generazioni

Angela Laner, pastora sul Lagorai: la vita al ritmo dei passi del gregge

A Kamauz, in valle dei Mocheni, la 31enne madre di tre figli lavora con il marito per seguire circa 1.300 pecore e qualche altro animale: una storia che ha radici nel passato, lei è cresciuta quassù, fra i pascoli, in una famiglia di pastori, tra alpeggi in montagna e transumanze verso la pianura veneta


CARLO BRIDI


La storia che raccontiamo oggi, grazie alla collaborazione di Elio Gabardi di Giovan-impresa di Coldiretti, ha dell’eccezionale, in quanto si tratta di narrare la storia di una giovane signora di 31 anni, che dopo il diploma all’ITI di esperto turistico, ha scelto una professione molto rara, quella di pastora transumante.

È la storia di Angela Laner, cresciuta in una famiglia di pastori, in valle dei Mocheni, dove il papà con uno dei fratelli, ha il suo gregge, l’altro fratello altrettanto, e così pure lei con il marito. In totale la famiglia Laner è una potenza, si stimano circa 5000 le pecore, più alcune decine di capre, ed alcune decine di equini.

Angela ha scelto così la strada più difficile: quella della montagna, della transumanza. È una giovane imprenditrice agricola che ha saputo trasformare una vita semplice e faticosa in un atto di resistenza culturale, ambientale ed economica.

La sua Azienda Agricola Laner Angela Giorgia nasce così, con naturalezza, senza slogan ma con una verità che affonda le radici nel passato.

Angela ed il marito Marco, pastore per passione e vocazione, e la cugina, che li aiuta nella gestione di un gregge imponente – circa 1300 capi tra pecore, capre e una decina di equidi.

Insieme, condividono il ritmo della natura, le levatacce al freddo, i parti assistiti con pazienza, le zoppie curate con attenzione, la ricerca quotidiana di nuovi pascoli.

Ma Angela, oltre a essere pastora, è madre di 3 figli di uno, otto e nove anni.

«Questi, mi hanno fatto cambiare vita - afferma - così durante tutto l’anno scolastico trascorre i primi 5 giorni della settimana a casa con i figli i più grandi che vanno a scuola a Frassilongo, mentre nei weekend, durante le vacanze scolastiche, nei ponti, d’estate, sono sempre con mio marito nella roulotte che è la nostra casa viaggiante, ma sono sempre con le valigie in mano».

Angela, è una donna capace di tenere insieme famiglia, impresa e un legame profondo con il gregge e la montagna.

Un equilibrio raro, che dimostra come tradizione e innovazione possano convivere, soprattutto quando l’innovazione non è solo digitale, ma sociale, culturale, profonda.

Il cuore pulsante dell’attività è la transumanza, praticata da novembre a maggio attraverso province del Veneto e poi, nei mesi estivi, l’alpeggio sulle cime del Lagorai, nel cuore del Trentino sulla malga di Rava di Bieno a 2000 metri sul Lagorai.

Un viaggio stagionale che segue il ciclo della natura e che, ogni anno, crea legami con le persone lungo il cammino: «Ritornare e trovare chi ti aspetta con un caffè o un semplice saluto è il segno che questo lavoro, per quanto duro, viene riconosciuto e rispettato».

Ma non è sempre così, vi sono dei Comuni che con ordinanze del sindaco ci impediscono di passare, oppure chi indicano dei corridoi entro il quali le mandrie devono passare per attraversare il suolo comunale. I Comuni che vietano totalmente il passaggio ci impongono di fare dei giri viziosi.

L’azienda è specializzata nell’allevamento di pecore Biellesi e Bergamasche, razze da carne.

Gli agnelloni vengono venduti ai commercianti a circa sei mesi di età quando hanno in peso medio di 20-25 kg. Il prezzo varia molto, ma mediamente per ogni agnellone riceviamo circa 150 euro, afferma Angela, e questo è il nostro reddito principale.

I principali consumatori dei nostri agnelloni, sono i mussulmani, particolarmente durante il periodo della loro Pasqua. 

I parti sono stagionali, e sono stati programmati in due periodi dell’anno nei quali nascono gli agnellini, settembre febbraio e marzo. Mediamente stimiamo che abbiamo un agnello per ogni pecora anche se vi sono parecchi parti gemellari.

Non ci sono trasformazioni né derivati, perché questa è un’azienda essenziale, dove ogni risorsa viene impiegata con il massimo rispetto. Angela racconta la sua attività come una vita intera, non solo un lavoro.

«Se il gregge sta bene, anche il pastore sta bene» – è questa la sua filosofia. Ed è proprio questa semplicità disarmante a rappresentare il volto più autentico e oggi più innovativo dell’agricoltura eroica, che tiene vivi territori marginali, previene l’abbandono delle montagne, contrasta l’erosione del suolo e preserva la biodiversità. Le capre, le pecore e i cavalli pascolano insieme, ognuno selezionando l’essenza di erba diversa, contribuendo a un equilibrio naturale che nessuna macchina potrà mai imitare.

Ma qual è il messaggio che si sente di dare? «Lasciare che a parlare siano i passi del gregge, i muggiti, i saluti degli anziani, i sorrisi dei bambini incuriositi».

La sua azienda è innovativa perché custodisce la memoria, pratica la sostenibilità reale e restituisce valore alla terra attraverso la presenza costante dell’uomo e degli animali. In un mondo che cerca la svolta verde e sostenibile, è questa la migliore risposta che la pastora può dare. “Non servono effetti speciali, bastano occhi che guardano davvero”, conclude Angela.













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