Lavagnone, allarme sulla tutela del sito archeologico: «Serve un monitoraggio permanente»
Le minoranze in Consiglio comunale chiedono una collaborazione stabile tra Comune, Soprintendenza e Università per garantire la conservazione del sito, Patrimonio Mondiale UNESCO dal 2011
L’area del Lavagnone con i suoi reperti archeologici che ancora si trovano nel sottosuolo e la progressiva trasformazione dell’area circostante, possono coesistere senza compromettere la conservazione del sito? Sono le minoranze in Consiglio a comunale a rilanciare l’allarme della responsabile degli scavi Marta Rapi.
Il rischio è quello della tenuta idrogeologica che andrebbe verificata con un intervento congiunto della Soprintendenza, del Comune di Desenzano e dell’Università per tenere sotto costante controllo la situazione individuando le soluzioni più opportune, tra queste ci sarebbe il ripristino del naturale deflusso delle acque e la pulizia dei canali già presenti nell’area.
A questo proposito i consiglieri Stefano Terzi, Maria Vittoria Papa, Bernardo Comini, Beatrice Gabusi e Andrea Angelo Palmerini hanno depositato un’interpellanza all’Assessorato alla Cultura per chiedere una verifica delle iniziative attuate dall’Amministrazione comunale e quelle che si intendono adottare per la tutela del sito che è Patrimonio Mondiale UNESCO dal 2011.
Stefano Terzi: "Davanti a un allarme lanciato da chi da anni studia e conosce direttamente il Lavagnone, non possiamo limitarci ad assistere, chiedendo un monitoraggio dello stato di conservazione e una collaborazione stabile tra Comune, Soprintendenza e Università per il sito, da cui sono emerse importanti testimonianze del passato come il celebre aratro "più antico del mondo", la piroga monossile rinvenuta nel 2018 e il più recente vaso ginecomorfo.
Nell’interpellanza il Partito Democratico chiede anche quali siano le risorse ed i programmi che l’Amministrazione comunale intenda mettere a disposizione e propone l’istituzione di un tavolo permanente con Soprintendenza e Università, in modo tale da garantire un monitoraggio continuativo e una programmazione condivisa. L’obiettivo è quello di intervenire senza aspettare che le criticità si trasformino in un problema irreversibile: se un problema viene segnalato oggi, è oggi che bisogna occuparsene".
Il problema non è però solo questo, ma c’è la questione aperta del futuro del Lavagnone con l’area che lo circonda per la quale è sempre più concreto il progetto per la realizzazione di un incubatoio ittico nell’area compresa tra Desenzano e Lonato, a circa 120 metri dal sito archeologico.