INTERVISTA

«Lo sci da sempre sinonimo di libertà, senza differenze tra uomini e donne»

Parla il giornalista, alpinista e scrittore trentino Leonardo Bizzaro, recentemente intervenuto nel capoluogo con Alessandro de Bertolini a margine della mostra fotografica «In vista dello scatto». Collezionista fin dagli anni Settanta, diversi suoi pezzi sono visibili in tre esposizioni milanesi dedicate alla storia culturale dello sci e degli sport invernali, fra le quali «Donne, sci e libertà»

FOTOGALLERY Quando la fotografia incontrò lo sport in Trentino
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FABRIZIO TORCHIO


All’inaugurazione della mostra fotografica «In vista dello scatto», al palazzo delle Albere, Alessandro de Bertolini e Leonardo Bizzaro hanno risalito i pendii della storia fino alle origini dello sport in una presentazione intitolata «Quando il gesto diventa metodo: l’invenzione moderna dello sport».

Centrali il ruolo dell’immagine e i primi manuali di sport invernali del primo Novecento, come i 31 volumi della serie inglese The Badminton Library of Sports and Pastimes, pubblicata dall’ottavo duca di Beaufort a partire dal 1885.

Giornalista, alpinista e scrittore trentino, Leonardo Bizzaro ha portato alcuni volumi della sua collezione: la stessa dalla quale, a Milano, provengono svariati pezzi esposti in tre mostre dedicate alla storia culturale dello sci e degli sport invernali: la prima alla Biblioteca di via Senato, sulle origini degli sport bianchi (dal 1500 fino al 1911) la seconda allo Spazio Alda Merini intitolata «Donne, sci e libertà» (qui alcune immagini); la terza visitabile dal 5 marzo, di nuovo in via Senato, dedicata all'infanzia, con libri, fumetti, disegni originali, giocattoli. Tutt'e tre inserite nel circuito dell'Olimpiade della cultura.

C’è molto Trentino nelle esposizioni, vista la provenienza di molti pezzi, libri e altro, dal territorio locale, dall'Impero Austroungarico al Regno d'Italia e alla Valanga azzurra.

Bizzaro, partiamo dalle origini scandinave degli sport bianchi? Quando arrivò in Italia lo sci? E nel Trentino, o Tirolo italiano?

«Partiamo dalle origini scandinave, ma solo per quanto riguarda le testimonianze cartacee. In realtà lo sci è nato quasi sicuramente nelle grandi pianure siberiane, diverse migliaia di anni fa. Le prime descrizioni, corredate da immagini assai fantasiose, ci arrivano però a partire dal XVI secolo dagli autori impegnati nel “viaggio settentrionale”, un genere che precede i resoconti del “grand tour” e che con questo ha vari punti di contatto.

Chi per primo ha scritto degli sci avendoli provati è stato senz'altro Francesco Negri, parroco a Ravenna e grande viaggiatore, di cui nel 1700 a Padova viene pubblicato, postumo, il “Viaggio settentrionale”, appunto.

Nell'Europa continentale e in Italia gli sci arrivano negli ultimi decenni dell'Ottocento, già come attrezzi per lo sport. La moda è scatenata da un bestseller, il racconto della prima traversata della Groenlandia, di Fridtjof Nansen, nel 1888.

Uscito in Norvegia nel 1890 e poi in una manciata di anni in Svezia, Gran Bretagna, Germania e Francia, è la miccia per la nascita di una nuova disciplina, grazie a un capitolo del libro che descrive agli ignari lettori le potenzialità di quelle assi di legno dalla punta ricurva.

In Italia viene tradotto solo nel 2011, ma gli sportivi dell'epoca erano ricchi e poliglotti e potevano permettersi di leggere un testo ancora oggi affascinante in una delle lingue europee.

È il caso di Adolfo Kind, industriale svizzero trasferito a Torino, che alla vigilia di Natale del 1896 fa arrivare dalla Svizzera le prime tre paia di sci Jakober. Tra i suoi conoscenti – nobili, borghesi abbienti e militari – scoppia subito la passione. E sono soprattutto i militari a comprenderne l'utilità, come si vedrà di lì a pochi anni nella guerra bianca sull’Adamello.

Il Trentino, infine. Le prime tracce risalgono al 1901: le lasciano von Radio-Radiis, Spannager e Waedl sul monte Baldo.

Adolf von Radio-Radiis e Hans Biendl nel 1906 descrivono dettagliatamente in Skitouren in den Ostalpen le cime raggiunte con gli sci sulle Alpi austriache e nel Tirolo italiano. E sono già tantissime, dal Bondone all'Adamello, dal Roen al Peller. Prende così il via la “seconda conquista delle Alpi”».

Come e quando è nata la sua collezione?

«Ho cominciato ad acquistare negli anni Settanta le guide di trenta-quarant'anni prima perché allora esisteva poco o niente per chi praticava lo scialpinismo, soprattutto a nord est. Erano affidabili e costavano poco.

Poi è subentrata la febbre bibliofila e un po' alla volta la collezione è cresciuta a dismisura, con libri di ogni epoca, ma sempre avendo come limite ultimo gli anni della Valanga azzurra.

Indietro, invece, sono partito dal 1565, con la Historia de gentibus septentrionalibus di Olao Magno, nella prima edizione in italiano, e poi gli altri volumi delle origini tra Sei e Settecento, soprattutto britannici. Procedendo, ho accumulato tanti giocattoli d'antan. E ultimamente sto esplorando l'immagine più popolare, dalle tavole originali di fumetti alle copertine dei settimanali, da inizio Novecento.

Come per ogni collezione, però, arriva un traguardo. Forse mancherebbe ancora qualche pezzo, ma è arrivato il momento di lasciarla, nella speranza che qualche istituzione voglia acquistarla: esistono tanti musei privati che espongono sci intesi come attrezzi, nessuno invece dedicato agli sci di carta».

Donne sci e libertà: che cosa racconta la mostra?

«La mostra nasce dalla scoperta di una meravigliosa illustrazione sul periodico satirico inglese The Punch, del 1908: una suffragetta impegnata in un salto con gli sci, mentre sventola un gagliardetto con la scritta “Votes for women”. Non era ironia, lo sci è tra gli sport che fin dall'inizio non ha conosciuto differenze tra uomini e donne e fin dall'inizio è stato sinonimo di libertà.

E dunque, con l'allestimento dell'amico Andrea Tomasetig, abbiamo radunato un certo numero di immagini che rappresentavano questi concetti, con opere di Marcello Dudovich, Gino Boccasile, Walter Molino. Il finale è la prima pagina della Gazzetta dello Sport del 2 febbraio 1977, con la prima vittoria in Coppa del Mondo della grande Claudia Giordani». 

 













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