Val di Non, Nicolò Fedrizzi: tra le mele a 21 anni sulle orme del nonno
A Portolo, piccola frazione di Ville d’Anaunia, proveniente da una delle più antiche famiglie contadine del paese. Incoraggiato dal nonno Luciano e dal papà Luca ha già avviato una propria azienda: «Fra i progetti la diversificazione per trasformare parte del meleto in ciliegeto»
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La storia del giovane di questa settimana, viene dal cuore della frutticoltura della valle di Non, e precisamente da Portolo, un paese di poco più di 100 abitanti, frazione del comune di Ville d’Anaunia, vicina a Nanno e Tuenno.
È la storia quella di un giovane di appena 21 anni, che pur proveniendo da una delle più antiche famiglie contadine del paese, quando si è iscritto alle scuole superiori non aveva affatto la prospettiva di fare il frutticoltore, tant’è che ha frequentato a Cles il corso quinquennale di specializzazione in elettronica.
Parliamo di Nicolò Fedrizzi, nipote di uno dei più importanti leader della frutticoltura e delle organizzazioni create a supporto del settore Luciano Fedrizzi.
«Fu particolarmente grazie a lui: ancora quando ero studente ha fatto di tutto per convincermi a fare la professione del frutticoltore», racconta Nicolò Fedrizzi.
«Un ruolo in questa azione di convincimento - prosegue - l'ha avuto anche mio papà Luca ma è stato particolarmente il nonno Luciano, con il suo esempio e il suo entusiasmo che mi ha convinto di fare l’imprenditore agricolo. Nonno, è un uomo eccezionale, a 91 anni va ancora tutti i giorni in campagna anche durante l’inverno.
Una volta ultimate le scuole superiori, mi iscrissi al corso biennale delle 600 ore per il conseguimento del brevetto professionale agricolo, corso diretto con molta passione e professionalità dal professor Paolo Dallavalle.
Un corso molto più impegnativo ed interessante di quello che mi aspettavo, mi sta dando tutti gli elementi di base per svolgere con competenza la professione di imprenditore agricolo».
Nicolò ha già presentato la domanda per il conseguimento del premio d’insediamento in azienda e sa già che la sua domanda è stata accolta. Per ora non ha ancora deciso come lo utilizzerà, se per comperare un moderno e funzionale carro raccolta o per altri investimenti. «Ho tempo fino alla prossima estate per decidere», ricorda.
A fianco all’azienda del papà, dove lavora anche il nonno (nella foto con il nipote), Nicolò ha voluto realizzare una sua impresa su 3,5 ettari di frutteto preso in affitto. Appena terminate le scuole il giovane si è insediato nella propria azienda come titolare. In famiglia ci sono altri due figli, tutti e due studenti, che al momento non paiono interessati a lavorare in azienda.
L’unica coltura presente in azienda è la mela. Ma in prospettiva Nicolò punta anche a trasformare parte del meleto in ciliegeto, con una nuova varietà di ciliegie che sta soppiantando la Kordia e la Regina.
Questo, perché Nicolò ritiene giustamente che è opportuna una diversificazione, pur in presenza di una zona molto vocata per la produzione delle mele.
Prova ne sia che nel 2025 la produzione media ad ettaro nella sua azienda è stata superiore ai 700 quintali di mele, che lo scorso anno erano di ottima qualità, ottima la pezzatura e il colore.
Le mele sono state conferite al magazzino della Cocea del gruppo Melinda e dalle prime indicazioni sulla commercializzazione da parte di Melinda pare le prospettive siano molto buone.
«Certo - precisa il giovane - il 2025 è stato un anno eccezionale: niente grandinate e gelate tardive, ottimo il periodo pre raccolta che ha fatto maturare molto bene le mele».
Fra i progetti Nicolò ci sono l’ampliamento dell’azienda e la diversificazione della produzione con le ciliegie. A 21 anni i sogni nel cassetto, ci confida, sono molti ma non confessabili.
Chiediamo a questo punto se dopo due anni dall’entrata in azienda si è pentito della scelta, la risposta è netta: «Assolutamente no esclama. Sono sempre più convinto della decisione presa, con tanta felicità di mio nonno Luciano».
E quali sono i rapporti con l’ambiente? «Di pieno rispetto - risponde - nei limiti del possibile, per questo applico con molto scrupolo i protocolli della frutticoltura integrata. Non sono convinto che da noi la strada sia quella della coltivazione biologica, ma di un’applicazione puntuale dei protocolli della frutticoltura integrata.
Per il biologico si dovrebbe fare come mio papà e un gruppo di amici che dopo aver bonificato assieme 6 ettari di terra hanno scelto di coltivarli tutti con questo metodo, creando un distretto».
Nicolò Fedrizzi ci racconta che anche la maggior parte dei suoi colleghi di scuola ha scelto di fare il frutticoltore, tutti figli di contadini. «Io - conclude - al momento sono l’unico giovane imprenditore agricolo del mio paese, ma c’è un altro giovane che a breve si dovrebbe iscrivere al corso che sto concludendo».