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Come valutano la qualita della vita gli abitanti delle Alpi? Le risposte in uno studio

Ecco la Relazione della Convenzione Alpina, basata su un’indagine effettuata in tutto l'arco montuoso. Valutate cinque categorie: ambiente, infrastrutture e servizi, lavoro e sicurezza finanziaria, relazioni sociali e governance (quest'ultima ottiene le valutazioni peggiori)


FABRIZIO TORCHIO


Com’è la qualità della vita di chi abita nelle Alpi? Per rispondere ci può aiutare la 10ª Relazione sullo stato delle Alpi realizzata dalla Convenzione alpina, il trattato internazionale che contiene i principi per lo sviluppo sostenibile della regione montuosa: un «contributo concreto all’attuazione di una delle tre priorità del Programma di lavoro 2023-2030 della Conferenza».

La valutazione è basata su dati e su un’indagine effettuata da maggio ad agosto 2023 in tutta l’area alpina. Concerne 5 categorie: ambiente, infrastrutture e servizi, lavoro e sicurezza finanziaria, relazioni sociali e governance.

Le circa 3000 risposte valide sono state raccolte con campionamento a valanga o panel online.

I maggiori benefici del vivere nelle Alpi sono stati individuati nell’ambiente naturale, nella qualità dell’acqua e dell’aria, le condizioni dell'ambiente, il paesaggio, le montagne, i laghi e la vegetazione, la varietà e l’accessibilità delle opportunità ricreative e per il tempo libero.

La popolazione urbana ha indicato soprattutto montagne, paesaggio e acqua pulita, quella residente nelle zone intermedie privilegia acqua pulita, ambiente e clima moderato.

Fra i punti di debolezza rientrano trasporti pubblici carenti, scarsa prossimità ai servizi essenziali e la dipendenza dalle auto nelle aree isolate.

«Un’altra sfida significativa - si legge nella Relazione - consiste nell’iperturismo che, nella percezione delle persone, è la causa del costo della vita e dei prezzi elevati delle abitazioni (…). Il sondaggio mostra che i fattori principali di influenza della qualità della vita sono la salute personale, il cambiamento climatico (che incide anche sulla salute personale) e la vita familiare».

Il 40% degli intervistati ha giudicato la situazione macroeconomica come un significativo fattore di influenza sulla qualità della vita.

Tra i cinque temi proposti spicca l’ambiente (il 59% ne è estremamente soddisfatto o soddisfatto), seguito dalle relazioni sociali (57%) e dal lavoro e sicurezza finanziaria (48%).

La governance è l’elemento valutato in maniera peggiore: «il 42% degli/delle intervistati ha espresso insoddisfazione mentre il campione si è mostrato indeciso rispetto a infrastrutture e servizi». La popolazione è abbastanza felice (punteggio 7).

La maggioranza ha assegnato 5 punti o più alla propria felicità, che tende ad essere più alta nei villaggi, nei borghi isolati e nelle città (7) e più bassa nelle grandi città e nei sobborghi (6).

L'accessibilità ai servizi è correlata ai mezzi di trasporto; il 54% dipende dall’auto; nelle aree urbane usa l’auto il 34%, nelle aree intermedie lo fa il 41%, mentre il 70% la usa nelle aree rurali. Sulla disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili (oltre due terzi degli intervistati e dei partecipanti al sondaggio ha commentato) solo un decimo dei commenti è risultato positivo.

I residenti segnalano i seguenti problemi: prezzi alti o in crescita (per il 50%), offerte limitate o insufficienti (per un quinto) e carenza di incentivi per anziani, giovani, locali e stranieri (un terzo).

Altri problemi segnalati riguardano seconde case e affitti turistici, scarsa qualità delle abitazioni e patrimonio immobiliare vecchio, situazione abitativa sfavorevole per i giovani, politiche per la casa insufficienti, edifici vuoti.

«In media, le persone residenti nelle Alpi hanno attribuito un punteggio di 3 (né insoddisfatto né soddisfatto) o 4 (soddisfatto) alla loro generale soddisfazione per il lavoro e la sicurezza finanziaria».

Solo due quinti dei residenti vive comodamente con il proprio reddito attuale, il resto deve pianificare più attentamente le spese, senza significative differenze tra le regioni.

«L’indice di invecchiamento è più alto nelle aree urbane (175) e più basso nelle aree rurali (159), ma in tutti i casi è più alto della media UE. La quota di giovani a rischio è più bassa nelle aree rurali (8%) e più alta nelle aree urbane (11%), il che significa che un decimo della popolazione giovane ha un futuro incerto. Particolarmente problematiche sono le regioni italiane all’interno del perimetro della Convenzione delle Alpi».

Per quanto riguarda le interazioni sociali, quasi la metà della popolazione ne ha almeno una volta alla settimana o più spesso; un quarto degli intervistati ne ha pochissime.

La governance è l’elemento con le peggiori valutazioni: «Si tratta di un aspetto della qualità della vita - si legge nella Relazione - che dipende fortemente dal contesto nazionale e dal quadro in cui è inserito.

Sebbene l’area abbia una lunga tradizione di reti di cooperazione e di istituzioni comuni, come la Convenzione delle Alpi, EUSALP e il Programma Interreg Spazio Alpino, la popolazione locale non è soddisfatta delle politiche e in alcune aree la partecipazione ai processi decisionali è bassa».

La Relazione è scaricabile sul sito web www.cipra.org













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