itinerari

Da Trento alla Valsugana sulle tracce dell'antica via Claudia Augusta

Alle pendici del Calisio, con esplorazioni tra cave, miniere e biotopi e infine sulla nuova ciclopista che dalla Mochena ora consente di arrivare facilmente fino al lago di Caldonazzo
1 - NATURA A zigzag tra Vallagarina e altopiano della Lessinia
2 - IL CIPPO In una villa troviamo una rara pietra miliare militare

3 - ALTO ADIGE Nella storia verso Caldaro, Merano e Rablà
4 - TRENTO Verso la Valsugana sulle tracce della Claudia Augusta
5 - PASUBIO Emozioni in bici tra Vallagarina a passo Sommo

 


ZENONE SOVILLA


Nei dintorni di Trento, città che fu crocevia della Claudia Augusta, esiste un itinerario di trekking urbano ispirato alla storia dell'antica strada romana ultimata nel 47 d. C. Si tratta di un percorso, proposto da Comune e Apt, che si snoda in collina, ai piedi del Calisio toccando nella salità dalla città il santuario della Madonna delle Laste, villa Sant'Ignazio e il Parco delle coste.

Il giro lambisce poi il riparo Gaban, sito archeologico preistorico raggiungibile sul sentiero del Mesotrekking: qui sono stati rinvenuti oggetti artistici ora custoditi al Museo di scienze.

Dopo una possibile variante, il percorso prosegue raggiungendo il centro di Martignano e quindi la sommità del colle in cui sorgeva il forte austro-ungarico - oggi in una proprietà privata - edificato tra il 1860 e il 1870, tassello del sistema difensivo cittadino. Ospitava una novantina di militari e alcuni cannoni orientati in diverse direzioni: Gardolo, Bus de Vela, Zell di Cognola.

Ci troviamo in cima al dosso dal quale scende via Castel dei Merli, che sostanzialmente chiude l'itinerario in direzione del centro città.

Trento era il crocevia della Claudia Augusta, perché qui si univano i due rami della strada romana: l'Altinate, che saliva verso nord da Altino (Venezia) attraverso Feltre e la Valsugana, e il Veronensis, che partiva a Ostiglia (sul Po) e poi seguiva il corso dell'Adige.

  • Da Trento verso la collina dell'Argentario e poi lungo un reticolo di sentieri, ma anche seguendo la suggestione della antica via romana Claudia Augusta, con la possibilità di scendere poi in Valsugana, di scoprire i biotopi caratteristici si quel versante del Calisio, come il Dos de le Grave con i suoi "bonsai" naturali. Ecco una carrellata di scorci, dalla collina di Trento a quella di Civezzano. [foto: Zenone Sovilla]

A piedi o in bici fra la collina di Trento e la Valsugana - FOTOGALLERY

Da Trento verso la collina dell'Argentario e poi lungo un reticolo di sentieri, ma anche seguendo la suggestione della antica via romana Claudia Augusta, con la possibilità di scendere poi in Valsugana, di scoprire i biotopi caratteristici si quel versante del Calisio, come il Dos de le Grave con i suoi "bonsai" naturali. Ecco una carrellata di scorci, dalla collina di Trento a quella di Civezzano. [foto: Zenone Sovilla]

A nord di Trento questa arteria di 500 chilometri fra il Mediterraneo e l'area germanica passava per le attuali Bolzano e Merano, quindi valicava le Alpi imboccando il passo Resia per proseguire nella valle dell'Inn fino a Landeck, Imst, arrivare in Baviera presso Füssen lasciandosi i monti alle spalle e lambendo a ovest il Forggensee. La via continuava verso nord, in un paesaggio collinare, attraverso Augsburg (città fondata dall'imperatore Augusto), per congiungersi infine con il Danubio presso il borgo storico di Donauwörth.

Anche nell'area tedesca una segnaletica indica ai turisti a piedi o in bici il tracciato della via (che negli ultimi decenni «rivive» grazie a un progetto europeo), evocata in diversi punti da fedeli imitazioni delle pietre miliari romane.

Gli unici cippi stradali originali, invece, furono trovati in Italia: nel Cinquecento a Rablà di Parcines (Bolzano), e nel Settecento a Cesiomaggiore (Belluno).

L'esistenza di due soli riscontri empirici inoppugnabili lascia un alone di incertezza sul percorso della Claudia Augusta, con tanto di diatribe storiografiche fra studiosi.

Una delle teorie indica un tracciato alternativo del ramo Altinate o, quantomeno, una sua possibile variante: da Feltre, anziché scendere in Valsugana, la via avrebbe puntato verso nordest passando per Belluno, poi verso nordovest per il Cadore, la Pusteria e il Brennero.

