GENERAZIONI

Luigi Pinamonti, 85 anni e una passione infinita per il mondo delle mele

In val di Non, dopo i decenni trascorsi tra il lavoro nel settore assicurativo e i frutteti, la pensione apre una nuova fase: il ritorno al grande amore giovanile per la campagna, con l'impegno a tempo pieno nell'azienda che ha appezzamenti a Tassullo, Cles, Predaia e Sanzeno

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CARLO BRIDI
TASSULLO


La storia di questa settimana viene dal cuore della balle di Non, dalle famose quattro ville, e precisamente da Tassullo. È la storia di un imprenditore agricolo, Luigi Pinamonti di 85 anni, che ha avuto tre fasi nella vita. Da giovane lavorava nella famiglia di mezzadri del conte Spaur, un proprietario terriero delle Quattro Ville.

A 24 anni divenne presidente dell’associazione provinciale dei Clubs 3P che avevamo fondato pochi anni prima e che avevo presieduto fino a quando sono stato nominato segretario. 

Dopo sette anni lasciò l’incarico: il caso volle che avevo un amico della Vallagarina, Salvetti, responsabile di una grossa compagnia assicurativa in Trentino, che voleva aprire una filiale in valle di Non, a Cles: mi chiese il nome di una persona che potesse ricoprire l’incarico. Le presentai il giovane Pinamonti, le piacque per la sua grinta ed il suo entusiasmo e lo assunse.

Pinamonti realizzò in breve una fiorente agenzia. Ma non ha mai perso di vista la campagna e cominciò a comperare i primi appezzamenti passando così da mezzadro a coltivatore part-time.

Venuta l’ora del pensionamento, a 58 anni, con 40 anni di contributi alle spalle, inizia per Pinamonti la terza fase della sua vita. È infatti tornato al suo grande amore giovanile, quello del frutticoltore, rientrando a tempo pieno in azienda e continuando a comperare appezzamenti non solo a Tassullo, dove la terra costava 70-80 euro a metro quadrato ma anche a Cles, Predaia e Sanzeno dove costava un po’ meno.

Nel frattempo il figlio Andrea si è diplomato all’Istituto agrario di San Michele ed è entrato a tempo pieno in azienda. Ora a 50 anni e a sua volta ha un figlio, Marco che dopo la stessa scuola si è inserito in azienda a tempo pieno.

Ora l’azienda è fra quelle ben strutturate della valle di Non con impianti tutti rinnovati e tutti lavorabili meccanicamente compreso il raccolto.

«Mio figlio - afferma Luigi - ha voluto comperare non un carro raccolta tradizionale con i cassonetti per mettere le mele, ma un carro a nastro che costa circa il doppio, e che richiede la presenza di otto persone intorno, perché il nastro trasportatore continua a girare.

Certo, trattandosi di un carro che sembra una catena di montaggio, non concede momenti di pausa in nessun momento».

L’azienda è divisa in 12 appezzamenti ed è collocata su quattro comuni catastali. Una sua caratteristica è quella che ogni anno viene rinnovata in parte, al fine di avere sempre piante in piena produzione.

La resa media ad ettaro degli impianti in piena produzione va dai 700 agli 800 quintali. Gli impianti sono fitti e la durata media dei frutteti non supera i vent’anni a fronte dei 40 anni di appena pochi decenni orsono.

Le varietà coltivate sono: la Gala, la Renetta Canada, la Stark Delicious, la Golden, la Evelina, la UEB, la Fuji.

L’unico neo, ci dice Luigi, è «che i costi di produzione sono saliti molto di più delle rese delle mele: l’ultimo prezzo medio che ci è stato liquidato dalla nostra cooperativa, la Sarc, socia di Melinda, è di 0,48 euro al chilo».  

Luigi non ha mai abbandonato del tutto il suo impegno in campo sociale, è stato presidente del gruppo anziani e pensionati di Tassullo per 15 anni, dopo di che per il principio del ricambio, ho finalmente trovato un sostituto. Ma è stato anche consigliere del Consorzio frutta Sarc per nove anni. 

Dall’alto della sua lunga esperienza quali prospettive vede per il futuro dei giovani che si insediano ora in agricoltura?

«I giovani nella nostra zona hanno prospettive abbastanza buone, particolarmente se trovano già un’azienda dei genitori ai quali, così regalano anche un po’ più di tempo libero.   

E come valuta la polemica che ogni tanto esplode in valle di Non sul fatto che i frutticoltori sarebbero degli inquinatori dell’ambiente?

«È una diceria fuori luogo, causata - dice Luigi Pinamonti - anche dall’invidia e da un’informazione spesso faziosa e poco precisa, poiché la frutticoltura è seguita da tecnici controllori che effettuano frequenti sopraluoghi in azienda, con analisi delle piante dalle foglie ai frutticini, nel rispetto di un rigido disciplinare di produzione e dell’uso di antiparassitari ed anticrittogamici.

Noi come produttori partecipiamo costantemente a corsi di aggiornamento, anche per il rinnovo del patentino, sulla sicurezza in azienda e delle macchine operatrici, come previsto dalla legge».













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