che si sovrappone alla romana Via Claudia Augusta Altinate.

Il colle su cui sorge la nostra chiesa – un tempo divideva lo spazio con un castello – è conosciuto già come castelliere preistorico ed è pregevole sotto l'aspetto paesaggistico, ad ornamento di Tramin/Termeno: scuri cipressi e pini ad ombrello conferiscono al colle un aspetto mediterraneo. In passato la chiesa conobbe un grande afflusso di pellegrini, probabilmente derivato da un antico culto pagano officiato per assicurarsi la fertilità.

La chiesa è ad un'unica navata con l'abside semicircolare e una piccola monofora che illumina l'interno. Nel 1440, visto l'afflusso di fedeli, fu costruita una seconda navata, interamente decorata con pregevoli affreschi: entrambe le navate furono collegate con un arco e riunite sotto lo stesso tetto a capanna.

Più che gli affreschi postgotici, sono proprio quelli romanici a catturare l'attenzione e a permetterci di intraprendere un vero e proprio viaggio fantastico nella singolarità dei temi rappresentati, in sintonia con i ben più famosi bestiari medioevali dipinti, disegnati e scolpiti nelle grandi cattedrali.

Cronologicamente questo bestiario è assai affine al ciclo affrescato che incontriamo nella cappella superiore, detta di San Romedio, nell'omonimo santuario della Val di Non.

Un collegamento ideale, visto anche che da qui transitano diversi sentieri che, scavalcando la dorsale montuosa, ci portano proprio in Val di Non e al Santuario.

Affreschi che un tempo erano ben comprensibili ai fedeli e rispetto ai quali a noi sfugge l'importanza della suggestione e del fascino di un tempo storico in cui i confini tra l'aldiquà e l'aldilà erano assai labili.

Grotteschi esseri favolosi, mezzi uomini e mezzi bestie, simboleggianti i bassi vizi, stanno in stridente contrasto con le estatiche figure degli apostoli, che in alto esprimono la superiorità delle virtù: corpi di uccelli e code di pesce, centauri con il corpo di cane, serpenti usati a mo' di bastoni, sirene, una testa al posto del ventre, una coda di cavallo che indossa curiosamente le calze, una figura umana con la testa di cane e pinne ai piedi che sta divorando un lungo serpente e un uomo nudo che naviga a cavallo di un pesce, morsicato da un serpente.

A lui si rivolge un mostro di aspetto umano il cui corpo inferiore è costituito da una gamba enorme.

E ancora antipòdi-pesce, uccelli a forma di rettili, giganti deformati. Quest'ultimi, di grande formato, rappresentano Adamo ed Eva, i quali a loro volta simboleggiano il peso dei peccati che devono portare visto che sono stati dipinti con le braccia alzate e colti mentre sorreggono con grande sforzo i quadri superiori.

Da ammirare anche, sulla parete nord, Davide e Golia. Golia, raffigurato come fosse un condottiero medioevale, è disteso ed occupa quasi tutta la parete.

Ma decine e decine di altre opere ci tengono incollati. Soprattutto, sulle pareti sud e ovest, vengono narrate le gesta di San Giacomo, del suo martirio e delle leggende che aleggiano su chi compiva il pellegrinaggio a Santiago di Compostela. San Giacomo è assai venerato in tutto il Sudtirolo, storicamente una regione di passaggio, e le numerose chiese a lui dedicate segnano le vie più importanti e la direzione dei passi alpini.

ITINERARIO

Accesso stradale

A Kurtatsch/Cortaccia (m 333), sulla "Weinstrasse/Via del Vino", ci si arriva dalla strada provinciale Trento-Bolzano deviando a sinistra a Salurn/Salorno oppure a Laag/Laghetti, nei pressi dell'antica chiesa ed ospizio di San Floriano (di cui consigliamo una visita).

Punto di partenza/arrivo

Kurtatsch/Cortaccia (m 333).

Percorso

Dalla piazza (parcheggio) si sale a destra seguendo il segnavia "TWK-Tramin" e, in piano, tra il bosco ceduo, si arriva a Termeno (m 390), transitando per la località "Lochweg", la Via della Gola. Ampio il panorama sulla Valle dell'Adige.

Rientro: si scende alla piazza di Tramin/Termeno e quindi a destra per la stradina asfaltata che ci conduce al punto di partenza passando dalla frazione di Rungg/Ronchi (segnavia n. 8).

Tempi

Ore 1 l'andata, altrettanto il ritorno.

Dislivello

200 m circa.

[testo dal secondo volume di Fiorenzo Degasperi "Passeggiare, Trentino-Alto Adige. 35 semplici itinerari per grandi e piccoli", edizioni Curcu&Genovese, 2016]













Ambiente&Percorsi

CONVEGNO

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