generazioni

Vigolo Vattaro, Luigi Bianchini: dall'allevamento all'impegno nei campi

A 73 anni prosegue l'attività intrapresa in gioventù con il fratello Andrea, sulle orme del padre: «Negli ultimi 40 anni, l'impianto di irrigazione è stato la salvezza dell’agricoltura sull'altopiano. Dopo l’esplosione della frutticoltura nei decenni scorsi, ora un interessante ritorno delle patate...»

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CARLO BRIDI
VIGOLO VATTARO


La storia di questa settimana viene dall’altopiano della Vigolana, e precisamente da Vigolo Vattaro, ed è quella di un ex allevatore ora viticoltore di 73 anni.

Parliamo di Luigi Bianchini, che per decenni è stato leader indiscusso del mondo agricolo di Vigolo Vattaro. Con il diploma in tasca di insegnante, non ha mai fatto il maestro, è stato assunto subito all’allora Unione contadini, attuale Coldiretti, dove ha svolto per circa un biennio l’attività di segretario provinciale dei Clubs 3P e del movimento giovanile.

Ma la sua passione non era quella di fare il dipendente ma di inserirsi nell’azienda agricola allora gestita dal papà Aurelio. Dopo poco tempo si aggiunse a lui anche il fratello Andrea, e fecero coppia fissa, coppia che dura tutt’ora.

Assieme hanno costruito una moderna stalla, attingendo ai mutui che in quel periodo erano molto cari: su parte del finanziamento pagava fino al 20% di interessi, con tassi di ammodernamento pesantissimi, che erodevano il modesto reddito che dava il latte, ricorda Bianchini.

Abbandonata la stalla, Luigi e Andrea, hanno sviluppato un’azienda vitivinicola di tutto rispetto con quattro ettari di vigneto collocati in parte in località Brusaferr, sopra le Novaline, e la maggior parte vicino al paese di Vigolo.

Tutte le viti sono di varietà Chardonnay e l’uva prodotta viene tutta usata per il base spumante.

Cinque-sei ettari di terra presi in affitto, vengono coltivati a mais di Storo, una coltura precisa Luigi, che rende molto poco ad ettaro. Questo, specifica Bianchini, perché il prezzo pagato per la granella da Agri90 è molto inferiore a quello riconosciuto ai soci sul territorio della cooperativa storese. «Ma noi - precisa Bianchini - non possiamo essere accolti come soci». 

Luigi è entrato in azienda oltre 55 anni fa, nel 1970 e poco dopo è entrato anche il fratello.

«Abbiamo organizzato - racconta - l’azienda zootecnica, che com’è noto impone un impegno costante per 365 giorni all’anno con dei turni. Questo ci ha permesso di fare anche qualche giorno di ferie.

Diversa la situazione oggi, un mio nipote di 23 anni, Enea, figlio di mia figlia, dopo essersi diplomato a San Michele, ha fatto la pratica come casaro per tre stagioni: una in Svizzera, e due in Valsugana.

Ora sta completando l’iter per inserirsi in azienda riaprendo per prima cosa la stalla e poi costruendo un caseificio aziendale per la trasformazione del proprio latte e la vendita diretta ai consumatori di burro e formaggi.

Io l'ho sconsigliato, perché aprire una stalla da soli significa rendersi molto dura la vita 365 giorni l’anno, rinunciare ai propri hobby, come le marce in montagna. Diverso era il caso nostro, perché a gestire l'attività eravamo in due». 

Luigi, nei pochi periodi di ferie che si è ritagliato, è riuscito a fare con la moglie il cammino di Santiago. Ma l’impegno è sempre stato forte anche nel campo sociale, a 27 anni è diventato il primo presidente del Consorzio di miglioramento fondiario, un organismo strategico per il rilancio dell’agricoltura della piana di Vigolo.

Infatti è stato il Consorzio a portare l’irrigazione alle campagne di Vigolo Vattaro, Vattaro e Bosentino. Fu un lavoro molto duro in quanto specialmente fra i part-time, c’era una forte corrente che non voleva l’irrigazione, assemblee infuocate per raggiungere la maggioranza.

«L’acqua - ricorda Luigi - è arrivata grazie a una batteria di pozzi realizzati nel fondovalle. Da notarsi che tutti i geologi avevano escluso la possibilità di trovare delle falde acquifere in fondovalle. Fu grazie alla preziosa opera di ricerca delle falde effettuata dal grande rabdomante dell’Alto Adige, Richiard Horwalter, che vennero trovate in abbondanza, per pompare l’acqua in superficie da una profondità dai 40 ai 55 metri.

Horwarter, oltre alla portata delle falde, individuava nelle notti di plenilunio anche la profondità della falda freatica.

Se non avessimo fatto l’impianto irriguo a Vigolo, non si sarebbe fermato nessun giovane a fare il contadino, ora grazie all’impianto irriguo abbiamo un’agricoltura fiorente.

Negli ultimi 40 anni, l’irrigazione è stata la salvezza dell’agricoltura dell’Altipiano, la soluzione per le trasformazioni colturali. Per decenni c’è stata l’esplosione della frutticoltura, e dei piccoli frutti, poi le patate, in passato la coltura prevalente, che visto l'andamento dei prezzi sono tornate, al punto che molti frutteti sono stati sradicati e sostituiti dalle patate.

Ma sulle patate c’è un aspetto che va precisato: a differenza di 50 anni or sono, quando il commercio era in mano a pochi mediatori senza scrupoli, ora i produttori si sono organizzati e le immettono direttamente sul mercato grazie alle catene della grande distribuzione. Certo, c'è qualche con produzione europea eccessiva e prezzi piuttosto bassi, ma di norma un chilo di patate vale di più di un chilog di mele», conclude Bianchini, che nonostante l’età non pensa affatto di chiudere l’attività agricola.













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