Mirco Schir, a 29 anni tiene viva la tradizione dell'allevamento in montagna
A Costa di Folgaria, il giovane è impegnato nell’azienda di famiglia, Maso Engher, assieme ai genitori, Armando e Mirella: «Desidero continuare a custodire il territorio, modernizzare l’impresa, migliorare il benessere animale e portare più consapevolezza tra la popolazione e i turisti sull’importanza del nostro lavoro»
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La storia di questa settimana, viene da Costa di Folgaria, grazie alla segretaria dei Giovani allevatori trentini, Chiara Zomer che ce lo ha segnalato. Abbiamo voluto dedicare un racconto a un giovane allevatore, per rilanciare il ruolo dei giovani allevatori in Trentino, che secondo il presidente della Federazione allevatori trentini, Giacomo Broch, son ormai il nerbo centrale di questa realtà.
Infatti sono cresciuti di numero mentre il totale delle aziende zootecniche si è ridotto. In 10 anni le aziende con la presenza di allevatori sotto i 41 anni hanno raggiunto la cifra di 700.
Il giovane del quale raccontiamo la storia, Mirco Schir di 29 anni, è l’unico allevatore rimasto nella frazione Costa di Folgaria e in tutto il comune I giovani allevatori sono poco più di cinque.
La nostra, afferma «è una responsabilità grande, ma anche un motivo d’orgoglio: continuo una tradizione che la mia famiglia porta avanti da generazioni, mantenendo viva una parte di territorio che senza di noi rischierebbe l’abbandono».
Lei che formazione ha?
«Dopo le scuole medie ho frequentato l’Enaip di Villazzano, diplomandomi nel 2013 come tecnico riparatore dei veicoli a motore, perché ho sempre avuto una passione per i trattori e la meccanica. Una professione, che nella mia attività mi è servita molto.
L’anno successivo, però, ho capito che la mia strada era l’agricoltura e ho intrapreso il corso delle 600 ore alla Fem, ottenendo il brevetto professionale agricolo. Da lì in avanti ho scelto con convinzione di dedicarmi all’azienda di famiglia, Maso Engher, che gestisco assieme ai miei genitori, Armando e Mirella».
L'azienda come si caratterizza?
«La nostra azienda dispone di circa 40 ettari di prati da sfalcio, tra i 1200 e i 1600 metri di quota, sui quali effettuo due tagli l’anno. Per vent’anni abbiamo gestito la malga Vallorsara, mentre quest’anno abbiamo deciso di investire nella nostra malga privata: malga Làngez, nome cimbro che significa “primavera”.
È un progetto importante, nato anche per poter riqualificare il nostro rifugio di famiglia, il rifugio Camini, a passo Coe, dove è nato mio papà.
L’alpeggio, però, non è più quello di una volta. La presenza dei grandi carnivori, in particolare del lupo, ha cambiato radicalmente il nostro modo di lavorare. Di giorno bisogna controllare continuamente i movimenti del bestiame, mentre di notte siamo costretti a ricoverare in stalla le vitelle più giovani.
Anche la gestione e ricerca del personale sta diventando sempre più complessa: non tutti sono disposti a lavorare tutti i giorni per quattro mesi all’anno».
Quanti animali avete?
«L'allevamento conta circa 40 capi, metà vacche da latte e metà animali da rimonta, principalmente pezzata rossa e bruna».
Negli ultimi anni, Mirco ha iniziato a incrociare le Brown Swiss con la Bruna Originale per ottenere animali più rustici e adatti alla monticazione. La produzione media è di 70 quintali/capo/anno, con buoni titoli: 4,10% di grasso e 3,6% di proteina.
Grazie al premio d’insediamento, Mirco ha potuto acquistare una nuova vasca refrigerante del latte da 10 quintali, alcune attrezzature per il caseificio aziendale e realizzare la nuova tettoia per le manze, migliorando il benessere degli animali.
Lui è entrato ufficialmente in azienda nel 2015, costituendo una società con i genitori, anche se di fatto faccio questo lavoro da sempre, afferma il giovane.
Il futuro che immagina Schir, è semplice ma impegnativo: «Continuare a custodire il territorio, modernizzare gradualmente l’azienda, migliorare il benessere animale e portare più consapevolezza tra la popolazione e i turisti sull’importanza del nostro lavoro. Parallelamente sogna anche di formarsi una famiglia e un domani sereno».
Si è mai pentito della scelta?
«No, amo ciò che faccio, anche se ogni giorno devo affrontare burocrazia, problemi con i predatori e continue difficoltà legate al nostro lavoro.
Il mio rapporto con l’ambiente è sempre stato centrale. L’anno scorso ho acquistato un rivoltatore per il letame per garantire una corretta maturazione dell’effluente prima della distribuzione sui prati».
Mai pensato al biologico?
«In passato avevamo la certificazione biologica, ma col tempo abbiamo capito che i costi superavano i benefici.
Il nostro latte è sempre stato trasformato nel nostro caseificio aziendale, da alcuni mesi visto l'aumento esponenziale della burocrazia, parte del nostro latte viene conferito alla Casearia Monti Trentini per la produzione di formaggi Dop».
Riesce a ritagliarsi del tempo libero?
«Quando posso, torno a fare sci di fondo a passo Coe, uno sport che ho iniziato da bambino grazie a mia mamma Mirella, ex maestra di sci».
E gli amici che dicono della scelta?
«I miei amici mi hanno sempre sostenuto: molti di loro mi aiutano durante la fienagione e la gestione della malga. Nel comune ci sono anche alcuni giovani che vorrebbero intraprendere il nostro mestiere, segno che c’è ancora speranza per l’agricoltura di montagna», rosponde Mirco Schir, che sentimentalmente è legato con Romina. «Lei - conclude - lavora come tecnico nel settore zootecnico alla Fem. Romina condivide le mie passioni e comprende perfettamente le sfide di questo lavoro, e questo per me significa molto».