Comunque sia, vi è qualcosa di affascinante nella coesistenza di diverse ipotesi sul percorso fra le pianure e le Alpi seguito dai trasporti commerciali e militari in epoca romana e nei secoli successivi.

Questo alone di mistero ci permette di spaziare con la fantasia, immaginando una lunga storia fatta anche di un reticolo di possibili scorciatoie, vie alternative, nascondigli. In proposito, per tornare alla nostra collina di Martignano, accanto al menzionato itinerario di trekking urbano, non vanno dimenticati i sentieri sul monte Calisio e i percorsi tematici proposti e indicati con apposita segnaletica stradale dall'ecomuseo dell'Argentario.

Si va dalla cava di Pila a Villamontagna, al forte di Civezzano, alle miniere di origine medievale, a biotopi di elevato valore naturalistico (come Le Grave, possibile trekking panoramico nei pressi del lago di Santa Colomba).

Fra le pagine di storia quasi ignote di questo fazzoletto collinare c'è una vicenda del secondo dopoguerra, ricostruita recentemente dallo storico austriaco Gerald Steinacher, che l'ha riportata sulla rivista «Südtiroler Landesarchiv».

La scoperta è avvenuta nel quadro delle ricerche svolte dallo studioso (oggi professore all'Università del Nebraska) sul ruolo preminente avuto dall'Alto Adige nella protezione di criminali di guerra nazisti e fascisti. Nella seconda metà del 1945 ripararono in Sudtirolo, zona per molti versi poco controllata dagli Alleati, quasi un porto franco in un tessuto sociale «affidabile», fra le migliaia di fuggiaschi anche 500 francesi esponenti della repubblica filonazista di Vichy.

Alcuni vi rimasero, altri si aggregarono ai fuggitivi verso il Sudamerica, seguendo il flusso che Steinacher ricostruisce nel suo volume «La via segreta dei nazisti.

Come l'Italia e il Vaticano salvarono i criminali di guerra». Lo storico austriaco ha appurato che l'organizzazione «di salvataggio» aveva ramificazioni anche in Trentino: per esempio Francis Bout-de-l'An, viceministro di polizia, trovò riparo a Cognola nella tenuta di una famiglia ricca, a villa Fontanasanta, dove peraltro negli anni precedenti si erano potute rifugiare perseguitati dai nazisti.

Gli ospiti francesi lasciarono il podere trentino solo negli anni Cinquanta, quando ebbero la certezza che Parigi, alla stregua di Roma, dava un colpo di spugna amnistiando la gran parte dei collaborazionisti nazisti e fascisti.

Prima di avventurarci infine verso la Valsugana, segnaliamo agli amanti della bicicletta un itinerario di circa 35 chilometri, su strade asfaltate e poco trafficate, che circumnaviga il Calisio attraversando aree di rimarchevole valore paesaggistico.

Dapprima raggiungeremo in salita Montevaccino sulla provinciale, qui (un centinaio di metri dopo la chiesa) gireremo a sinistra in direzione val Calda/colonia Pralungo e poi scenderemo verso Cortesano, Vigo Meano e quindi sulla stradina (non segnalata, chiedere indicazioni sul posto) che si congiunge alla provinciale a nord di Gazzadina, sulla quale proseguiremo fino al centro di Albiano.

Una volta in paese il nostro riferimento sarà via al Lago, stradina che sale al parco giochi nel bosco, per poi procedere verso il lago di Santa Colomba (foto in alto). Da qui scenderemo sull'altro versante, giunti a Sant'Agnese gireremo a destra verso Bosco e quindi a Civezzano, per accingerci a chiudere il cerchio sulla strada dei Forti e poi attraverso Tavernaro e Zell di Cognola.

Quest'ultimo tratto è tuttora il collegamento principale per andare in bici fra Trento e la Valsugana, dato il rinvio dell'apertura della progettata pista ciclabile nel tratto dei Crozi (si arriva da un lato a Ponte Alto e dall'altro a Slacche con il nuovo tracciato inaugurtato da poco e raggiungibile da nord tramite il sottopasso alla Mochena).

Da qui si potrà agevolmente raggiungere ora Pergine e poi proseguire lungo il tracciato ciclabile che attraverso la località Fornaci e oltre arriva a Canale e quindi a San Cristoforo e Valcanover, sul lago di Caldonazzo.

Un'opzione alternativa per il trekking a piedi da Slacche è seguire il segnavia Sat 424 sulla passerella che conduce dall'altra parte del Fersina, superare la ferrovia e continuare l'escursione verso Roncogno oppure il monte Celva o ancora il Cimirlo per poi scendere a Povo sull'altro versante. [1/continua]

FOTOGALLERY A piedi o in bici fra la collina di Trento e la Valsugana

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