il libro

Sagron Mis, testimonianze resilienti di una comunità ridotta a 175 abitanti

Il volume a cura di Alberto Cosner e Angelo Longo propone una serie di preziose interviste dal paese del Primiero, al confine con Belluno, che oggi conta soltanto 175 abitanti. «Date le difficili condizioni di vita, dovute a caratteristiche morfologiche del territorio, la popolazione si è ridotta ad un terzo rispetto al picco ottocentesco»



Spesso viene evocato dai cittadini del capoluogo a indicare un punto remoto ai confini della provincia. Si tratta, certo, visto da Trento, di un paese lontano, incastonato fra le Pale di San Martino, le Vette Feltrine e le Dolomiti Agordine, ma soprattutto è un posto bellissimo, a un passo dal confine con la provincia di Belluno.

Parliamo di Sagron Mis è il comune più orientale del Trentino e il più piccolo della comunità di Primiero con solo 175 abitanti.

Da poco è stato pubblicato un bel volume dedicato a questo centro e alla sua gente, un paese che si trova appena sotto il passo Cereda, là cioè dove nasce il torrente che poco dopo entra nel Bellunese, percorre la selvaggia valle cui dà il nome, crea il pittoresco lago (del Mis, appunto) e infine si getta nel Cordevole. Dopo aver passato, fra l'altro, un altro piccolo paese, stavolta bellunese, che a sua volta si chiama Mis (comune di Sospirolo).

Il volume si intitola "Sagron Mis. Testimonianze da una terra di confine" ed è una raccolta di interviste a cura di Alberto Cosner e Angelo Longo, pubblicato per i tipi delle edizioni Dbs di Feltre (18 euro).

«Sebbene - si legge nella scheda editoriale - l’area geograficamente e culturalmente sia più legata al vicino Agordino, appartiene storicamente al distretto di Primiero per cui ha svolto nei secoli il ruolo di periferia, confine e passaggio.

Date le difficili condizioni di vita, dovute a caratteristiche morfologiche del territorio, la popolazione si è ridotta ad un terzo rispetto al picco ottocentesco.

L’agricoltura è quasi scomparsa, e le superfici prative un tempo destinate al foraggio e al pascolo sono state in gran parte riconquistate dal bosco.

L’assenza dell’uomo e degli animali ha accelerato questo processo, influenzando negativamente la conservazione del paesaggio. Molti edifici sono ormai in rovina, abbandonati o del tutto scomparsi, mentre altri riescono ancora a resistere.

Questo libro vuole ricordare una comunità quasi del tutto scomparsa attraverso le interviste di chi ci ha vissuto e parla di resilienza, attaccamento profondo al territorio e alle sue tradizioni».













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